Elizabeth Lim.
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IL SANGUE DELLE STELLE 4.
Volume 2. Parte 2.
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Titolo originale: UNRAVEL THE DUSK. 2020.
Traduzione di: Laura Miccoli.
2021. Mondadori Libri, MILANO.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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IL SANGUE DELLE STELLE.
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Indice Volume 2. Parte 2.
PARTE SECONDA. LE LACRIME DELLA LUNA dal capitolo 19.
PARTE TERZA. IL SANGUE DELLE STELLE
RINGRAZIAMENTI
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Fine Indice.
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CAPITOLO 19.
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L'uccello volava veloce, sobbalzando di folata in folata. Sospinta dal vento, notai a malapena Nissei sparire alle mie spalle, mentre gli spuntoni rocciosi delle Foreste degli Aghi di Sabbia e il fiume Changi diventavano sempre pi sfocati e il paesaggio cominciava a sembrare un acquerello sbiadito.
Mi concentrai sulla distesa di alberi che intravedevo di fronte a me, la foresta in cui io e Edan avevamo trascorso gli ultimi giorni di viaggio prima di recarci in quel luogo maledetto: le Isole Dimenticate di Lapzur. Quanto sembrava diversa nella morsa dell'inverno... Soltanto pochi mesi prima gli alberi erano carichi di foglie dal colore intenso come quello della giada pi verde. Ora la foresta era di un giallo fiammeggiante, cos luminoso che mi facevano male gli occhi.
Non potevo ancora fermarmi a riposare e, sebbene le gambe bruciassero per la lunga cavalcata e avessi la gola riarsa per la sete, tutto ci a cui riuscivo a pensare era che Edan si trovava da qualche parte l intorno, pi vicino di quanto fosse stato da settimane.
Inoltrandomi ancora nella foresta, seguii l'uccello di stoffa dentro una vallata di alberi con le foglie secche e dorate e i fusti color cenere. A ovest il sole iniziava a calare, succhiando il colore dal mondo circostante.
L'aria si fece pi fredda. Mi stavo avvicinando a Lapzur. L'uccello di stoffa ci stava guidando verso sud, ma qualcosa continuava a spingermi verso est... verso le Isole Dimenticate.
Non qualcosa. Ero io.
Il demone dentro di me prese il posto delle voci dei fantasmi nella mia testa. A differenza delle loro, la sua voce mi si depositava sui pensieri, morbida e suadente.
Perch disturbarti a vedere lo stregone? domandava. Il vostro incontro non far che causarti dolore quando dovrai separarti di nuovo da lui. Meglio che tu vada a Lapzur adesso. Sei cos vicina. Quando sarai diventata la guardiana di Lapzur potrai chiamare il tuo stregone... e potrete di nuovo stare insieme.
Poich la stavo ignorando, tent un altro approccio. Bandur  debole disse con fare ammaliante. Le parole mi scivolavano nella mente, come seta troppo liscia per non toccarla. Hai gli abiti di Amana. Sarai pi forte di lui.
Riflettici, Maia.
Sentendo che il demone stava usando il mio vero nome tirai un respiro tremante e cercai di dimenticare che cosa aveva appena detto. Ma il suo veleno mi sfiorava le orecchie, delicato come un bacio. La possibilit che le sue parole prospettavano mi tormentava, continuando a rigirarmi nei pensieri anche dopo che la voce era rimasta in silenzio per un po', cosa che la rendeva ancora pi pericolosa dei fantasmi o di Bandur. Stava diventando sempre pi difficile distinguere i suoi pensieri dai miei, capire la differenza tra ci che volevo io e ci che voleva lei.
Mentre vagavo con i pensieri, l'uccello di stoffa spar dietro le chiome frondose degli alberi e la cavalla emise un borbottio stanco. Smontai dalla sella per lasciarla riposare, poi fischiai per richiamare l'uccello.
Strano: dov'era andato a finire?
Feci per fischiare di nuovo, quando una freccia mi saett accanto alla manica e la giumenta corse via in preda al panico.
Fui presa dal terrore.
Soldati.
Dai loro elmi spuntavano piume verde scuro, macchie di colore acceso che si stagliavano contro il grigio delle armature, dei cavalli e dei loro volti di pietra.
Gli uomini dello shansen.
Per l'alito dei demoni borbottai.
Percepii i segnali di un altro attacco imminente alle mie spalle, appena in tempo per correre via.
Un'altra raffica di frecce solc il cielo sopra le chiome degli alberi, poi inizi a piovere verso di me. Stavolta le loro punte erano infuocate.
Una ventata di calore mi pass accanto e il suolo umido sfrigol mentre il vapore si alzava vicino ai miei piedi. Mi precipitai nel cuore della foresta, girando intorno agli alberi fitti. Non sarei stata in grado di seminare n i loro cavalli n le loro frecce.
Ma il mio tappeto poteva farlo.
Vola! gridai, recuperandolo dal fondo della bisaccia. Vola!
Il tappeto rimase floscio. Disperata, ne afferrai con rabbia le estremit e lo tirai per una delle nappe. L'amuleto stava diventando sempre pi caldo contro il mio petto.
Vola ordinai di nuovo al tappeto. Stavolta la voce mi usc di gola bassa e gutturale. Una voce che riconoscevo a malapena.
Balzai sul tappeto, che schizz via.
Non avevo ancora preso quota quando una rete mi cadde addosso. Corde fitte e robuste mi si conficcarono nella pelle e il tappeto precipit. Non appena si abbatt al suolo scattai in piedi, nel tentativo di trovare una via d'uscita.
Ma uno stivale mi schiacci di nuovo a terra.
Presa! grid uno degli uomini. Sguain la spada e sentii la parte piatta della lama posarsi pesante sulla schiena. Non muoverti.
Due uomini mi tennero ferma mentre gli altri sollevavano la rete.
Ero distesa sul ventre, con il cuore che batteva all'impazzata e le ginocchia che sfregavano dolorosamente contro il tappeto. In bocca avevo il sapore del fango e del sudiciume che mi si appiccicava alle labbra. Sentii la collera montare dentro di me. Le vene del collo pulsavano e le guance ardevano, accese da un'ondata di calore che mi faceva ribollire il sangue.
Come osano! strill la voce dentro di me.
Ero d'accordo con lei. Sarebbe bastato un movimento del polso o un lampo dagli occhi per farli contorcere a terra. Degli uomini dello shansen non sarebbe rimasto nulla.
Fallo sussurr il mostro. Lascia che si avvicinino di pi. Lascia che mi tocchino. Li brucer tutti quanti.
Mostra loro il tuo potere, Sentur'na.
Scattai sulle ginocchia, cos in fretta che quasi non sentii la lama graffiarmi la pelle. Il sangue mi gocciol gi per il braccio, macchiando gli orli della veste stracciata. La rabbia mi infiamm gli occhi.
Gli uomini trasalirono. D-d-demone!
I soldati si scagliarono contro di me con ancora pi forza e disperazione. Non sono ancora un demone ricordai a me stessa. Ero ancora fatta di carne e di ossa. Mi allontanai di scatto dalle spade, sbalordita dalla mia stessa rapidit.
Un freddo strisciante mi avvolse piano piano, indurendomi la pelle come una spessa armatura. A ogni colpo ricevuto l'armatura si faceva pi solida.
Raccolsi una spada caduta e infilzai l'uomo pi vicino a me, che mi aveva afferrata. Mi voltai, brandendola contro un altro che mi stava assalendo alle spalle. Ma il soldato si irrigid e cadde all'indietro, trafitto da una freccia al collo. Lo stesso accadde agli altri due soldati: frecce conficcate nel petto e nella schiena come se fossero puntaspilli.
Ero cos preoccupata all'idea di guardare chi mi avesse aiutata che non notai i due soldati che mi stavano accerchiando da entrambi i lati. Uno mi chiuse il braccio intorno al collo, cercando di strangolarmi e di farmi perdere conoscenza, e l'altro mi afferr per le braccia, torcendole finch non lasciai cadere la spada.
A un tratto l'amuleto scivol fuori dalle pieghe della veste, caldo contro la mia pelle.
Mi concentrai, tentando di accedere al potere che si agitava dentro di me. Ma gli abiti non volevano rispondermi, non ora che la rabbia di un demone mi sgorgava dalle viscere crescendomi nel petto. I polmoni si contrassero e il respiro si fece irregolare. Conficcai le unghie nel braccio dell'uomo. Sentivo il fuoco ribollirmi nel sangue, pronto a scoppiare non appena glielo avessi permesso.
Glielo permisi.
In un'esplosione di forza che sconvolse anche me, spinsi via gli uomini, facendoli volare una dozzina di passi all'indietro.
Recuperai il tappeto. Era a brandelli, un logoro intrico di nodi che a malapena ricordavo di avere intrecciato. Me lo infilai sotto il braccio e mi misi a correre.
Da questa parte, Sentur'na. Oltre questi alberi.
L'oceano, a est, scintillava come se mi invitasse ad attraversarlo. Ma andare a est significava andare verso Lapzur. Senza tenere conto dei punti cardinali, andai nel senso opposto. Non riuscivo a distinguere il sud dall'est o dall'ovest.
Gli uomini dello shansen mi seguirono. Scivolai gi per un pendio, slittando sulle foglie e nascondendomi dietro uno spuntone di roccia.
Gli uomini passarono pi in alto rispetto al punto in cui mi trovavo.
Aspettai finch il trambusto delle loro armature e delle loro armi svan nel fitto della foresta. Poi sospirai e mi accasciai contro un albero. Finalmente ero in salvo.
A un tratto una foglia mi cadde sulla spalla. Quando la cacciai via con un cenno della mano me ne cadde un'altra sul palmo. La fissai, ammirandone la forma a cuore stranamente familiare.
Una foglia di pioppo sussurrai.
Sentii un impeto di emozione ribollire dentro di me e feci un giro su me stessa per ammirare l'infinita distesa di pioppi che mi circondava, quando...
Qualcuno mi afferr. Un uomo con un mantello fulvo, una faretra quasi vuota sulla schiena e un bastone sottile in legno di noce nella mano sinistra. Era l'uomo che aveva intercettato i soldati dello shansen.
Mi strinse a s, cos forte che riuscivo a sentire il suo respiro sui capelli. Serrai la presa intorno agli anelli delle forbici, sul fianco.
Se ne sono andati sussurr l'uomo. Via libera.
Mi divincolai dalla presa e brandii le forbici. Lui spalanc gli occhi e arretr, sollevando le mani per dimostrarmi che non aveva intenzione di farmi del male.
Urt con i talloni il tronco di un pioppo e i piccoli germogli color crema gli caddero come neve sui capelli neri. A parte gli abiti e il bastone da passeggio che gli era caduto, non sembrava molto diverso dagli altri soldati. Avrebbe potuto essere uno degli uomini di Khanujin, inviato per riportarmi al Palazzo d'Inverno. Eppure...
Maia? Maia, sono io.
Non abbassai le forbici. Avevo la vista ancora annebbiata perch poco prima gli uomini dello shansen avevano cercato di strangolarmi. Le mie mani erano percorse da fremiti, cariche di energia.
Sono io ripet l'uomo, stavolta in tono pi dolce. L'intensit del suo sguardo mi turb, ma non in modo spiacevole. Allung le mani verso le mie, il suo tocco era dolorosamente familiare.
Edan?
Avevo desiderato cos a lungo di poterlo ritrovare e adesso eccolo l. Ma era davvero il mio Edan? Oppure era un'illusione mandata da Bandur a tormentarmi?
Non riuscivo a capirlo.
Mi tremavano le mani. Espirai, e il vapore del mio respiro si lev in una spirale nell'aria gelida, poi alzai lo sguardo su di lui. Aveva un'espressione tesa, le labbra serrate e la fronte corrucciata mentre il mio sguardo vagava sul suo volto.
Non mi riconosci? mormor. Un lampo di dolore gli balen negli occhi azzurro chiaro. Maia.
Maia.
Persino il mio stesso nome mi sembrava estraneo, pi di quanto non mi fosse mai sembrato prima.
Afferrai l'amuleto, che ora giaceva freddo contro il petto e brillava delle lacrime argentee della luna. Stringerlo mi calm.
Frenando i tremori, allungai le dita per sfiorargli il collo. Lentamente, le passai sul contorno del suo viso, accarezzando con il pollice le sopracciglia folte e l'angolo dell'occhio.
Il colore, azzurro come il mare di casa mia, mi convinse. Nessun fantasma avrebbe mai potuto rubarglielo.
Poi, pi velocemente, gli passai le dita sulle labbra, increspate per il desiderio, poi sul naso e su quella piccola gobba nel ponte, dove un tempo si era rotto.
Non mi hai mai detto che cosa ti  successo al naso.
Un sorriso familiare attenu la preoccupazione sul suo viso e i suoi occhi brillarono, esitanti e speranzosi.
Un soldato me lo ruppe quando avevo sette o otto anni rispose. Stava mirando ai denti, ma era cos ubriaco che li manc. Diceva che avevo un sorriso troppo strafottente per la mia et.
Il ghiaccio intorno al mio cuore si sciolse e gli gettai le braccia al collo. Edan. Mi hai trovato.
Una nota di sollievo gli illumin gli occhi e le spalle - che fino a quel momento avevano sostenuto tutta la tensione di questo mondo - si rilassarono. Ti troverei ovunque, xitara.
Xitara.
In a'landano antico significava agnellino. Ma anche qualcos'altro... in una lingua che non avevo mai imparato.
La pi brillante sussurrai. La pi brillante in nelrat, la lingua che Edan aveva imparato da bambino.
Si chin per baciarmi, ma io gli posai una mano contro il petto per farlo aspettare. Volevo prima guardarlo. Il mento era ispido di barba nera e rada, cosa che non avevo mai visto durante i mesi in cui avevamo viaggiato insieme. Lui fece lo stesso con me, pulendomi con i pollici le guance sporche di terra e tracciando con le dita le linee degli zigomi fino alle spalle, fino alla catenina alla quale era appeso il mio amuleto.
A un tratto sul suo viso sembr scoppiare una guerra, come se non sapesse se essere felice di vedermi o in pena per lo stato in cui mi aveva trovata. La felicit ebbe la meglio, cos mi baci.
Gli presi la mano e me la posai sulla guancia. Aveva le dita calde nonostante il gelo.
Non mi dispiace di averti mentito dissi. Altrimenti non te ne saresti andato. L'imperatore ti avrebbe ucciso...
So perch l'hai fatto mi interruppe. Ho avuto tempo per rifletterci e lo capisco. Mi strinse le mani. Per non rifarlo mai pi.
Non lo far.
Bene. Poi mi sfior di nuovo la guancia con le dita, scendendo fino al mento e sollevandolo delicatamente per guardarmi dritto negli occhi. Se la freddezza della mia pelle l'aveva sorpreso, non lo diede a vedere.
Mi baci, con una tale tenerezza che tutto l'amore che provavo per lui torn a inondarmi il petto. Risposi al bacio con foga, quasi con disperazione, socchiudendogli le labbra con le mie e conficcandogli le dita nella schiena, per tenerlo pi vicino.
Fu Edan a staccarsi per primo. Ci sar tempo per queste cose pi tardi disse con una punta di malizia.
Il sorriso sghembo sulle sue labbra svan quando vide che non lo stavo ricambiando.
C'erano ancora cos tante cose non dette che aleggiavano fra noi...
Ti ho cercato per giorni disse. Ho vagato per i Monti Tura, poi un falco mi ha detto che ti aveva visto.
Sollevai il capo di scatto. Riesci ancora a parlare con i falchi?
Dopo essere stato uno di loro per secoli, comprendo ancora qualche stridio.
Non riuscivo a capire se stesse parlando sul serio o scherzando. Oppure entrambe le cose.
Indicai il bastone che aveva lasciato cadere. Una volta Edan mi aveva detto che il legno di noce aveva propriet magiche, cos capii che doveva essere speciale. A che cosa serve quello? Non ti avevo mai visto usarlo prima d'ora.
Serve per incanalare la magia rispose, raccogliendolo. Fa s che gli incantesimi risultino un po' pi facili, di questi tempi.
Un falco di legno, grezzamente intagliato, era appollaiato sulla sommit del bastone. Molto appropriato.
Andiamo disse. Non siamo molto distanti dal tempio. Dovremmo andare prima che altri soldati vengano a cercarti. E a cercare me.
Doveva aver notato che mi ero irrigidita, perch poi aggiunse con leggerezza: Se ci sbrighiamo, potremmo arrivare in tempo per la cena. Per essere un tempio dimenticato da secoli, il cibo  davvero notevole.
Il suo stomaco borbott, il mio no. Risi piano sentendo quel rumore, ma esitai comunque. Perch tutti cercano di rimpinzarmi di cibo? Tu, mastro Longhai, Ammi...
La Maia che conosco non rinuncia mai al buon cibo.
Per quanto tentasse di nasconderlo, nella sua voce si intuiva una nota di preoccupazione.
Sono ancora la Maia che conosci lo rassicurai... sperando che non fosse una bugia. Non lo sapevo pi nemmeno io. Ma non posso venire con te al tempio. Devo essere a Lapzur entro una settimana.
Lapzur si trova dall'altra parte dei Monti Tura spieg pacatamente Edan. Il tempio  di strada. Lascia che il maestro Tsring ti aiuti. Se non potr, verr con te a Lapzur.
All'improvviso i miei occhi balenarono di rosso nel riflesso dei suoi. Vedendoli, mi coprii il volto. Non ero neppure arrabbiata; ero felice per la prima volta dopo settimane. Ma allora perch i miei occhi cambiavano colore?
Io... non posso...
Edan mi prese la mano, scostandomela dal viso. Ora che ti ho ritrovata, Maia, non ti lascer mai pi. Star al tuo fianco finch il fuoco del sole non diventer freddo e la luce della luna non splender pi. Finch il tempo non oscurer le stelle.
Sei diventato pi poetico dall'ultima volta che ti ho visto commentai a bassa voce.
L'espressione di Edan non cambi. So che faresti lo stesso per me.
Nel rivederlo, nel sentire le sue braccia intorno a me e il suo respiro caldo contro il mio, la voglia di resistere vacill. Come potrebbe aiutarmi il maestro Tsring?
Un tempo Bandur era uno stregone. E il maestro Tsring sa pi cose sui voti di chiunque altro al mondo. Forse pu trovare un modo per infrangere il tuo giuramento a Bandur.
Aggrottai la fronte. Perch si trova al tempio del dio mendicante?
Nandun non  la pi amata delle divinit a'landane,  vero, ma  una delle pi importanti. Ebbe compassione per gli umani che gli era stato ordinato di punire, cos rinunci alla sua condizione celestiale e divenne un mendicante come i pi poveri dell'umanit. Don alcune scaglie della sua pelle dorata agli umani, finch anche lui non divenne di carne e ossa come loro, e dunque quasi mortale. Quando vennero la siccit e la carestia, si dissolse nel fiume Jingan; il suo sangue divenne acqua per irrigare la terra dei campi coltivati e le sue ossa pesci per sfamare gli a'landani affamati.
Non avevo mai sentito raccontare in questo modo la storia di Nandun riflettei. Spesso viene descritto come un folle.
Un folle agli occhi degli altri dei, forse. Ma a noi hanno insegnato diversamente: si dice che i discepoli di Nandun siano stati i primi a essere toccati dalla magia. Cre il voto per controllare l'avidit e la fame di potere che alcuni dei suoi allievi maturarono nel corso degli anni... per porre dei vincoli alla magia a causa di coloro che volevano turbare l'equilibrio naturale del mondo e sopraffare gli di.
Fu lui a creare il voto? domandai.
Le origini della magia sono sconosciute ribatt Edan. Scoprirai che la storia cambia a seconda di chi interroghi. Ma il maestro Tsring  un discepolo degli insegnamenti di Nandun, nonch il custode di molti misteri della magia. Fece una pausa. Fu anche l'insegnante di Bandur.
Un barlume di speranza mi fece inarcare un sopracciglio. Il suo insegnante?
Annu, tendendomi una mano perch la stringessi. Coraggio, andiamo a incontrarlo.
Ormai nessuno pu aiutarmi pensai, guardando verso le acque che scintillavano a est. Lapzur era da quella parte, oltre le loro nebbie, ad aspettarmi. Ho gi sottratto pi tempo che potevo a Bandur.
Tuttavia, se questo maestro Tsring era davvero stato l'insegnante di Bandur, forse avevo ancora una possibilit. Forse c'era ancora speranza.
Forse.
Su di noi stava calando il crepuscolo. Amana avvolgeva i fili del giorno e srotolava l'oscurit e la luce della luna nel cielo che stava invecchiando. L'uccello di stoffa era tornato da me: svolazz di albero in albero urtando le foglie fruscianti e poi mi si pos sul palmo della mano. Sospirai, accarezzandogli la testa morbida. Forse il suo ritorno era un segnale che preannunciava l'arrivo di momenti migliori.
Malgrado non fossi convinta, presi la mano di Edan. Va bene, verr gli dissi. Ma solo per un giorno.
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CAPITOLO 20.
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Quando il monaco mi vide, due sopracciglia scure come l'inchiostro schizzarono all'ins, increspandogli la fronte ampia.
Quelli come voi non sono i benvenuti qui esord, facendomi cenno di allontanarmi dalle porte del tempio. Andatevene adesso, prima che arrivi il mio maestro e vi bandisca, condannandovi alle fosse ardenti di...
L'ultima cosa di cui avevo bisogno era che mi venisse ricordato in che cosa mi stavo trasformando. Convocate il vostro maestro dissi, interrompendolo. Sono venuta a parlare con lui.
Il monaco apr la bocca per protestare, ma poi not Edan alle mie spalle.
Tu! grid. Nemmeno a te  permesso tornare qui. Il maestro Tsring ha espressamente...
Come me, Edan non era dell'umore per sopportare i giochetti del guardiano. Scans il giovane monaco e io lo seguii.
Il monaco ci corse dietro, lanciando occhiate ammonitrici in direzione di Edan. Quando sapr che sei tornato, Gen, sarai nei guai.
Edan e io lo ignorammo e proseguimmo lungo il corridoio. Il Tempio di Nandun era antico e la sua struttura era stata scavata nelle viscere del monte con una tale maestria che era impossibile capire dove finiva il tempio e dove iniziava la montagna. Superammo diverse camere, di tanto in tanto occupate da qualche accolito del maestro con gli occhi mezzi chiusi per la concentrazione.
Stanno praticando la magia? domandai a Edan.
Molti s.
Sollevai lo sguardo su un prugno solitario in uno dei cortili scoperti. Come fa a fiorire in questa stagione e a questa altitudine?
Edan mi accompagn sotto i suoi rami. Nandun trov riparo sotto un prugno in fiore spieg.  la magia a tenerlo in vita qui. I discepoli fanno a turno per prendersene cura e fiorisce sempre, anche nel cuore dell'inverno.
I boccioli di prugno sono i primi fiori a sbocciare dopo l'inverno ricordai. Sono un simbolo di speranza e purezza.
Ne colse uno e me lo sistem fra i capelli, come aveva fatto durante i nostri viaggi con il fiore selvatico blu che ora tenevo pressato nel mio album da disegno. E dei nuovi inizi aggiunse Edan a bassa voce.
Trovammo il maestro Tsring che meditava in giardino. Aveva gli occhi chiusi e non fece cenno di averci sentito arrivare.
Imitando i movimenti di Edan, mi sedetti a terra a gambe incrociate e aspettai.
Il maestro Tsring pareva cos vecchio e fragile che sembrava quasi che le vesti lo inghiottissero: i pantaloni gli stavano larghi, gli orli scoloriti dal tempo. Le spalle erano scarne e disegnavano una figura esile. Eppure, quando parl, la sua voce risuon decisa.
Mi hai disubbidito, Gen disse. Spalanc gli occhi e le pupille fiammeggiarono come tizzoni ardenti. Ti avevo proibito di abbandonare il tempio.
Edan appoggi la fronte a terra in un gesto carico di rimorso. Perdonatemi, maestro.  nel vostro pieno diritto espellermi.
Infatti! sbuff il maestro Tsring. L'audacia di voi giovani stregoni...
...  imperdonabile Edan termin la frase per lui. Tuttavia, vi imploro di non punire la mia compagna. Lei...
So bene chi  tagli corto l'anziano, con fare irritato. Anche se in tutte queste settimane non ne hai parlato, so riconoscere il bacio del demone su di lei. Arrechi al tempio un grave danno portandola qui.
Non si  ancora arresa. C' ancora una possibilit per lei. Vi prego, aiutatela.
Il maestro Tsring mi squadr, sostenendo il mio sguardo. Poi borbott: Gli stregoni che infrangono il voto portano sempre problemi.
 per via di questa ragazza se il mio voto  infranto spieg Edan a bassa voce.
Io non la chiamerei ragazza comment il maestro Tsring, indicando i miei occhi rossi.
Raddrizzai le spalle. Mi ero gi nascosta e vergognata abbastanza a palazzo; non avevo pi intenzione di farlo. Sono qui per avere il vostro aiuto, non i vostri rimproveri.
L'anziano sbuff, rigirandosi fra le dita le estremit della lunga barba bianca.  passato molto tempo da quando uno stregone ha infranto il proprio voto e cercato il mio consiglio. Quando Edan  venuto da me, avrei dovuto capire che la sua libert aveva un prezzo. Ciononostante, non mi sarei mai aspettato che quel prezzo avesse la tua forma.
Il suo tono di voce mi provoc. Una ragazza? lo sfidai. O un demone?
Entrambi ribatt il maestro senza indugio. Sbuff di nuovo e si alz, girandomi intorno in modo plateale, battendo il bastone sul pavimento di pietra fra un passo e l'altro. Era difficile immaginare che questa figura avvizzita e rattrappita un tempo fosse stata l'insegnante di Bandur, un grande stregone.
Edan rimase in attesa, mentre io mi agitavo, a disagio.
Interessante borbott, dopo avermi ispezionato da ogni angolo. Gen ha ragione: non ti sei ancora arresa. Sorprendente, a giudicare da quanto  passato dal momento in cui Bandur ti ha marchiata.
Ha ancora una possibilit? domand Edan.
Questo non posso ancora dirlo con certezza. Tsring si gett la barba dietro la spalla, poi mi punzecchi le costole con il bastone. Dicono che la pancia abbia una memoria migliore del cuore, e devo dire che sono d'accordo. Andiamo a mangiare. Il bastone sbatt a terra con un tonfo. Non si pu sciogliere la maledizione di un demone a stomaco vuoto.
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Non riuscivo a scrollarmi di dosso la sensazione che il pranzo fosse una prova.
Nonostante non mangiassi da giorni, non avevo fame. I monaci mi servirono una ciotola fumante di zuppa di carote con latte di soia, tofu e cavolo tritato, un pasto che avrei dovuto consumare avidamente. Ma dovetti sforzarmi di mandare gi ogni cucchiaiata, come se stessi mangiando carta. Perfino il t che mi offrirono, una miscela notoriamente amara chiamata Lacrime di Nandun che diventava pi dolce via via che la si beveva, per me non aveva alcun sapore.
Durante il pranzo il maestro Tsring non parl, e lo stesso fece Edan. Il loro silenzio mi rendeva ansiosa e la mia attenzione cominci a vagare sul tavolo accanto al nostro, al quale gli alunni del maestro erano radunati tutti insieme su due lunghe panche.
Solo una manciata di loro proveniva da A'landi. Indossavano vesti di un blu sbiadito e ciascuno era accompagnato da un animale: una tartaruga, un gatto, persino un giovane orso. Indugiavano con lo sguardo su di me, ma poi lo distoglievano in fretta.
Stavano fissando i miei occhi rossi, lo sapevo. Occhi che innervosivano persino Edan.
Vidi una studentessa fare un incantesimo sulla zuppa e trasformarla in pasta di sesamo nero, un dolce che Finlei aveva sempre adorato. La bevve velocemente, prima che qualcuno la vedesse. Ma il maestro Tsring si schiar la voce e sbatt il pugno sul tavolo un'unica volta. La magia  da usare durante gli studi, non durante i pasti.
Il volto della ragazza arross per l'imbarazzo. S, signore.
Fu tutto ci che il maestro Tsring disse durante il pranzo. Era perso in altri pensieri, intento a masticare un panino al vapore leggermente insaporito dai cipollotti. Io avevo lasciato intonso il mio.
Quando i discepoli sparecchiarono il tavolo e se ne andarono, l'anziano gratt il cucchiaio contro la ciotola vuota in legno di noce. Sono giunto a una decisione in merito alla tua compagna, Gen.
Raddrizzai le spalle per la tensione.
Non c' pi speranza per lei concluse il maestro Tsring in tono solenne. Conducila immediatamente da Bandur, prima che porti la rovina su di noi.
Ma eravate d'accordo sul fatto che non si  ancora arresa.
Non ha importanza. Le dita avvizzite di Tsring indicarono il mio amuleto. Le  gi stato dato un nome.
Un nome? gli feci eco.
Allora abbass la voce. Sentur'na.
Quando lo sentii pronunciare ad alta voce, il sangue mi si gel nelle vene. Quella parola mi perseguitava da settimane. Sentur'na.
Colei che spezza tradusse lentamente Edan.
Il maestro Tsring brontol. O, pi letteralmente, colei che taglia il fato.
Un brivido mi corse lungo la schiena. No. Quello non  il mio nome.
Presto lo sar.  il nome al quale i fantasmi ubbidiranno. Tu stessa non ne conoscerai altri. Uno stregone pu avere un migliaio di nomi, ma un demone ne possiede solo uno.
Per lei sar diverso insist Edan, prendendo le mie difese. Bandur ha ucciso il proprio padrone e, a causa di quell'atto atroce,  stato maledetto e condannato a diventare il guardiano di Lapzur. Maia ha scelto questa via... per amore.
Il maestro Tsring riflett sulle sue parole. In effetti  raro che qualcuno scelga di diventare un demone. Forse  per questo che la trasformazione  cos lenta. Ma l'esito sar lo stesso, a prescindere dal ritardo.
Se torner a Lapzur, Bandur sar libero commentai piano. Che cosa gli accadr allora?
Solo su Lapzur il suo potere  grande rispose Tsring, ma cercher di scendere a patti con gli stolti, seminando dolore e distruzione. Io e i miei discepoli siamo preparati ad affrontarlo.
E come sar per me diventare un demone? domandai con un filo di voce.
Continuerai a cambiare mi spieg. I tuoi occhi sono solo l'inizio. Arriver anche il resto, ma  difficile dire quale forma assumerai.
Quale forma? gli feci eco, poi compresi a che cosa si riferisse. Sentii una fitta di dolore risalirmi la gola. Bandur prendeva la forma di un lupo; Gyiu'rak di una tigre. Presto sarebbe stato il mio turno. Che cosa sarei diventata?
I demoni che prima erano stregoni sono particolarmente potenti prosegu il maestro Tsring, ma tu non hai stretto alcun voto e non hai alcun addestramento nella magia.
Tsring incroci le braccia sul tavolo. I lembi delle maniche erano macchiati di zuppa di carota. La magia in te  selvaggia. Riesco a sentirne l'odore.  come legno che arde, con un fumo cos denso da rendere l'aria irrespirabile.
Poi mi rivolse un'occhiata severa. La magia dei demoni si nutre di distruzione. Una furia insaziabile. Il desiderio di vendetta. Questi sono i segnali del cambiamento.
Con un fremito, ricordai la rabbia verso i soldati dello shansen, verso l'imperatore Khanujin, addirittura verso Ammi... e il modo in cui avevo desiderato fare loro del male. Quanto era stato semplice arrendermi a essa.
Vedendo che non dicevo nulla, il maestro Tsring continu. Il potere di un demone risiede nel suo amuleto, che pu essere distrutto solo dal demone stesso o da una fonte di potente magia, come quella del sangue delle stelle. Essendo la sentinella delle Isole Dimenticate, Bandur lo custodisce con zelo, perch potrebbe portarlo alla morte.
Stavo giocherellando con l'amuleto senza nemmeno accorgermene. Il suo colore si era fatto pi scuro, le creste del guscio di noce erano grigio fumo e la crepa di vetro al centro era cupa invece che cristallina. Il cambiamento mi fece sobbalzare il cuore. Che ne sar del potere dei figli di Amana?
Il maestro Tsring mi squadr con un'espressione imperscrutabile. Una domanda curiosa che pochi farebbero. Gen mi ha detto che sei riuscita a cucire gli abiti di Amana.
S.
Tsring mastic un bastoncino di canna da zucchero, riflettendo. Il demone si fa forte dentro di te, ogni giorno di pi. Dal momento che sei la creatrice degli abiti, essi soccomberanno all'oscurit insieme a te. Tuttavia quegli abiti sono la tua salvezza e allo stesso tempo la tua rovina; sono la fonte del tuo potere nell'amuleto. Se li distruggessi, saresti libera da Bandur. Una pausa forzata. Ma moriresti.
Rimasi in silenzio, soffocando un singhiozzo.
Questa non  un'opzione sbott Edan. Pronunci le parole successive in tutta fretta, come se volesse dimenticare quanto Tsring aveva appena detto. E se distruggessimo le Isole Dimenticate?
Tsring scosse la testa. Anche se fosse possibile, non c' modo di liberarla. La sua promessa  stata siglata da un duplice potere: da un demone e da una dea.
Le sue parole si conficcarono dentro di me. Ho gi distrutto uno degli abiti spiegai a denti stretti. La risata del sole.
L'espressione del monaco si incup. Cos facendo, hai affrettato la tua fine. I tre abiti sono il tuo corpo, la tua mente, il tuo cuore.
A quella rivelazione mi irrigidii. Da quando avevo sacrificato l'abito del sole il mio corpo era diventato insensibile a qualunque cosa, tranne che al calore e al freddo estremi. Da quando mi ero ripresa dalle ferite al Palazzo d'Inverno, non avevo nemmeno pi provato dolore.
Quanto dice Gen  vero prosegu Tsring. Sei gi durata pi a lungo di molti altri. La tua devozione alla famiglia, il tuo amore per Gen e il suo per te... sono la tua forza, la barriera che ti protegge da Bandur. Ma tu sai meglio di chiunque altro che quel muro sta crollando. I ricordi saranno i prossimi a svanire. Senza di essi non siamo altro che involucri vuoti. Il tuo tempo sta scadendo.
Dunque state dicendo che dovrei arrendermi e lasciar vincere Bandur? Allargai le narici, mentre un'ondata di collera montava veloce dentro di me.
Tsring scrut nei miei occhi ardenti. Qualunque cosa vi vedesse non gli piaceva affatto, perch arricci le labbra in una smorfia. Per stanotte resterai, ma domani partirai per Lapzur. Restando pi a lungo diventeresti un pericolo per i miei discepoli e per la pace di questo tempio. E allora sarei costretto a sottometterti.
Che cosa vi fa pensare che potreste vincere contro di me? fui quasi sul punto di gridare, ma mi morsi la lingua per trattenere le parole. Mi rimbombarono nella testa, sentivo un bisogno ardente di mostrare a Tsring che non avevo intenzione di lasciarmi intimorire da lui. Lui, un semplice stregone.
Strinsi forte le mani una contro l'altra mentre il maestro Tsring si alzava e abbandonava il refettorio, lasciando me e Edan da soli.
Abbiamo sprecato il nostro tempo venendo qui commentai.
Edan pos una mano sulle mie. Era rimasto in silenzio per alcuni minuti. Non mi avevi detto di aver sacrificato l'abito del sole.
Deglutii, e parte della rabbia svan. Il Palazzo d'Autunno era sotto attacco. Erano in ballo centinaia di vite.
Avrei dovuto essere l con te.
Lasciai cadere le spalle e ritrassi le mani da quella di Edan.  stato meglio cos. Non avresti potuto fare nulla.
Avrei voluto potermi rimangiare quelle parole subito dopo averle pronunciate. L'avevano ferito. E avevano ferito anche me.
Mi dispiace. Non volevo...
Il maestro Tsring si sbaglia sul tuo conto mi interruppe. Incolpa se stesso per quanto accadde a Bandur, tanto da non riuscire a vedere che sei diversa. Parla di nuovo con lui.
Poi si alz. Io sar in biblioteca.
Rimasta sola, sbattei un pugno sul tavolo. Se non fosse stato per Lady Sarnai, non avrei dovuto confezionare quei maledetti abiti, la causa di tutto ci che era andato storto. E, se non fosse stato per l'imperatore Khanujin, per lo shansen e per la loro stupida guerra, sarei cresciuta insieme ai miei fratelli e non sarei mai dovuta andare a palazzo.
Lady Sarnai, Khanujin, lo shansen. Li odiavo tutti. Odiavo addirittura il maestro Tsring per aver dato a Edan false speranze di potermi salvare.
Ma pi di chiunque altro odiavo Bandur.
Inspirai a fondo.
Ricorda che cos'ha detto il maestro Tsring mormorai, cercando di calmarmi. La vendetta  la via che porta alla caduta.
Ma tu sei destinata a cadere comunque disse la voce demoniaca dentro di me. Potresti anche distruggere coloro che ti hanno ferita, lungo la strada.
Sentii che il sangue iniziava a raffreddarsi. Cercando affannosamente di riprendere il controllo di me stessa mi aggrappai ai bordi dello sgabello, affondando le unghie nel legno duro. Vattene.
Ma come potrei farlo, Sentur'na? Io sono te. IO SONO TE.
Schizzai in piedi, con il cuore che mi martellava nel petto, mentre lo sgabello si rovesciava alle mie spalle. Quando piombai nel corridoio fui accolta dal silenzio. Il demone non mi aveva seguita.
Sollevata, mi appoggiai al muro in attesa che le lacrime smettessero di scorrere.
Edan? chiamai.
Il corridoio era deserto. Non c'era traccia n di Edan n del maestro Tsring.
Mi avviai verso la corte interna, dove con la coda dell'occhio intravidi il mio riflesso su una finestra. Pur sapendo che sarebbe stato meglio non farlo, mi fermai a guardare. Il mio volto si era fatto scarno, le guance erano cos scavate che riuscivo a vedere la linea delle ossa che si incurvavano nel mento.
Ma c'era dell'altro. Le pupille guizzavano come due fiamme e la pelle era cos pallida che lasciava intravedere il blu delle vene.
In un istante mi ritrovai senza fiato. Il corpo si irrigid e vacill. Quella non sono io insistei, battendo con le nocche sul vetro della finestra. Mostrami chi sono. La vera me.
Rimasi in attesa, ma il riflesso non mut. Non si trattava di uno specchio magico della verit, ma di una semplice lastra di vetro.
Anche se fosse uno specchio incantato, ti mostrerebbe la stessa immagine. Questo  ci che sei adesso.
Alzai lo sguardo verso il soffitto, in cerca dell'ombra del demone che aveva appena parlato. Ma era stato il mio demone, quello dentro di me.
E aveva ragione.
Fui travolta da un impeto di collera e i pugni mi tremarono lungo i fianchi. Non riuscivo a controllare la rabbia che ardeva e mi ribolliva nella gola.
Sferrai un pugno contro la finestra. Crepai il vetro, ma non si ruppe. Un migliaio di riflessi di me stessa mi restituirono lo sguardo, ciascuno con gli occhi rossi e le guance scavate.
Restai a bocca aperta e voltai le spalle alla finestra crepata, mettendomi a correre lungo il corridoio. Le nocche mi sanguinavano, la pelle era rosa e scorticata. Eppure non mi facevano male. Per nulla.
Il mio nome  Maia dissi a me stessa, ripetendolo ancora e ancora. Il mio nome  Maia Tamarin.
Mi raccolsi i capelli, nel tentativo di afferrare qualcosa, qualunque cosa, che potesse aiutarmi a restare aggrappata alla ragazza che ero un tempo. Le dita trovarono il bocciolo di prugno che Edan mi aveva infilato tra i capelli e me lo posai sul palmo della mano.
Feci per chiudere le dita intorno ai petali, ma una folata di vento entr nel corridoio, spazzando via il fiore dalla mano. Lo inseguii, ma era gi troppo tardi. Vol via, verso le montagne.
And perduto, per non essere mai pi ritrovato.
...
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CAPITOLO 21.
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Quella notte i fantasmi di Lapzur mi tormentarono. Si appollaiarono sugli alberi deformi fuori dalla finestra di Edan, con i capelli bianchi che fluttuavano levandosi dalle loro teste e si fondevano con la luce della luna, le voci basse e ruvide. Il sole era tramontato da un po' e tutto il tempio era avvolto dall'oscurit. Al mio fianco, Edan dormiva tranquillo.
Torna imploravano i fantasmi. Ancora e ancora, ripetevano la stessa supplica, seguendo i miei movimenti con gli occhi cavi e neri mentre mi dimenavo e mi rigiravo.
Non combatterci, Sentur'na. Perderai. Morirai.
Strinsi forte gli occhi, ricordando l'avvertimento che mi aveva dato il maestro Tsring. Gli abiti erano la mia salvezza e allo stesso tempo la mia rovina: se li avessi distrutti, sarei stata libera da Bandur. Ma sarei morta.
Una folata di vento entr dalla finestra aperta. Scattai in piedi per andare a chiuderla, poi mi accoccolai di nuovo contro Edan, nel letto.
Non riesci a dormire?
Mi voltai su un fianco e sorpresi Edan a fissarmi. Il richiamo dei fantasmi si allontan nella parte pi recondita della mente.
Era ancora lo stesso ragazzo che avevo imparato ad amare durante il nostro viaggio, eppure da quando era stato liberato dal voto era cambiato. Nei pochi momenti che trascorrevamo insieme sorrideva di pi e rideva con facilit. Se non fosse stato per la maledizione che aleggiava su di me, pensai con una fitta di amarezza al cuore, avrebbe potuto sorridere sempre.
Incubi? domand.
Non risposi. Invece mi strinsi a lui, inspirando il calore della sua pelle. Perch qui ti chiamano Gen?
Edan pieg un braccio sotto la testa. Era il mio nome prima che diventassi uno stregone. Non mi chiameranno con nessun altro nome finch non avr recuperato abbastanza magia da esserne degno.
Quindi non hai pi mille nomi?
Per ora disse con gli occhi che gli brillavano. Non preoccuparti, me li riguadagner.
Ridemmo, eppure rimasi colpita da quanto sembrasse vuoto quel suono. Non volevo che i nostri ultimi giorni trascorressero cos, fingendo che tutto fosse com'era prima.
Di fronte al mio silenzio, mi incalz: Sei preoccupata per ci che ha detto il maestro Tsring?.
No. Esitai. Eravamo andati a cercare il maestro dopo cena, ma non l'avevamo trovato da nessuna parte. Stavo solo ascoltando.
Ascoltando? Abbozz un sogghigno. Me?
Russavi lo stuzzicai.
Ah, come si sono invertiti i ruoli. Nella sua voce c'era una nota dolceamara. Ricordo che quando eravamo sulla Strada ero io quello che ti stava ad ascoltare. Russi un po' prima di cadere nel sonno pi profondo. Mi ero abituato a quel suono.
Con il gomito gli diedi un colpetto scherzoso nelle costole. Io non russo.
Certo che no. Tranne quando sei esausta. Mi prese per mano e mi massaggi le nocche ferite, inarcando le sopracciglia con fare interrogativo. Dalla sua voce spar ogni traccia di divertimento. Che cos'?
Ritrassi la mano. Niente.
Maia... dimmelo.
Non volevo guardarlo. Fissai il soffitto, poi le scanalature sulle pareti di granito. Infine risposi: Mi... mi sono arrabbiata con me stessa, dopo pranzo.
Perch? insist.
A volte vedo delle cose... sento delle cose...
Da Lapzur mormor Edan, stringendomi la mano. Quando  stata la prima volta?
Esitai, ascoltando il fruscio delle foglie fuori dal monastero e i ciottoli che rotolavano gi dalle pareti rocciose. I fantasmi erano scomparsi, cos rallentai il respiro, rilassando le spalle. Soltanto un po'; sapevo che non se n'erano andati del tutto. L'ombra di Lapzur aleggiava su di me come un sudario.
Edan allora domand di nuovo: Che cosa hai visto adesso... fuori dalla finestra?.
I fantasmi di Lapzur sussurrai. Non sono felici che io sia venuta qui.
Gli occhi di Edan brillarono. Sono ancora l?
Se ne sono andati. Fu il mio turno per sorridere, nonostante mi costasse fatica. Forse si sono ricordati di quanto tu li spaventassi.
Quanto spesso ti fanno visita? chiese a bassa voce.
Ogni notte. A volte anche durante il giorno. Non volevo farti preoccupare...
 pi facile combatterli quando sono con te avrei voluto dire. Pi facile scivolare nel mio vecchio io e credere di avere pi tempo. Pi facile guardare nello specchio e ricordare chi sono. Ma non ci riuscii.
Per questo non riesci a dormire.
Non ne ho bisogno.
Se le mie parole l'avevano turbato, non lo diede a vedere. Mi avvolse fra le braccia, stringendomi a s. Ora riposa. Che cosa facevano i tuoi fratelli quando da piccola non riuscivi a dormire?
Riflettei a fondo. Sendo mi raccontava delle storie quando c'era il temporale. Avevo pi paura dei tuoni che dei lampi. Keton mi prendeva sempre in giro dicendomi che il tuono era uno spirito maligno affamato dei cuori delle bambine piccole. Gli piaceva spaventarmi.
Spero che venisse punito per questo.
Il suo tono ironico mi fece ridere. Finlei di solito gli assegnava delle faccende in pi.
Ridemmo e gli posai la testa nell'incavo del braccio, rasserenata. Ti mancano mai i tuoi fratelli? gli chiesi.
A volte ammise. Vorrei averli conosciuti bene quanto tu conoscevi i tuoi. Mi piace pensare che ora stiano vivendo le loro vite successive, con la pancia piena e il cuore gonfio. Vite migliori di quelle che vivevamo all'epoca.
Le vite successive?
A Nelronat credevamo che questa vita fosse solo l'inizio. Che le nostre anime sarebbero rinate in una vita successiva e poi in un'altra e che coloro che amiamo siano legati a noi in modo che possiamo ritrovarci a vicenda.
Abbiamo qualcosa di simile ad A'landi. Mi sollevai sui gomiti e frugai nella bisaccia in cerca del rocchetto di filo rosso e sbiadito che Ammi mi aveva dato alla locanda.
Mia madre credeva nel destino. Srotolai il filo, avvolgendoglielo intorno al polso. Mi raccont che esisteva un filo invisibile che mi legava a qualcun altro. Alzai lo sguardo per incrociare il suo. Qualcuno che ero destinata a incontrare e a cui sarei rimasta legata per tutta la vita.
Premetti i palmi sui suoi, studiando le sue mani... mani che un tempo si erano macchiate del sangue delle stelle. Non erano le mani di un nobile. Indurite dai calli lungo i lati come le mie, ma con dita lunghe e aggraziate.
Lentamente, gli legai il filo intorno al polso, annodandolo bene.
Hai detto che ora sono io il tuo voto sussurrai, quindi ti lego a me. Qualunque cosa accada, torna il nono giorno del nono mese. Ogni anno, io ti aspetter... accanto al mare dove sono cresciuta, nella mia casa di Porto Kamalan.
Edan mi avvicin a s, avvolgendomi cos forte nel suo abbraccio che il suo cuore mi batteva contro l'orecchio. Mi baci, e il calore del suo respiro mi fece sciogliere. Non lascer che lui ti prenda.
Non dipende da te. Dipende da me. Sollevai il polso perch Edan potesse legarci intorno un filo.
Mentre lo annodava disse, a voce cos bassa che faticai a sentirlo: Stavo pensando a quanto ha detto il maestro Tsring. Sulla possibilit di distruggere Lapzur.
Ci stavo pensando anch'io ammisi. Bandur non esisterebbe pi... ma il mio giuramento verso di lui resterebbe.
S, ma non saresti legata alle isole.
Riuscivo a vedere che un piano stava prendendo forma nella sua mente, una speranza sbocciata dalla disperazione. Avrei osato anch'io sperare?
Distruggere Lapzur non pu essere facile ragionai. Se lo fosse, qualcun altro l'avrebbe gi fatto molto tempo fa.
Bandur  un guardiano formidabile concord Edan e il suo esercito di fantasmi  forte. Ma sono disposto a correre il rischio.
Lo guardai, poi osservai i due fili rossi uguali ai nostri polsi. Stavo per protestare, ma le parole mi morirono sulle labbra.
Edan ricominci a parlare: Il maestro Tsring dice che non recuperer mai tutta la magia che avevo mentre ero sotto il vincolo del voto, ma parte di essa torner da me. Sollev una mano e i fili intorno ai polsi si scaldarono, tirandoci dalle estremit. La magia che avevo da bambino.
Aveva la fronte madida di sudore, una sottile linea acquosa gli colava lungo le tempie. Temo che non baster per salvarti da Bandur. N per salvare A'landi dall'avidit dello shansen e dall'orgoglio di Khanujin.
Hai fatto abbastanza per proteggere A'landi per un centinaio di vite dissi. Quella contro Bandur non  la tua battaglia.  la mia.
Gli sollevai la guancia in modo da guardarlo negli occhi. Una volta mi hai detto che gli abiti di Amana non erano fatti per questo mondo. Il loro potere ora  in me. Se questo non  abbastanza per sconfiggere Bandur e salvare A'landi, allora non so cosa lo sia.
Sembra che tu non abbia affatto bisogno di me mi stuzzic con dolcezza.
Ti sbagli sussurrai. Avevo bisogno di lui pi che mai. Non erano gli abiti ad avermi costretta ad aggrapparmi a ci che ero, ma Edan... e la mia famiglia. Senza di te, sarei perduta.
Gli posai di nuovo la testa sul braccio. Canta per me dissi piano. Voglio sentire quel motivetto che suonavi sempre con il flauto quando eravamo in viaggio.
Questo? Edan cominci a canticchiare e nella sua gola inizi a riverberare la semplice canzone che avevo imparato ad amare cos tanto.
Come si chiama?
Non ha un nome rispose. Mia madre me la cantava quando ero bambino. Io la cantavo per ricordarmi di casa mia quando ero al monastero, poi per calmare i cavalli quando mi hanno portato in guerra. Mi accompagna da molto, molto tempo.
Canticchiammo insieme la melodia, la sua energia ritmata era cos malinconica e delicata che tornai con la mente a Porto Kamalan, ai miei fratelli e a Mama. Quando il motivetto giunse al termine, la nostalgia di casa mi si annod in gola e quasi non fui in grado di intonare l'ultima nota. Quel dolore rimase con me a lungo, anche quando il ritmo del respiro si fece finalmente regolare, imitando quello di Edan.
Eppure non riuscivo ancora a prendere sonno.
Aspettai un'altra ora prima di trovare il coraggio di muovermi. Edan si era addormentato di nuovo, cos, attenta a non disturbarlo, mi alzai e mi sedetti al suo scrittoio per scrivere una lettera a casa.
Cari Baba e Keton,
mi dispiace di essermene andata cos all'improvviso.
L'imperatore mi ha richiamata a corte...
Prego che siate al sicuro e lontani dal campo di battaglia e che non abbiate bisogno del conforto di questa lettera. Non so quando sar in grado di scrivervi ancora, ma lo faccio ora per dirvi che sto bene e che qualcuno si prende cura di me. Vi prego di non preoccuparvi per me.
Keton, per favore, sta' attento. E anche tu, Baba.
Se non dovessi pi rivedervi, sappiate che il mio cuore  con voi.
Lasciai cadere il pennello e mi portai una mano alla testa. Come potevo dire loro che ero in possesso di un potere indicibile e che sia l'imperatore Khanujin sia lo shansen stavano setacciando il Paese per cercarmi? Come potevo scrivere che le loro vite erano in pericolo - a causa mia - e che non potevo nemmeno proteggerli... perch l'ultima persona di cui mi fidavo ero proprio io?
Perch mi stavo trasformando in un demone.
Quanto avevo scritto sarebbe dovuto bastare. Non c'era nulla che potessi aggiungere senza causare dolore a Baba e a Keton.
Raccolsi il pennello e presi una pagina vuota. Mi tremavano le dita, come se non riuscissi a ricordare come intingere il pennello nell'inchiostro, come se le mani non sapessero come dare forma ai caratteri sulla carta. Strinsi forse l'impugnatura, facendo gocciolare l'inchiostro lungo il lato della mano.
Stavolta, scrissi a Edan.
Tanto tempo fa, a una sciocca ragazzina fu chiesto di intessere il sole, ricamare la luna e dipingere le stelle, tre imprese impossibili che lei non credeva di poter compiere. Ma quella sciocca ragazzina fu fortunata, soprattutto perch le tre prove impossibili liberarono il ragazzo che amava.
Sono fortunata, Edan. So che, perch sorga ogni alba, il crepuscolo deve prima dipanare la propria oscurit. So di dover pagare un prezzo per quanto ho fatto, eppure non cambierei nessuna delle mie scelte.
Tuttavia, non ti mentir. Le ombre mi si aggrappano addosso e l'oscurit si ripiega su di me. In certi giorni non ricordo neppure come avvicinare l'ago alla stoffa. Preferirei lasciarti adesso che ancora mi ricordo del tuo viso, della tua voce, del tuo nome.
Deglutii, allentando la presa intorno al pennello.
E se mai dovessi sentirti solo, quando me ne sar andata, va' da mio padre e da mio fratello. Loro sapranno chi sei e ti vorranno bene. Cercali e proteggili, cos come proteggeresti me.
Ti supplico, Edan, lascia che io sia forte. Lasciami andare.
Soffiai una volta sulla lettera per asciugare l'inchiostro, poi la feci scivolare in una delle tasche del suo mantello, infilandola dentro il flauto in modo che non la trovasse subito. Se fossimo riusciti a sconfiggere Bandur e a liberarmi dalla sua tremenda maledizione, me la sarei ripresa e l'avrei bruciata. In caso contrario l'avrei abbandonato. E, quando lo avessi fatto, almeno avrebbe avuto un pezzo di me... della vera me, qualunque cosa fosse accaduta.
Restava solo una prova da compiere.
Mentre recuperavo i miei strumenti da sarta, sfiorai l'amuleto per evocare l'abito del sangue delle stelle. Era il pi mutevole dei tre e anche quello a cui ero pi legata. Avevo rimandato troppo a lungo le riparazioni, non volevo ricordare a me stessa quanto avessi sacrificato per realizzarlo.
Dall'amuleto serpeggiarono dei rivoli di seta e l'abito dipinto di stelle si materializz tra le mie braccia. Nonostante il corpetto fosse lacerato e la sottana strappata, guardarlo mi riempiva ancora di meraviglia. Quando me lo posai in grembo la stoffa prese vita al contatto con le mie mani, liberando un tesoro di colori... ma soprattutto un viola intenso e scintillante, come le stelle che brillano nell'universo. E un potere abbastanza forte, sperai, per uccidere un demone.
Mi misi al lavoro.
...
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CAPITOLO 22.
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Un raggio di sole mi accarezz il volto, facendomi aprire gli occhi.
Sbattei le palpebre, non ricordando di essermi addormentata. Eppure ero tornata a letto, con addosso una coperta di mussola sottile, e Edan se n'era andato.
Sul cuscino trovai un fiore di prugno fresco e un biglietto scritto nella grafia minuta ed elegante di Edan.
Vado a cercare il maestro Tsring. Per colazione ci sono panini fritti e tortini alle arachidi. Apprezzerai molto i tortini. Te ne tengo da parte un po' prima che spariscano.
Sorrisi, infilandomi il biglietto in tasca. Sapevo che Edan si sarebbe ricordato che ero ghiotta di dolci. Inspirai, assaporando l'aroma delle arachidi fresche sulla griglia. La vecchia me si sarebbe precipitata al piano di sotto per divorare i tortini, ma ora non mi tentavano affatto.
Mi vestii e andai subito a cercare Edan, ma il maestro Tsring in persona mi intercett nella tromba delle scale.
Vieni disse prima che potessi balbettare un buongiorno.
Mi fece cenno di seguirlo, gi per le tortuose scale di legno che sbucavano in un corridoio cavernoso costruito all'interno della montagna. Il corridoio si fece sempre pi stretto e sbucammo in una nicchia esterna dietro una cascata. Nonostante la forza dell'acqua, l'aria l era calma. Alcune statue di Nandun macchiate dall'acqua, intagliate nella pietra e nella giada, si ergevano a strapiombo sulla roccia.
Lo chiamiamo il Santuario della Pace Cadente mi disse il maestro Tsring, sedendosi sul terreno bagnato. Seguii il suo esempio. L'acqua cadeva alle mie spalle e una pioggerella di schizzi gelidi mi accarezzava il collo. Dico ai miei studenti di venire qui quando le responsabilit della magia li turbano.
Mi concesse un momento per assimilare le sue parole. Sono pochi gli stregoni che camminano su questa terra, Maia. Il dono della magia  raro, ancor pi dell'abilit di esercitarla. Gen era uno dei pi potenti fra noi, eppure persino lui non  riuscito a comprendere che servire per un migliaio di anni uomini e donne delle grandi dinastie  pi un fardello che un dono.
Ora lo sa ribattei in tono pacato. Lo sa da molto tempo.
Ha imparato a convivere con il rimpianto concord Tsring. Tuttavia, se non ti avesse incontrata,  probabile che avrebbe portato a termine il suo voto.
Io...
Meglio che l'abbia infranto adesso che dopo disse il maestro, sovrastando la mia voce. I miei discepoli qui non prenderanno mai il voto. Non assaporeranno mai il potere che Gen possedeva, n mai sopporteranno la sofferenza che si  abbattuta su di te.
Che cosa state cercando di dirmi?
Tempi difficili attendono A'landi prosegu il maestro Tsring con cautela. Ci sono ancora molte cose buone che Gen pu fare, anche se non sar mai pi potente come prima. Ti chiedo di andare a Lapzur da sola, in modo che lui possa restare e completare il suo addestramento.
V-voi volete che lo lasci? farfugliai.
Sarebbe la cosa migliore. Pensavo di poterti aiutare, Maia. Sul serio. Il vecchio fece una pausa, rivolgendo l'attenzione su un rivolo d'acqua che faceva rotolare dei sassi. Ma adesso capisco che avresti dovuto lasciare che Gen diventasse il guardiano. Armata dell'eredit della dea, sarai un demone molto pi pericoloso di quanto non sarebbe stato lui.
Le sue parole mi provocarono una stretta al petto e fui pervasa da un impeto di stizza, cos mi morsi il labbro nel tentativo di reprimere la collera crescente. Non volevo cedere alla rabbia. Non volevo.
Il maestro chin il capo, consapevole della mia lotta interiore, e assunse un tono pi gentile. I miei discepoli si lamentano del fatto che sono severo. Non mitigo mai le parole perch ho visto che cosa pu accadere quando si nasconde la verit. Forse, se fossi stato pi severo con Bandur, non avrebbe infranto il voto. Forse non sarebbe nemmeno stato scelto.
Le labbra del maestro Tsring si assottigliarono e agli angoli si formarono delle rughe. Se non riuscirai a sconfiggere Bandur a Lapzur, sar pronto ad affrontarlo, quando sar liberato.
Vi sbagliate sul mio conto gli dissi, alzandomi in piedi. Non mi trasformer.
Non ha alcuna importanza.
Mi voltai di scatto verso di lui. Le sue parole erano decise, i suoi occhi trasparenti. Non era ci che ci aveva detto il giorno prima a pranzo.
Avevo il dono della preveggenza spieg. Il suo potere  svanito da quando ho portato a termine il mio voto, ma di tanto in tanto la vista torna da me. A prescindere da quante volte io guardi nelle fiamme, a prescindere da quante volte lanci i sassi o legga le foglie, il risultato  lo stesso. Per te, Maia Tamarin? Non vedo altro che cenere. Si alz in piedi al mio fianco. E lo sai anche tu.
La foschia che si levava dalla cascata mi annebbiava la vista, cos sbattei le palpebre per cercare di asciugarmi gli occhi. Per questo volevate parlare con me stamattina? Soltanto per dirmi che morir anche se sconfigger Bandur?
Che tu lo sconfigga o meno a Lapzur, resti comunque il tuo pi grande nemico. Non puoi sopravvivere alla battaglia contro te stessa.
Tsring espir, sollevando le braccia. Ma non  tutto triste come sembra. Nei cieli c' uno strappo, creato dalla magia. Il Tessitore, il tuo antenato, fu il primo a rammendarlo, ma fu incauto e lasci una traccia della propria magia tra i suoi discendenti mortali. Lanci un'occhiata alle forbici che tenevo appese alla cintura. Grazie alla follia di stregoni e demoni, lo strappo nei cieli  tornato. Sta a te rammendarlo ancora una volta.
Maia, adesso in te si scontrano due poteri. Sono certo che tu l'abbia percepito. Gli abiti ti intimano di curare i cieli, ma il tuo demone interiore ti spinge a lacerarli. Qualunque voce tu scelga di ascoltare, determiner l'eredit che ti lascerai alle spalle.
Deglutii con fatica. Che ne sar di Edan? Avete visto il suo destino?
Il destino di Gen  pi fluido. Che lui viva o muoia, dipende in massima parte dalle scelte che farai.
Per questo pensate che dovrebbe restare qui sussurrai.
Qualunque sar la sua scelta, la rispetter ribatt il maestro Tsring. Poi esit. Gli avevo chiesto di restare, prima che venisse a cercarti. Gli avevo detto che era destinato alla magia. Sai che cosa ha risposto?
La risposta mi parve familiare, come se provenisse da un sogno.
Ero destinato alla magia, un tempo, ma per via di Maia non sono pi lo stregone di prima. Sono destinato a lei, adesso. A lei sopra ogni altra cosa.
Un accenno di sorriso incurv le labbra del vecchio. Ecco, questo  quanto desideravo dirti. Ora va'. Scegli bene.
Feci per dare le spalle al maestro Tsring, poi mi fermai. Grazie dissi a bassa voce, prima di tornare di corsa al tempio.
Corsi lungo il corridoio, ignorando gli sguardi dei discepoli quando piombai nella sala da pranzo, con gli occhi di un rosso fiammeggiante. Non mi importava delle loro occhiate, n delle buone maniere che si addicevano al tempio. Corsi fra le braccia di Edan, facendogli quasi perdere l'equilibrio mentre lo stringevo a me e gli nascondevo il viso fra le vesti.
Maia sospir.
Alzai lo sguardo verso di lui, osservando le linee profonde che gli solcavano la fronte aggrottata, la preoccupazione che gli balenava negli occhi. Sapevo che non c'era nemmeno bisogno di porgli la domanda che avevo sulla punta della lingua. Sono rimasti un po' di tortini alle arachidi? domandai invece.
Le linee sulla sua fronte si distesero e Edan ridacchi. Ne ho messo via qualcuno per te. Poi una pausa... Mi conosceva troppo bene. Che  successo?
Mi sono imbattuta nel maestro Tsring confessai come un torrente in piena. Lui pensa che sarebbe pericoloso se tu venissi con me. Ha visto...
Che potrei morire? termin la frase al posto mio.
Mi morsi il labbro e fissai il pavimento. Per un momento tornai a essere la vecchia me.
Lui mi sollev il mento, guardandomi con un guizzo di malizia negli occhi. Non ti restituir pi il tappeto, se mi lasci qui.
Tanto non vola pi...
Ora s. Stamattina ho chiesto ad alcuni discepoli di aggiustarlo. Intrecci le dita alle mie. Io verr con te, Maia. Non ti libererai di me cos facilmente.
Era difficile non sciogliersi a quelle parole, persino per me che ero quasi un demone. Ci stanno guardando tutti.
Non mi importa. Sorrise e mi baci sulla guancia. Vieni, mangia prima che la colazione finisca.
Guardai a malapena la tavola generosamente imbandita. L'incontro con il maestro Tsring aveva spazzato via ogni traccia di appetito. Andiamocene adesso. Non voglio restare qui un minuto di pi.
. . . .
Avremmo dovuto impiegare una settimana per raggiungere il lago Paduan, ma ci arrivammo prima del calar del sole del terzo giorno. Era come se Bandur e le isole stesse sapessero che stavo arrivando e avessero mandato i venti a riprendermi.
Le dita gelide del lago mi avvinghiarono le gambe quando scivolai gi dal tappeto e misi piede sulla riva. Ogni respiro aveva un sapore amaro e mi trafiggeva la gola. A ogni passo sprofondavo sempre di pi nella sabbia, sempre pi pesante, sapendo che Lapzur aveva atteso il mio ritorno. Ora che ero tornata non mi avrebbe pi lasciata andare via.
Passai le dita sulla crepa dell'amuleto, evocando sottovoce l'abito del sangue delle stelle.
Un liquido scuro come l'inchiostro sgorg dal guscio color dell'ebano. La seta danz in nastri di fumo e nebbia, scorrendomi fra le dita e posandomisi sulle spalle. Le maniche mi scivolarono sulle braccia, leggere come il bacio del vento, e la sottana mi cinse la vita per poi drappeggiarsi tutto intorno, gonfiandosi a campana, con l'orlo che ondeggiava come la luce di una candela.
Qui, dove il sangue delle stelle cadeva una volta all'anno, il mio abito si sentiva a casa.
Dovresti riprendertelo dissi, porgendo a Edan il pugnale.
Avevo avvolto una sciarpa intorno all'arma. Anche se non avevo pronunciato la parola Jinn per innescarne la magia, riuscivo a percepire uno sgradevole calore che si diffondeva dalle fibre della stoffa.
Senza dire nulla, Edan me lo prese di mano. Avevamo ripassato il piano un'ultima volta prima di atterrare sulle isole, ma non ero del tutto preparata al tremendo potere di quel luogo. Stava gi minacciando di sopraffarmi.
Se dovesse capitarmi il peggio dissi, ti prego, prenditi cura di mio padre e di mio fratello.
Edan si irrigid, ma si sforz di mantenere un tono calmo. Tu non...
E prenditi cura di te stesso lo interruppi. Afferrai i risvolti dell'abito e la stoffa scura brill al mio tocco. Sono pronta.
A differenza dell'ultima volta, i fantasmi non mi tentarono. Non si nascosero tra le ombre, n si presero la briga di assumere le sembianze di mia madre o dei miei fratelli. Non udii la voce di Mama, Finlei o Sendo.
Al contrario, mi accolsero come una di loro. Il che era di gran lunga peggio.
Sentur'na, sei tornata da noi. Finalmente.
Mentre camminavo verso la Torre del Ladro la citt si ricostru intorno a me: i mattoni crollati tornarono ad assemblarsi in fieri edifici dai tetti a due spioventi, gli alberi morti gettavano foglie verdi come se fosse primavera e il cielo arrossiva dei colori del tramonto. La luna, piena come lo era stata quando avevo raccolto le sue lacrime, era appesa al centro di una rete di stelle. Le stelle il cui sangue adornava la mia veste.
Lanciai un'occhiata a Edan, domandandomi se vedesse la citt come la vedevo io. Qualcosa nella sua espressione cupa mi disse che non era cos.
Non  reale ricordai a me stessa. Ma quanto sembra che lo sia. Come se appartenessi a questo luogo.
Per la prima volta dopo settimane, mi sentivo viva. Era passato cos tanto tempo da quando avevo sentito il sangue scorrermi dalle guance alla punta delle dita, agitandomi il cuore nel petto. Non sentivo pi la presenza del demone dentro di me, che incombeva sui miei pensieri e serrava la presa.
Era cos che le isole mi avrebbero sedotta. Non servendosi della mia famiglia, ma del potere. Della vita.
I fantasmi si inchinarono a me, tendendo le lunghe braccia ritorte. Altri reclamavano Edan, allungando spavaldamente le mani verso di lui nonostante il pugnale che portava con s. Il meteorite splendeva pi di quanto l'avessi mai visto fare, di un argento lucente quasi tendente al blu.
Lasciatelo stare mi infuriai, sibilando ai fantasmi che gli si avvicinavano troppo. Indietreggiarono, graffiando con le unghie il sentiero di pietra mentre strisciavano via per ubbidirmi.
Bandur ci stava aspettando alla Torre del Ladro, ridotto a un orrendo ibrido tra un lupo e un uomo e accompagnato da un branco di lupi spettrali. Quando mi vide sfoder le zanne compiaciuto.
Sei arrivata, finalmente mi accolse dalla cima delle scale. Rivolse uno sguardo fugace in direzione di Edan. E insieme a colui che ha infranto il voto.
Alzai lo sguardo e vidi che i lupi di Bandur avevano accerchiato Edan, separandoci. In preda alla collera, mi voltai per affrontare il demone.
Un incentivo, se non ti dispiace. Bandur indic Edan. Per assicurarmi che tu completi la cerimonia. Ti avevo avvertito sul fatto che non era invitato, Sentur'na.
Quanto odiavo il modo in cui Bandur pronunciava quel nome. Il mio nome.
Li senti i tuoi nuovi amici? Ti reclamano.
Li sentivo. Migliaia di voci, ognuna delle quali mi trafiggeva come una gelida puntura di spillo da ogni direzione. La nostra nuova guardiana  arrivata.
L'amuleto mi pesava sul petto e sembrava che tutto il corpo fosse diventato di pietra. L'abito divenne scuro, la stoffa si tinse d'inchiostro come l'eterna notte sopra di noi. Sollevai la gonna e costrinsi le gambe che si erano fatte di piombo a salire il primo gradino, poi un altro e un altro ancora, fino alla cima della Torre del Ladro.
La paura mi attanagliava il cuore.
Era davvero il mio destino diventare la prossima guardiana di Lapzur? E se non fossi riuscita a combattere Bandur?
Raggiunsi la sommit della torre, dove il demone mi attendeva. Dalla crepa frastagliata del suo amuleto serpeggiavano spirali di fumo che formavano una nuvola cupa intorno a me.
Senza troppi indugi, Bandur mi strapp l'amuleto dal collo, richiudendo gli artigli sopra di esso. Il fumo che si levava dalle sue dita perme l'amuleto e, nonostante avessi la bocca serrata, un'ondata di gelo mi trafisse il petto e i polmoni, facendomi ansimare rumorosamente.
Quando apr il pugno, il ciondolo era diventato nero e opaco... come il suo. Come quello di un demone.
L'amuleto di Bandur - dalla superficie rotonda di ossidiana, spenta e graffiata - d'un tratto avvamp di vita. Il lupo inciso sulla superficie divenne pi nitido, le sue zanne brillarono e gli occhi color rubino sfavillarono.
Il cambio della guardia  cominciato disse, appendendosi il mio amuleto al collo.
Non lottai mentre il respiro mi veniva risucchiato dal corpo. Al contrario, lo guardai negli occhi, con calma. Pregai che non notasse che le mie mani tremanti si stavano allungando dietro la sottana per sganciare le forbici.
Con un gesto fulmineo, le afferrai e lo pugnalai al collo. Bandur ulul e conficcai le lame pi a fondo, fino a far sgorgare il sangue nero come velluto. Poi estrassi le forbici e tagliai le catene degli amuleti, prendendoli al volo mentre gli cadevano dal collo.
All'improvviso il fumo si ferm. L'aria mi inond i polmoni non appena l'amuleto mi si riagganci intorno alla gola e riacquistai le forze. Il fumo si radun ai miei piedi, avviluppandosi intorno alle caviglie in volute simili a serpenti. Quando infilai l'amuleto di Bandur tra le pieghe della gonna le fiamme mi solleticarono le punte dei piedi.
Una freccia mi sibil accanto e si conficc nella spalla di Bandur. Il demone se la strapp via e ringhi contro Edan, che era riuscito a liberarsi dei lupi.
Va'! grid Edan, maneggiando il pugnale mentre si precipitava su per le scale verso Bandur. Va', adesso!
Stavo gi correndo. Avevamo pianificato tutto meticolosamente. Lui avrebbe tenuto impegnato Bandur mentre io sarei corsa in cima alla torre.
Uno sciame di fantasmi mi insegu. Le loro mani che sembravano fatte d'aria si avvinghiavano allo strascico del vestito, alcune abbastanza vicine da sfiorarmi la pelle. Ma ormai ero gi stata marchiata da un demone, i fantasmi non potevano farmi alcun male.
Corsi, pestando i piedi sui gradini di pietra che salivano a spirale su per la torre.
Maia, fermati! mi grid mia madre, bloccandomi la strada.
A un tratto apparve il negozio di Baba a Gangsun, proprio come lo ricordavo. Lo sgabello che Mama aveva comprato per me accanto alla finestra, con il mio cesto di strumenti posato sul pavimento. L'altare con le statue di Amana e la vernice non ancora del tutto asciutta.
Riuscivo a sentire Finlei e Keton che facevano a botte all'esterno, mentre Sendo cercava di fare da paciere.
Sono come fuoco e vento, quei due comment Mama, scuotendo la testa. Tu e Sendo siete terra e acqua. Come il fiume contro la roccia.
Non volevo permettere che il potere delle isole mi sconvolgesse. Sapevo che non era reale. Eppure i ricordi della mia famiglia mi riaffioravano nella mente con una tale intensit... Era passato molto tempo da quando avevo udito la voce di Mama, cos tanto da quando l'avevo vista. Come l'ultima volta, fui quasi sul punto di soccombere.
Resta con noi, Maia. Non  questo che hai sempre voluto? Essere di nuovo con la tua famiglia.
I capelli grigi le screziavano le tempie. Sembrava cos reale che il vento che mi arruffava la sottana agitava anche la sua. La osservai, ammirando il colorito lucido sulle guance, le lentiggini che le punteggiavano la pelle, le minuscole rughe intorno agli angoli della bocca. Era proprio come la ricordavo, eppure... qualcosa nei suoi occhi era troppo delicato e acquoso per essere umano.
Resta con noi ripet Mama. Mi si avvicin. Tu sei quella forte, Maia. Quella che terr insieme le cuciture della nostra famiglia. Tu puoi farlo, qui.
Sentendo il suono della voce della mia defunta madre sulle labbra di quell'impostore fui presa da un impeto di rabbia.
Certo che terr insieme le cuciture della mia famiglia dissi a denti stretti. Ma tu non sei mia madre. Lasciami passare.
Le labbra del fantasma si serrarono, il volto di mia madre si dissolse e i suoi capelli neri si schiarirono fino a diventare bianchi e selvaggi, cadendole sugli occhi neri e famelici.
Mi avvolse una mano scheletrica intorno al polso.
Il tocco di un fantasma condannava un umano a diventare a sua volta un fantasma. Io, per, non ero pi umana. Sollevai di scatto la mano, divincolandomi dalla presa. La gonna sfolgor impetuosamente, sprigionando raggi di luce.
Il fantasma inizi a contorcersi, lanciando strilli che squarciavano l'aria mentre le sue ossa sfrigolavano dissolvendosi in fumo.
Mi precipitai su per i gradini salendone due per volta, con l'abito che illuminava l'oscurit che avvolgeva le scale fino alla cima, dove si trovava il pozzo che raccoglieva il sangue delle stelle.
Ed eccolo l. Aveva un'aria cos desolata... come una ciotola di pietra che spuntava dalla terra. Non era cos silenzioso l'ultima volta che ero stata l. Del resto, oggi non era il nono giorno del nono mese. Non c'erano stelle che sanguinavano dal cielo, n polvere argentata che cadeva dentro il pozzo.
Mi aggrappai al bordo e la sua superficie rocciosa mi graffi i gomiti. Al suo interno si agitava un insondabile abisso di oscurit.
Quello: era quello il cuore di Lapzur. Non la Torre del Ladro, n Bandur.
E neppure io.
Presi l'amuleto di Bandur. L'ossidiana proiett un'onda d'urto che mi rimbomb in tutto il corpo, una scarica di gelo bollente. Come se sapesse che avevo intenzione di distruggerlo.
Mi sporsi sul pozzo.
Ferma gracchi Bandur, comparendo dall'altro lato. La vita dello stregone in cambio del mio amuleto.
La vista demoniaca vol fino a Edan. Era ancora al piano di sotto, circondato da fantasmi con le dita pronte ad afferrargli la gola. Il pugnale balenava nell'aria, proiettando scie di un blu argentato mentre lo agitava furiosamente intorno a s per tenerli alla larga. Un solo tocco e sarebbe diventato una creatura come loro.
Vanno a caccia di debolezza mi ricord Bandur. E la sua debolezza sei tu, Maia. Nessun mortale  in grado di resistere a lungo. E lui ora  mortale.
Sbattei le palpebre.
Restituiscimi l'amuleto, altrimenti Edan morir.
No sussurrai con gli occhi che mi bruciavano e il sangue che ribolliva di collera. Con la vista di demone viaggiai fino ai piedi della torre, fino al punto in cui si trovavano Edan e i fantasmi.
Ora sono io la guardiana di Lapzur! gridai ai fantasmi. Lasciatelo andare!
Rimasero immobili, confusi. Sentur'na...
Io sono Sentur'na. Questa volta la mia voce tuon come quella di Bandur. Gli occhi mi brillarono come due stelle intrise di sangue. Lasciatelo andare.
Sentur'na. Si inchinarono, ubbidendomi e allontanandosi da Edan.
Uccidetelo! url Bandur. Lei non  ancora la guardiana!
Al comando del demone tornarono a radunarsi, ma Edan era riuscito a correre via e ora stava gi raggiungendo la sommit della torre. I fantasmi si lanciarono all'inseguimento.
Mi si strinse il cuore. Eravamo entrambi a conoscenza dei rischi che avremmo corso tornando a Lapzur.
Se andremo gli avevo detto, allora lo faremo con l'intento di distruggere Bandur. Una volta per tutte. Anche se vorr dire non farcela, per uno di noi... o per entrambi.
Allentai la presa sull'amuleto e la vista demoniaca si interruppe.
Un lampo di denti e artigli fu l'unico avvertimento prima che Bandur si scagliasse su di me. Gridai e quasi caddi nel pozzo, ma il demone mi afferr per un polso, tirandomi verso di s.
Ora completiamo la cerimonia, Sentur'na. Mi squarci il braccio con l'unghia, affilata come la lama di una spada, e il sangue cominci a sgorgarmi dalla ferita. Una volta fatta l'offerta di sangue a Lapzur, sarai la nuova guardiana.
Mi tenne il braccio sopra il pozzo. Le maniche del mio abito gli svolazzavano addosso, con la stoffa che sprigionava scintille mentre gli bruciava la pelliccia grigia. Sopraffatto da un'ira animalesca, artigli il vestito e cerc di afferrare il suo amuleto, ma io lo allontanai dalla sua presa, tenendolo sospeso sul pozzo.
Dammi il mio amuleto.
Le sue parole mi facevano dolere le orecchie, crudeli come un coltello che viene affilato contro un osso. Riecheggiarono nelle profondit del pozzo, rimbombando fra le pareti di pietra senza fine.
L'ultima volta che ci siamo incontrati ti ho restituito l'amuleto in cambio di una fiala gli dissi. Non sar di nuovo cos sciocca.
Se lo lasci cadere, morirai insieme a me.
Guardai in basso. Sotto di me si stendeva l'oscurit, pi nera del fondo del mare e infinita come la notte. Le pieghe svolazzanti dell'abito brillarono, ma neppure la loro fulgida luce di stelle riusc a penetrare l'abisso.
L'amuleto di Bandur penzolava sul nulla, ondeggiando al ritmo del battito del mio cuore. Era gi troppo tardi quando vidi il rivolo scuro che mi scorreva lungo il braccio, fino a raccogliersi in una goccia pesante nella curva del gomito. Mi mossi di scatto da un lato e il sangue bagn le pietre. Ma non c'era nulla che potessi fare per impedirgli di colare gi, sempre pi gi... e una volta raggiunto il fondo del pozzo sarei diventata la guardiana di Lapzur.
Sapendo che anche Bandur aveva visto tutto, mi voltai verso di lui con un sorriso sardonico. Cos sia.
E lasciai cadere il suo amuleto nel pozzo.
...
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...
CAPITOLO 23.
...
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...
In un vortice di ombre e fumo, Bandur si lanci nel pozzo all'inseguimento dell'amuleto.
Il panico mi trafisse come una lama. Non potevo permettergli di riprenderlo.
Mi gettai dietro di lui, aggrappandomi ai ciuffi di pelliccia grigia. La lotta, combattuta nel buio pi profondo dell'abisso del pozzo, fu frenetica. Bandur era pi forte, ma io ero pi determinata.
A un tratto intravidi la carne di Bandur e gli conficcai le unghie nel pelo folto, sapendo di averlo preso. Lo trascinai fuori dal pozzo e attesi fino a sentire l'amuleto che colpiva la superficie delle acque e si inabissava nelle oscure profondit del pozzo.
Poi un altro tonfo. Il mio sangue.
Bandur si volt di scatto per divincolarsi dalla presa e mi afferr per il collo, facendomi penzolare sul pozzo.
Mi teneva vicino a s, cos tanto che riuscivo a sentire l'odore di cenere del suo alito e il fumo che sibilava dallo strato bruciacchiato della pelliccia. I lembi del mio abito si animarono di vita propria, svolazzandogli addosso in una tempesta di stelle e luce che sferzava la carne del demone. Gli occhi rossi gli ardevano di rabbia e i suoi artigli mi si serrarono intorno alla gola.
Perch non era morto? Avevo distrutto l'amuleto.
Congratulazioni, Sentur'na gracchi. Ora sei tu la guardiana di Lapzur.
Non potevo essere la guardiana di Lapzur. Il pozzo aveva divorato il suo amuleto prima di prendere il mio sangue. Sarebbe dovuto morire!
La paura si trasform in terrore. Afferrai le forbici dalla cintura e cominciai a sferrargli inutilmente colpi alle mani, al cuore, alla gola.
Come...
La mia domanda divenne un grido quando il demone agguant il mio amuleto e ne graffi la superficie con le unghie mostruose. Cercai di oppormi, poi desistei.
Ridendo, Bandur mi strapp le forbici dalle dita. L'amuleto  il tuo cuore, Sentur'na. Avresti potuto controllarmi quando avevi il mio; ma non lo sapevi, vero?
Mi sollev in aria e gridai di nuovo, ma dalla mia bocca non usc alcun suono. Stavo soffocando, non riuscivo a respirare.
Ora... muori.
Sotto di me le acque scure del pozzo si agitarono, montando in una tremenda tempesta. Le pietre iniziarono a crollare, mucchi di rocce e ciottoli cadevano nell'acqua. A ogni modo, vedendo la violenza del pozzo, capii che non ero la guardiana. Se lo fossi stata, sarei stata pi forte di Bandur. Avrei controllato il potere dei fantasmi di Lapzur e avrei ordinato loro di stare lontani da Edan e di venire in mio soccorso.
Bandur stava bluffando. Ma perch?
I secondi si dilatarono fino a sembrare eterni. In un impeto di frenesia, l'abito lo aggred, cercando di strappargli di mano l'amuleto prima che lo lasciasse cadere nel pozzo.
Il demone brand le forbici contro il vestito, mentre il metallo ronzava e sibilava animato dal loro potere. Ma le forbici non tagliavano; non era lui il loro padrone.
Con un ringhio, lasci cadere me - e il mio amuleto - nel pozzo.
Mentre precipitavo, all'improvviso compresi. Distruggere l'amuleto di Bandur non l'aveva annientato, ma l'aveva reso mortale. Ecco perch aveva un disperato bisogno di sbarazzarsi di me e di andarsene dall'isola.
Perch sa che puoi ucciderlo, Sentur'na sussurr quella voce oscura e suadente dentro di me. Tu hai gli abiti di Amana. Sei pi forte di lui. Arrenditi, e uccidilo.
Per una volta, l'ascoltai.
Mi gettai verso l'amuleto, agguantandolo nel pugno. La sottana brill, illuminando il pozzo buio intorno a me. E cos, superando la paura che mi attanagliava il cuore, mi lasciai andare e mi affidai al sangue delle stelle perch mi afferrasse e mi sollevasse.
Schizzai in alto come una meteora, fuori dal pozzo, e balzai sulla schiena di Bandur.
Sorpreso, il demone si volt e cerc di liberarsi di me, ma le mie maniche contrattaccarono e iniziarono a frustarlo e ad avvolgerglisi intorno al collo. Gli strappai di mano le forbici... e lo pugnalai al cuore.
Bandur grid. Si contorse. Tent di sfilarsi le forbici dal petto. Con la forza che gli restava, mi scaravent dall'altra parte del tetto. Le forbici mi caddero di mano e atterrai con violenza sul pavimento di pietra fredda.
La pelle del demone inizi a staccarsi, il fumo gli usciva dalle labbra mentre il corpo iniziava a dissolversi. Si dimen, ma le braccia e la pelliccia si erano ridotte a semplici ombre e i suoi occhi rossi erano liquefatti in un rivolo di sangue. Poi una tempesta di fuoco lo divor.
Finch non ne rimase pi nulla.
Alcune rocce volarono fuori dal pozzo, sfrecciando verso di me. Rotolai sul ventre, coprendomi la testa per ripararmi. Intorno a me il tetto della torre si stava sgretolando, lasciando intravedere le scale e Edan, che correva verso di me con il viso imperlato di sudore. Nonostante Bandur non ci fosse pi, era ancora circondato dai fantasmi.
Allarmata, scattai in piedi, ma la terra sotto di me trem, facendomi ricadere sul pavimento. Con la coda dell'occhio vidi le forbici vibrare sul ciglio del pozzo, per poi cadere al suo interno.
Lanciai un grido strozzato. Le mie forbici!
Lasciale. Edan mi afferr un polso. Dobbiamo andarcene.
Un lampo di luce eruppe dal pozzo, cos intenso da inghiottire l'intera isola. Non dur pi di un battito di ciglia, ma i fantasmi svanirono.
Di Bandur non restava che un cumulo di ceneri. Il vento le spazz via dal pavimento di pietra e le sparpagli sulle acque agitate sotto di noi.
Il pozzo del sangue delle stelle non esisteva pi, distrutto dall'eruzione di luce. Al suo posto c'era un ammasso di rocce e pietre spezzate. I detriti vorticavano per tutto il tetto e le schegge pi piccole mi graffiavano la pelle. Edan ci ripar sotto il suo mantello.
Dobbiamo scendere dalla torre! url mentre i venti infuriavano. Qualcosa rugg nelle vicinanze, come il brontolio dello stomaco di una bestia terribile. Mi ci volle un secondo per capire che l'isola stessa stava collassando.
Un altro terremoto. Il mondo si inclin con una tale violenza che non riuscii a mantenere l'equilibrio.
Barcollai all'indietro e Edan mi afferr per un braccio.
Sotto di noi, le acque del lago Paduan si abbassavano e poi si gonfiavano. Edan armeggi per srotolare il tappeto. Con uno sguardo, vidi gli strappi e gli squarci, i buchi e le nappe rotte, i segni di artigli e di denti...
Non voler dissi sfiorandogli il braccio. Senza le forbici, non avrei potuto sistemarlo. La mia magia demoniaca era distruttiva e non ero in grado di controllare quella di Amana. Avevo capito come usare le forbici - come impugnarle e incanalare la magia negli oggetti che avevo cucito - ma ora erano perdute.
L'unico modo  saltare nel lago.
Insieme, allora disse, trascinandomi fino al parapetto.
Il vento ululava e i capelli mi svolazzavano scompigliati dietro le spalle. Guardai gi e fui subito grata della nebbia che ammantava l'acqua e mi impediva di vedere quanto fossimo in alto, ma riuscivo comunque a vedere la schiuma che si arrotolava sulle onde scure in tempesta.
Tu non sai nuotare ricordai. Edan?
Non c' altro modo.
Dietro di noi il vento soffi pi forte e dalla torre si lev un rombo simile a quello di un tuono.
Pronta? domand.
Annuii, intrecciando le dita alle sue. Al mio tre. Uno, due...
Saltammo.
Non riuscivo a vedere le acque sotto di noi, e ci rese il tuffo ancora pi spaventoso. L'acqua gorgogliava, animata dall'ira e dalla furia di tutti coloro che erano morti nei suoi abissi. Annaspai, sentendo la forza di gravit che ci trascinava gi, gi, gi.
Mi preparai all'impatto, mentre lo stomaco si contorceva e il cuore mi schizzava in gola.
Al culmine della paura, il vento strapp la mia mano da quella di Edan, separandoci.
Maia! grid.
No... feci per urlare, ma non mi usc di bocca alcun suono. L'aria salmastra mi lamb le narici e un attimo dopo mi sentii andare in frantumi.
L'impatto con le acque del lago mi fece cos male che il mio corpo non rispondeva pi al mio controllo. Avevo dimenticato che cosa significasse provare dolore. L'acqua mi rintron nelle orecchie e il freddo inizi a intorpidirmi le membra.
Ma fu il bruciore alla gola a ricordarmi di scalciare, di far funzionare il mio corpo, di vivere.
In un riflesso istintivo, nuotai verso la superficie.
Annaspai per riprendere fiato. Le onde erano impetuose e cercavano avidamente di seppellirmi nelle loro profondit, l'acqua mi schiaffeggiava il viso mentre mi dimenavo.
Edan? urlai. Era cos buio che non riuscivo a vedere nulla. Edan!
L'abito si accese del bagliore delle stelle. All'improvviso le acque si illuminarono e lo vidi, stava sprofondando negli abissi del lago.
Mi tuffai dietro di lui, afferrandolo da sotto le braccia e scalciando per tornare in superficie. Poi mi avvolsi il suo braccio intorno alle spalle.
Edan? gemetti in preda alla preoccupazione. Edan, stai bene?
Toss, sputando acqua dal naso e dalla bocca. Inizi a sbattere maldestramente le braccia finch io non gliele bloccai, un senso di sollievo mi pulsava nelle orecchie.
Questa  la volta in cui sono andato pi vicino ad annegare in secoli di vita comment.
Mi hai spaventata!
Alle nostre spalle le isole sprofondarono nel lago, creando un enorme vortice in cui i venti soffiavano cos forte che riuscivo a sentirli persino dal punto in cui ci trovavamo. Osservai Lapzur inabissarsi nell'oscurit e la Torre del Ladro svanire per ultima. Per non essere mai pi ritrovata.
Be', immagino che questo cancelli la possibilit di nuotare verso la riva pi vicina disse Edan in un tono pi sarcastico che serio. Gli scoccai un bacio salato sulla bocca. Solo lui poteva trovare qualcosa di divertente in un momento come quello.
Ma aveva ragione. Per raggiungere Lapzur avevamo percorso una lunga distanza a bordo del tappeto. Senza di esso eravamo bloccati in mezzo al lago: dal punto in cui ci trovavamo non riuscivo nemmeno a scorgere la terraferma.
Ma non mi lasciai prendere dal panico. La mente stava gi elaborando un'altra idea: dopo che Bandur mi aveva marchiata, l'avevo visto viaggiare lontano dalle isole attraverso il vetro, gli incubi e il fumo. Un demone che non fosse legato a Lapzur come guardiano forse sarebbe stato in grado di fare molto, molto di pi. Ricordai il modo in cui Bandur mi aveva gettata nel pozzo... e il modo in cui ero risalita dagli abissi volando. Sentii un senso di calore sui polpastrelli, una scintilla che avevo tentato con tutta me stessa di respingere e che ora stava riaccendendo le fiamme dentro di me.
Avvolgimi le braccia intorno alla vita sussurrai a Edan. E tieniti stretto.
D'un tratto schizzammo fuori dall'acqua, mentre la sottana del mio abito sbocciava come una lanterna facendoci veleggiare verso la riva.
Una volta toccata la terraferma, il fuoco dentro di me si spense. A quel punto mi abbandonai completamente e crollai.
. . . .
Un battito a me familiare mi pulsava contro l'orecchio, regolare e delicato, a un ritmo che avevo gi sentito molte volte prima di allora. Quando mi svegliai, un respiro caldo mi solletic la guancia. Un mantello pesante era appoggiato sopra di me e un braccio accogliente mi cingeva la vita.
Non potevo aver dormito molto, perch era ancora notte.
Mi voltai e vidi Edan. Aveva il colletto bagnato e la pelle d'oca su tutto il corpo.
Stai tremando dissi.
I vestiti si asciugheranno rispose a denti stretti. Non preoccuparti per me, xitara.
Non ho freddo dissi, pur accorgendomi che non era vero. L'aria era ghiacciata e per la prima volta dopo settimane sentivo il sapore del gelo sulle labbra quando inspiravo. L'unica cosa che mi impediva di tremare era il sangue delle stelle.
Che cosa stai...
Mi sfilai l'abito da sopra la testa, sbottonandolo. Senza le forbici, non c'era una maniera elegante per farlo.
Ignorai le proteste di Edan e avvolsi i lembi del vestito intorno a entrambi, evocando il calore nella stoffa lucente.
Lentamente la pelle di Edan riprese colore, anche se io affrettai il processo baciandolo. Soltanto in quel momento stavamo capendo di avere vinto.
Bandur era morto. La sua torre a Lapzur era crollata.
Le voci avevano smesso di sussurrare.
Inspirai, assaporando il silenzio nella mia testa. Finalmente potevo sentire il mio respiro, avvertivo il mio cuore galoppare e ogni battito che mi risuonava nelle orecchie. Le tempie non pulsavano pi e gli occhi avevano smesso di ardere. E il dolore... Quando avevamo colpito la superficie delle acque, avevo provato dolore.
Significava forse che ero libera?
Chinai il capo, sfiorando le labbra di Edan con le mie. Con il cuore che mi martellava nel petto sollevai titubante lo sguardo per incrociare il suo. Ero sicura che avrei visto due pupille rosso fuoco riflesse nei suoi occhi, devastanti quanto i sigilli del colore del sangue sulle lettere che avevano annunciato la morte dei miei fratelli durante la guerra.
Invece... niente.
I miei occhi non brillavano nemmeno alla luce della luna. Erano terrosi e marroni come le castagne che compravo sempre con i miei fratelli a Porto Kamalan. Le arrostivamo sul carbone e ne cospargevamo la polpa di prezioso cumino, come piaceva tanto a Keton. Baba si arrabbiava sempre con Finlei perch spendeva tutti i suoi guadagni in una cucchiaiata di spezia, solo per fare contento Keton. Ma Finlei e Keton erano fatti allo stesso modo, proprio come lo eravamo io e Sendo.
Mentre questi ricordi riaffioravano, gli occhi mi si inumidirono per l'emozione. Li avevo quasi dimenticati.
Edan mi strinse le dita, coprendole con le sue. Hai le mani calde.
 vero. Gli strizzai la mano, cos felice di poterla stringere di nuovo. Poi abbassai lo sguardo sull'abito delle stelle. I colori brillanti della stoffa si erano attenuati, intonandosi al viola scuro del cielo. L'amuleto non mi pesava pi sul petto.
Credo di essere libera sussurrai. Credo... credo che abbia funzionato.
Quindi non ti dimenticherai mai pi di me? domand lui.
Mai. Inspirai e cominciai a canticchiare la nostra canzone. Quella che un tempo gli cantava sua madre, come adesso sapevo. Nemmeno se volesse dire avere questo motivetto fissato nella testa per sempre.
La melodia mi mor sulle labbra quando Edan si port la mia mano alla bocca. Il suo respiro mi solletic i polpastrelli. Mi baci le dita, facendo scorrere le labbra lungo il palmo, per poi raggiungere il dorso del polso. Ogni bacio mi provocava fremiti di piacere che si diffondevano per tutto il corpo, come le stelle che si stagliavano sul cielo sopra di noi.
Rotolai sopra di lui in modo da far combaciare il mio petto con il suo, poi ci lasciammo sprofondare nella sabbia, assaporandoci a vicenda. E, appena prima di addormentarci, per qualche fugace attimo di beatitudine, pensai che il peggio fosse passato.
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CAPITOLO 24.
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Mi svegliai ansimando.
Dita invisibili mi stavano strangolando, mentre venti affilati mi mordevano i polmoni soffocandomi dall'interno. Poich era il mio cuore umano a battere, l'intervallo tra ogni battito si fece pi lungo, sempre pi lungo, finch...
No!
Non appena spalancai gli occhi le ombre sparirono, come le dita che mi attanagliavano la gola. Al loro posto vidi la riva, i primi raggi dell'alba che tagliava in due il lago, Edan al mio fianco. Era stato solo un sogno.
Inspirai a fondo, disperatamente. Sentii un bruciore, cos mi toccai il collo e fui presa dallo sconcerto al contatto con la mia stessa pelle, fredda come la morte. Ma c'era di peggio: il torpore nel petto era tornato.
Facendo attenzione a non svegliare Edan, mi divincolai dal suo abbraccio e mi misi a sedere. Avevo le dita ghiacciate. Inorridita, vidi che le unghie si erano indurite e lo strato sotto di esse era marrone come sangue rappreso, mentre le estremit erano appuntite e taglienti.
Conficcai le mani nella sabbia.
Il cuore sobbalz, assordante nella calma del lago che sciabordava placidamente.
Mi stavo ancora trasformando in un demone. Sconfiggendo Bandur e distruggendo l'isola non avevo posto fine alla mutazione; l'avevo solo ritardata.
Non sapevo quanto tempo fossi rimasta seduta l, a lottare per ogni nuovo respiro, prima che Edan si svegliasse.
Buongiorno disse con la voce assonnata. Sulle sue labbra giaceva un sorriso indolente, cos tenero che vederlo mi solleticava il cuore. Da quanto tempo sei sveglia?
Nel sentire la sua voce mi irrigidii. Voltai il viso verso il lago prima che potesse guardarmi. Il mio amuleto, infilato sotto le pieghe della tunica, mi sobbalzava contro le costole. Senza nemmeno abbassare lo sguardo, avevo la triste sensazione che fosse ancora nero come la notte.
Non molto riuscii a rispondere.
Ascolti l'acqua?
La sua domanda, cos semplice e innocente, mi provoc un dolore al petto. Sembrava felice. Un po'.
Qualcosa non va, Maia? Sentii le mani di Edan sulle spalle e la sua ombra si fuse con la mia sulla sabbia. Mi sembri turbata.
Conficcai ancora pi a fondo le dita nella sabbia. Non volevo dirglielo. Ma non sapevo nemmeno come fare. Che cosa ne sar dei futuri stregoni, ora che Lapzur non c' pi?
Edan distolse lo sguardo dalle acque scintillanti di fronte a noi. Riflett sulla domanda per un tempo che mi sembr lunghissimo. Il sole e la luna continueranno a incontrarsi una volta all'anno e le stelle sanguineranno ogni volta che saranno insieme. Ma, ora che il pozzo del sangue delle stelle non esiste pi, nessuno stregone potr pi bere dalle sue acque e vincolarsi a un voto per un migliaio di anni. Nascer una nuova generazione di stregoni.
Ma avevi detto che il voto impediva loro di diventare troppo avidi. Che la magia pu corrompere.
Questo sar sempre vero ribatt. A Kiata la magia era bandita e chiunque la possedesse alla nascita veniva esiliato. Altre terre non hanno mai incoraggiato la tradizione del voto.  meglio cos, credo. Dato che restavo in silenzio, mi prese in giro con dolcezza: Fra mille anni canteranno canzoni su di te, su come hai distrutto le Isole Dimenticate di Lapzur armata soltanto di un paio di forbici.
Mi sforzai di abbozzare un sorriso, ma vacill quando ricordai la storia del maestro Tsring sul mio antenato, il Tessitore. Vorrei non averle perse.
 per questo che sei malinconica?
Sono appartenute alla mia famiglia per molto tempo risposi, senza dire tutta la verit.  buffo: un tempo odiavo il fatto che la loro magia mi aiutasse a cucire. Ma adesso che non ci sono pi mi mancano. La loro magia era parte del mio passato. Senza di esse...
Temo che mi perder.
Con delicatezza, Edan mi pul la sabbia dalla guancia con il pollice. Sapevo che aveva capito che qualcosa non andava, ma la sua preoccupazione era attenuata dalla gioia di quell'ultima notte. Credeva ancora che la morte di Bandur e la distruzione di Lapzur potessero aver invertito il mio processo di trasformazione in demone.
Se solo non avessi dovuto deluderlo.
Perch adesso, ascoltando il mio cuore, riuscivo a sentire il respiro fra un battito e l'altro, e batteva a un ritmo cos regolare che mi domandavo se qualcosa l'avrebbe mai pi fatto correre, se avrei mai provato di nuovo qualcosa.
Il suo battito avrebbe rallentato sempre di pi, finch un giorno, molto presto, si sarebbe fermato. E io non sarei pi stata umana.
Non sarei pi stata Maia.
Sentii la speranza appassire dentro di me, ma mi sforzai di sorridere. Era meglio che Edan pensasse che fossi guarita, almeno per qualche altra ora. Per entrambi era meglio essere felici ancora per un po'.
Eppure gli occhi mi bruciavano di un calore familiare, devastante, e quando lui cerc di prendermi una mano, ancora nascosta sotto la sabbia, indietreggiai.
Deglutii. Non sono salva del tutto.
Tolsi le mani dalla sabbia e gliele mostrai. Le dita erano irriconoscibili, erano pi simili ad artigli che a dita di una mano.
Il volto di Edan non mostr alcuna sorpresa.
E questo, invece, sorprese me.
Tu sapevi che sarebbe accaduto?
Il suo viso si adombr. Invece di rispondere mi prese le mani, nonostante gli artigli, e le strinse forte quando cercai di tirarmi indietro. Mi baci le punte delle dita, le curve rigide delle unghie.
Bandur non c' pi disse, come se questo potesse rassicurarmi. Non sei pi legata alle isole.
Voltai la testa dall'altra parte prima che potesse baciarmi di nuovo. Le mie labbra erano fredde, a prescindere da quanto lui tentasse di scaldarle. Perfino quando mi tocc la parte bassa della schiena e mi sollev il mento perch lo guardassi in faccia, non riuscii a sopportare il bagliore scarlatto dei miei occhi riflesso nei suoi.
Dovresti andartene. Prima che io diventi...
No. Maia. Sollev il polso per mostrarmi il filo rosso, ancora al suo posto. Siamo legati, tu e io, in questa vita e nella prossima. Ovunque tu desideri andare, io ti seguir.
Mi domandai: dove desideravo andare? Volevo rivedere Baba e Keton, ma il pensiero di raccontare loro la verit su quanto mi stava accadendo era pi di quanto potessi sopportare. Li avrebbe feriti sapere che cosa mi stava capitando. Avrei preferito risparmiare loro il dolore.
L'imperatore Khanujin, per quanto lo disprezzassi, aveva bisogno di me. Sarebbe servito un demone per affrontare Gyiu'rak e, finch rimaneva un po' di Maia in me, dovevo dare una mano. Dovevo salvare A'landi. Speravo solo che non fosse troppo tardi.
Spinsi con delicatezza Edan da un lato e mi voltai per guardarlo. Ora avevo una risposta per lui, ma sapevo che non gli sarebbe piaciuta.
Gli domandai invece: Nella nostra prossima vita, pensi che sarai ancora te stesso? Sarai il figlio di un bovaro e io sar di nuovo la figlia di un sarto? Oppure sarai una persona del tutto diversa... e io sar costretta a cercarti di nuovo?. Chinai il capo da un lato. Forse, nella prossima vita non ti piacer nemmeno leggere.
Oh, di questo ne dubito rispose Edan in tono sarcastico. Certe cose non possono cambiare. Anche se il giovane Gen pensava che i libri fossero meglio se usati come esca per il fuoco per arrostire le carote. La mia famiglia era povera e non c'era modo di partecipare a gare pubbliche per migliorare la propria condizione, come ad A'landi.
Le avresti superate bene commentai. Magari saresti diventato un alto ufficiale. O un ministro, come Lorsa.
Edan arricci il naso. Almeno un governatore.
Le sue parole mi fecero ridere e cercai di immaginare come fosse stato da bambino. Quindi i monaci ti hanno insegnato a leggere, dopo che tuo padre ti abbandon presso di loro.
S, ma non rimasi a lungo al monastero. I soldati vennero a cercarmi, cos come accadde a ogni ragazzino abile nel raggio di un centinaio di miglia. Edan si fece taciturno. A volte penso che l'unica ragione per cui sono sopravvissuto a quelle guerre sia stato il fatto che ero troppo giovane persino per portare una spada. Avrei dovuto suonare i tamburi, ma avevo le braccia troppo esili, cos imparai a suonare il flauto.
Ormai non lo suoni quasi pi dissi con una nota di malinconia.
Solo perch sono stato troppo impegnato a insegnarti a cantare disse in tono scherzoso, ma frug nella tasca per accontentarmi. Tir fuori il flauto, ma un pezzo di carta scivol fuori dal corpo in legno dello strumento. Cos' questo?
Gli balzai addosso per recuperare la lettera che avevo scritto. Me n'ero dimenticata.
Nulla mi affrettai a rispondere, sporgendomi su di lui per riprendermela, ma Edan aveva gi cominciato a leggere.
Maia disse, con la voce carica di emozione. Maia...
Mi ritrassi. L'ho scritta prima di partire per Lapzur. L'ultima mattina al tempio, il maestro Tsring mi ha detto che l'unico modo per essere libera sarebbe stato distruggere gli abiti... Mi ha detto...
La voce mi trem e il mio sguardo si pos sulle parole d'addio che avevo scritto per Edan. Avevo scritto la lettera prima che il maestro Tsring mi svelasse il mio destino, eppure... chiss come, dovevo averlo sempre saputo. Forse era per quello che avevo dimenticato di riprendermi la lettera.
Mi ha detto che non sarei sopravvissuta.
Un muscolo guizz sulla mandibola di Edan. L'avevo ferito. E non hai pensato di dirmelo?
Io... Non sapevo che cosa dire.
Agit la lettera in aria, cos riuscii a strappargliela di mano. Avevi almeno intenzione di dirmi che te ne saresti andata?
Parlava in tono deciso. Troppo deciso. Dentro di me divamp un impeto di rabbia.  una mia scelta, proprio come  stata una tua scelta stringere il voto. Conoscevi le conseguenze. E io conosco le mie.
Per te le cose sarebbero diverse da come lo sono state per Bandur, Maia. Il tuo cuore  buono. Troveremo un modo perch tu possa...
Combatterlo? Scossi la testa. Non c' alcun modo. Mi hai chiesto dove desiderassi andare adesso. Voglio andare al Palazzo d'Inverno.
Come mi aspettavo, Edan non grad la risposta. Serr forte le labbra. Maia, hai bisogno di tempo per riposare. Solo perch non sei pi legata a Lapzur non significa che tu non sia ancora in pericolo. L'ultima cosa che dovresti fare  tornare di corsa a palazzo per lottare contro il demone dello shansen.
Preferiresti che mi nascondessi? gemetti. Preferiresti che lasciassi morire i nostri soldati, che lasciassi che questa guerra si trascinasse per altri cinque anni?
S rispose. Preferirei che la donna che amo non affrettasse la propria trasformazione. Soprattutto se lo fa per combattere le battaglie di Khanujin.
Non sto lottando per Khanujin, sto lottando per il mio Paese. Senza di me, A'landi non ha speranze contro Gyiu'rak. Mi hai appena promesso di venire con me ovunque io desideri. E adesso?
Dicevo sul serio insist Edan, stringendo i pugni lungo i fianchi.
Ma?
Se andassi, potresti fare pi male che bene.
Ecco. L'aveva detto.
Il calore dentro di me divenne un bollore. Le guance iniziarono a bruciarmi e gli occhi fiammeggiarono di una furia delirante. Mi stai suggerendo di lasciare che questa guerra faccia il suo corso? Proprio tu, che hai trascorso secoli a svolazzare da una guerra all'altra?
S, per questo conosco gli orrori della guerra. So che il potere pu peggiorare le cose, invece che migliorarle.
E io so che, se non aiuter A'landi, la Maia dentro di me sar perduta per sempre.
O forse  proprio cos che si perder sussurr Edan. Pensaci bene, xitara.
Ogni volta che mi chiamava xitara, il nome che un tempo mi era stato cos caro, non riuscivo a reprimere la collera che mi si agitava nelle viscere.
Preferirei morire nel corpo di questa Maia piuttosto che vivere per sempre come un demone e veder cadere il mio Paese sbottai. Parlavo in modo molto duro, ma non riuscivo a farne a meno. Tu non potresti capire. Nelronat non c' pi, la tua famiglia non c' pi, la tua casa non c' pi. Che cosa ti resta per cui lottare?
Tu disse con voce rauca. Tu sei la mia famiglia e la mia casa.
Nel profondo volevo fermarmi. Non volevo ferire Edan. Ma il demone dentro di me aveva altri progetti.
Io non sono la tua famiglia dissi. Non sono la famiglia di nessuno.
Maia... Cerc di abbracciarmi, ma lo spinsi via e lo mandai a sbattere violentemente contro la sabbia.
Si rialz. Allarg le braccia in un gesto di supplica. Ti prego.
Non toccarmi lo avvertii. Stavo perdendo il controllo, cos mi voltai dall'altra parte. Non potevo...
Maia...
Quando lo sentii pronunciare di nuovo quel nome, gli occhi mi divennero cos cocenti che l'oceano si fuse con il cielo e un'ondata di fuoco mi sgorg dalle vene. Mi girai verso di lui, ma ormai la mia mente non mi apparteneva pi. Il mio corpo non mi apparteneva pi. Accadde tutto troppo in fretta. Un attimo prima sentivo il vento che mi sfiorava il viso, un attimo dopo vidi i miei artigli tendersi, le unghie affilate come rasoi puntare contro il cuore di Edan.
Il sangue gli colava dalla guancia.
Indietreggiai, sconcertata. Non volevo avrei voluto dire, ma Edan stava gi brandendo il pugnale contro di me.
Quando lo vidi, arretrai. Riuscivo quasi a percepire gli spasimi del calore incandescente che si irradiava dalla lama di meteorite, e attesi, con il fiato sospeso, che Edan sussurrasse il nome Jinn per attivarne il potere.
Ma non lo fece. Non ne ebbe bisogno. Il messaggio era chiaro e la sofferenza nei suoi occhi lo era altrettanto.
Abbass lentamente il pugnale. Man mano che la lama si abbassava, mi sentivo mancare, sempre di pi.
Io ti amo, Maia. Torna indietro.
La furia svan, lasciandomi svuotata. Spezzata.
Quello era il ragazzo che per me si era consegnato a un demone. Il ragazzo per cui avevo rinunciato al sole, alla luna e alle stelle perch potessimo stare insieme.
Il ragazzo che amavo.
Avrei voluto seppellirmi per sempre sotto la terra e mettere radici l, dove non avrei fatto del male a nessuno, dove nessuno avrebbe potuto farmi del male.
Edan lasci la daga, che cadde sulla sabbia con un tonfo, mentre il lato della lama fatto di meteorite brillava ancora. Il mondo torn a essere fuoco, eppure tutto continuava a girare, a girare e a disfarsi. E io non riuscivo a tenere il passo.
Mi dispiace disse, farfugliando le parole che avrei dovuto pronunciare io. Non avrei dovuto...
Non potevo ascoltarlo. Non potevo sopportare la piet, n vedere le emozioni lottare sul suo viso. Mi voltai e corsi via. Non mi fermai nemmeno quando la voce di Edan che gridava Maia! scivol nell'oblio.
Quel nome per me non significava pi nulla.
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CAPITOLO 25.
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Mentre scappavo nella foresta, per met correndo e per met volando, gli alberi si riducevano a sprazzi indistinti di colore. Dietro di me si avviluppavano spirali di fumo e i miei piedi toccavano a malapena il terreno.
Mi stavo muovendo come un demone.
Come poteva Edan pensare che per noi ci fosse anche solo una possibilit, se l'avevo quasi ucciso? Quanto ero stata ingenua a sperare che liberandomi di Bandur tutto potesse tornare a essere com'era prima...
Forse sarei dovuta andare lontano, dove non sarei stata un pericolo per nessuno tranne che per me stessa.
Rallentai, tornando a poggiare i piedi per terra. Volpi e scoiattoli si sparpagliarono fra cespugli e alberi in cerca di un nascondiglio, ma gli uccelli non scapparono. Almeno loro non avevano paura di me.
Gli artigli mi si impigliarono nelle maniche e strappai via la stoffa in eccesso. Dalle unghie si sprigionarono delle scintille, come i lampi dei fuochi d'artificio che avevo visto danzare sopra il Palazzo d'Autunno.
Dove potevo andare, in quello stato? Non certo a Porto Kamalan.
Eppure era l'unico posto in cui desiderassi andare. L'ultima volta non avevo avuto abbastanza coraggio per dire addio a Baba e a Keton e adesso me ne pentivo pi di ogni altra cosa.
No, avevo anche altri rimorsi. Molto recenti.
Tu sei la mia famiglia e la mia casa aveva detto Edan.
E tu sei la mia avrei dovuto rispondere. Lo dissi adesso e mi avvolsi le braccia intorno al petto, abbracciando il dolore che provavo nel profondo. Era come un nodo che mi teneva insieme, un nodo che non osavo disfare.
Edan non l'aveva capito? Era lui il motivo per cui dovevo restare, per cui dovevo combattere per l'imperatore. Non ci sarebbe stata nessuna casa per Baba, per Keton o per lui - nessuna casa per nessuno di noi - se Gyiu'rak e lo shansen avessero conquistato A'landi.
L'amuleto mi sfior le nocche e i gusci di noce mi sembrarono pi affilati di quanto ricordassi. Lo afferrai, sentendo il potere di Amana retrocedere di fronte al demone in cui mi stavo trasformando. I miei abiti erano pi forti quando erano ancora tre; io stessa ero pi forte. Tuttavia, nonostante l'enorme potere che possedevano, non potevano liberarmi dalla maledizione di Bandur. Erano condannati insieme a me.
E ora che ne restavano solo due non avevo pi molto tempo.
Edan era rimasto indietro. Lo avrei aspettato, mi sarei scusata e poi saremmo andati al Palazzo d'Inverno insieme. Allora, se gli di ci avessero sorriso e avessimo vinto contro lo shansen, sarei tornata a casa da Baba e Keton per l'ultima volta.
Sei proprio sicura che tuo padre e tuo fratello siano ancora al sicuro a Porto Kamalan? mormor una voce oscura dentro di me.
Rimasi immobile. Per la prima volta non le intimai di andare via. Che cosa ne sai tu?
Forse  per lo shansen che dovresti combattere, se davvero desideri che la tua famiglia sia al sicuro.
Gli occhi iniziarono a bruciarmi, cos ardenti da farmi urlare per il dolore. Il mio intero corpo si contorse e mi accasciai contro una quercia, mentre pennacchi di fumo lucente e selvaggio mi si levavano dalla pelle.
La vista demoniaca mi port lontano dalla foresta, fino a un esercito di migliaia di uomini, tutti impettiti sulle loro selle con le armi levate e gli stendardi con la tigre che si agitavano al vento. Di fronte a loro c'era il Palazzo d'Inverno, ma l'armata si era fermata appena prima del fiume Jingan. Stava per accadere qualcosa di epocale.
Al comando dell'esercito cavalcava lo shansen, con Gyiu'rak al suo fianco.
Gli occhi color rubino del demone ardevano selvaggiamente e, quando il mio sguardo le si pos addosso, sollev la testa, rizzando le vibrisse... come se avesse percepito la mia presenza.
La sua bocca si incurv in un sorriso letale. Sorella... sei qui. Giusto in tempo.
Mi irrigidii, sconcertata. Perch la vista mi aveva portata qui? Dov'erano Baba e Keton?
Lo squillo assordante di un corno squarci l'aria e notai il cielo nero, gli edifici bruciati e le macerie fumanti oltre il fiume. La distruzione si estendeva a perdita d'occhio, in una infinita distesa di templi, case e alberi carbonizzati. La furia mi soffocava, ma non riuscivo a distogliere lo sguardo. Il demone dentro di me era attratto dalla distruzione tanto quanto io ne ero ripugnata.
Demoni vicini e lontani tuon lo shansen, parlando all'unisono con la voce di Gyiu'rak, io vi chiamo a raccolta dagli anfratti pi oscuri di questo mondo.
Io vi invoco.
Il potere delle sue parole si insinu prepotentemente dentro di me, trascinandomi in un mare di oscurit. Mi strinsi la testa fra le mani, senza capire che cosa stesse accadendo.
Ho pagato il mio prezzo di sangue e mi sono legato a Gyiu'rak prosegu lo shansen. Ascoltatemi e aiutatemi. Conquister A'landi e vi riporter alla gloria.
Io vi invoco. Ascoltatemi e venite in mio aiuto.
La terra trem, la visione andava e veniva mentre lo shansen e Gyiu'rak ripetevano il loro appello. Cercai di lottare contro i richiami, ma il sangue mi ribolliva per la voglia di rispondere e le mie membra iniziarono a sfaldarsi in pennacchi di fumo. Il mio amuleto brill e il potere degli abiti mi mantenne ferma sul posto, ma temetti che potesse non bastare.
Un altro richiamo da parte dello shansen mi strapp un urlo dalle labbra. Io vi invoco.
Le parole mi si conficcarono nel petto come un pugnale invisibile e fui costretta a piegarmi in due. Affondai le unghie nella terra, per impedire alla carne di disfarsi in fumo e ombra.
Vieni, Maia mi invit Gyiu'rak, con gli occhi rosso sangue che scintillavano nel fumo che vorticava intorno a me. Abbiamo tuo padre e tuo fratello. Ti stanno aspettando.
Rimasi immobile. Mio padre e mio fratello?
La vista bruci e vidi Baba e Keton incatenati insieme, con un'asse di legno di pino caricata sulle spalle. Keton faticava a marciare abbastanza veloce e Baba riusciva a malapena a sostenere il peso dei ceppi. I muri che avevo costruito intorno al cuore crollarono quando li vidi avanzare insieme mentre i soldati gridavano loro di andare pi veloci.
Non vedete che  un uomo anziano? urlava Keton. Lasciatelo andare.
Un soldato colp le spalle di mio fratello con una pesante frustata. Un'altra parola, ragazzo, e la prossima cosa che fruster saranno quelle gambe storpie.
Keton cadde a terra, ma mentre Baba lo aiutava a rialzarsi gli occhi di mio fratello brillarono in un impeto di sfida.
Non farlo lo avvert Baba.
Lo shansen ha cos pochi uomini che  costretto a sottrarli all'imperatore? domand Keton, con le labbra che sanguinavano per il colpo ricevuto.
Il soldato lo squadr con un sogghigno. Stolto, non vogliono voi due come soldati.
Mio fratello aggrott la fronte. Allora per cosa?
Lo scoprirete. Non appena arriveremo al Palazzo d'Inverno. La frusta sferz di nuovo l'aria. Ora cammina!
Sbattei le palpebre per scacciare la visione, con gli occhi che mi bruciavano come se li avessi strofinati con il sale. Mentre tutto tornava a fuoco - la vista, l'udito - il cuore mi sprofond nel petto. Sapevo che quanto avevo appena visto non era un sogno.
Lo shansen aveva la mia famiglia. Baba e Keton... non sapevano nemmeno perch erano stati catturati.
Rispondi alla chiamata, Maia tuon Gyiu'rak, altrimenti la tua famiglia ne pagher le conseguenze.
Che cosa potevo fare?
Se fossi andata avrei reso lo shansen pi potente; sarei diventata parte della sua armata demoniaca.
Ma se A'landi fosse caduto, Baba e Keton sarebbero morti comunque.
I pensieri si rincorrevano. L'ultima volta che avevo affrontato Gyiu'rak avevo sacrificato l'abito del sole per sconfiggerla.
Afferrai il mio amuleto. I tre abiti sono il tuo corpo, la tua mente, il tuo cuore mi aveva detto il maestro Tsring. Che cosa avrebbe significato per me perdere la mente?
Sapevo che cosa avrebbe risposto Edan. Mi avrebbe detto che l'abito della luna era un sacrificio troppo grande da fare.
Lo shansen, per, non stava invocando solo me. Se io avevo difficolt a resistere alle sue promesse di morte e rovina, allora chi poteva sapere quante legioni di demoni e fantasmi sarebbero state contente di accorrere in suo aiuto? Una tale armata avrebbe decimato le forze dell'imperatore.
Non avevo scelta.
Scattai in piedi, stringendo ancora in mano l'amuleto. Le mie dita sanguinavano fumo e ogni secondo trascorso a resistere ai richiami mi faceva contorcere le viscere per il dolore. Ma mi serviva il pugnale.
Non dovetti cercare lontano. Edan mi aveva quasi raggiunta; ansimava e aveva le guance arrossate per la corsa. Quando mi vide grid, ma non riuscii a sentire cosa stesse dicendo. Ero altrove, bloccata a met strada fra il mondo reale e l'oscurit delle invocazioni dello shansen.
Edan era a poche centinaia di passi da me, ma non potevo aspettare.
Lasciai andare l'amuleto e allungai una mano verso di lui. Il fumo che mi usciva dalle dita viaggi veloce, addensandosi fino ad avvolgersi intorno alla daga appesa alla sua cintura. Poi, con uno schiocco, l'arma mi vol tra le mani.
Jinn sussurrai. Il pugnale scivol fuori dalla guaina e il meteorite prese vita con un crepitio, il suo potere su di me era cos forte che fui quasi sul punto di lasciarlo cadere. Soltanto impugnare l'elsa era come infilare la mano in un mucchio di carboni ardenti. Ma potevo sopportarlo; dovevo farlo.
Afferrai di nuovo l'amuleto che mi pendeva sul petto. Aiutami a restare forte mormorai, premendolo contro il viso. Se la dea della luna era in ascolto, forse avrebbe avuto piet di me. Aiutami. Ti prego.
Mi bast solo un pensiero per evocare l'abito della luna. I delicati raggi di luce mi avvolsero e per l'ultima volta l'abito sgorg dalla noce, fluendomi sulle braccia con la sua seta lucente. I polsini e il colletto incrociato brillarono di sottili fili d'oro bianco e i fiori e le nuvole che avevo ricamato sfolgorarono come minuscoli cristalli. La luce mi avvolse e le lacrime mi offuscarono la vista: le lacrime della luna.
Prima che potessi cambiare idea, sollevai il pugnale e trafissi il cuore dell'abito. Dall'abito si srotolarono nastri argentati, che danzarono e vorticarono intorno a me mentre trascinavo la daga verso l'orlo inferiore della sottana, finch non ebbi diviso a met la mia creazione.
A differenza della veste intessuta di sole, la cui morte era stata infuocata e violenta, l'abito della luna rimase tranquillo. Il rimorso mi attanagliava la gola e l'ultima delle mie lacrime mi rig il viso quando alla fine lanciai in aria ci che restava del vestito.
Amana pregai, mentre osservavo l'abito sfiorare le nuvole, illuminando il cielo con la sua luce. Se puoi sentirmi, ti restituisco le lacrime della luna. In cambio, ti chiedo che tu recida i fili che legano me - e tutti i demoni - alla richiesta di aiuto di Gyiu'rak e dello shansen. Dammi la forza di rimanere Maia... abbastanza a lungo per aiutare A'landi.
Non appena la preghiera giunse al termine, le lacrime della luna svanirono in un lampo di luce bianca.
Le invocazioni cessarono all'improvviso. Lo shansen e Gyiu'rak se n'erano andati.
Afferrai l'amuleto, stordita. Quel giorno avevo ottenuto una vittoria contro lo shansen, ma a un costo terribile.
Mi resta ancora un abito ricordai a me stessa. L'abito pi forte. Il mio cuore.
Sarebbe bastato per salvare la mia famiglia e A'landi?
Maia, Maia. Un ragazzo sbuc dalla foresta e corse verso di me con il respiro affannato. Mi avvolse il mantello intorno al corpo e mi accarezz i capelli. Va tutto bene. Lui non pu averti.
Le lacrime della luna rappresentano la mia mente mormorai. L'ho persa. I miei ricordi, i miei...
Allora te li ricorder io. Ti ricordi ancora di me, non  vero? Mi sfior il naso con il suo, i suoi occhi erano cos azzurri... Azzurri come l'acqua, come il mare scintillante vicino a... Riuscivo a vedere quel luogo, ma non riuscivo a dargli un nome.
Trasalii. Il ragazzo aveva un viso familiare, ma non ricordavo perch.
Mi diede un bacio sulle labbra, morbido e caldo come un alito di sole sulla schiena.
Edan. Il ragazzo che aveva mille nomi e al contempo non ne aveva nessuno. Il ragazzo le cui mani erano macchiate del sangue delle stelle. Stava tornando da me.
Al suo posto, per, svanirono altri ricordi. I miei ricordi pi cari, come se fossero stati selezionati uno per uno dalla mente in modo che la loro perdita mi ferisse il pi possibile. Per quanto ci provassi, non riuscivo pi a richiamare alla mente il blu delle acque accanto alle quali ero cresciuta, le storie di marinai e draghi marini che mio fratello mi raccontava. Un tempo avevo tre fratelli. Quale di loro aveva ridacchiato quando aveva tentato di farmi partecipare insieme a lui a un'avventura in citt? Quale aveva sempre un sorriso sbilenco, velato di malizia, ogni volta che riusciva con l'inganno a farmi fare i lavori di casa al posto suo?
Mio padre e mio fratello... dissi con voce spenta. Lo shansen li ha presi in ostaggio.
Allora dobbiamo andare da loro.
Scossi la testa. Io andr. Scattai in piedi, mentre un filo di fumo seguiva i miei movimenti come una scia. Io ho la magia. Tu no.
Edan sussult, ferito dalla mia puntualizzazione. Ne possiedo abbastanza.  ci che vuole lo shansen. Lui vuole che tu sia fuori di te a causa del dolore e della collera.
Un respiro strozzato mi si blocc nella gola. Quando cercai di immaginare mio padre e mio fratello i loro volti erano oscurati, come se ci fosse passato sopra un pennello intinto nell'inchiostro. Avrebbero anche potuto essere perfetti sconosciuti, ma sapevo che dovevo salvarli.
Se vuoi salvare tuo padre e tuo fratello disse Edan, allora ti serve un piano, come quello che avevamo per Lapzur. Lascia che ti aiuti a maneggiare la tua magia. La magia che  qui dentro. Indic l'amuleto. Poi mi premette le dita sul petto. E quella che  qui.
Come? Non penso di riuscirci.
Devi controllare la rabbia spieg. Diventer ogni giorno pi forte, come ha detto il maestro Tsring. Si nutrir del tuo desiderio di vendetta. Pi ti arrendi a esso, pi in fretta dimenticherai te stessa. E pi in fretta ti trasformerai.
La furia scorreva dentro di me, ma riuscivo a seguire il ragionamento di Edan.
Hai ragione dissi infine.
Infilai la mano in tasca, in cerca dell'uccello di stoffa che avevo tenuto da parte tre giorni prima. Non possiamo farlo da soli, Edan. Lo shansen ha un'armata di migliaia di uomini, oltre ad avere Gyiu'rak al suo fianco. E forse anche altri demoni. Feci una pausa, sforzandomi di riportare a galla un nome che avevo sulla punta della lingua. Apparteneva a qualcuno di importante... qualcuno che avrebbe portato speranza.
Lady Sarnai dissi, pronunciando il nome in fretta prima che mi sfuggisse di nuovo. Dobbiamo trovare Lady Sarnai.
La figlia dello shansen?
A lui importa ancora di lei.  l'unica in grado di batterlo. Sollevai il becco della gru con il dito. Lei  l'unica speranza per A'landi, Edan. Non tu. E nemmeno io.
Chin il capo da un lato. Sembra quasi che tu la ammiri.
L'ho sempre ammirata ammisi. Il problema  che  fuggita da palazzo dopo l'attacco di suo padre. Anche se sapessi dove trovarla, non so se ci aiuterebbe.
Respirai profondamente e spianai le ali dell'uccello di stoffa, che si erano spiegazzate dentro la tasca, poi lo porsi a Edan. Possiamo usare questo per trovarla.
Astuto comment Edan, esaminando la mia opera. Segu con le lunghe dita i fili che avevo cucito sulle ali e compresi che aveva capito che appartenevano al nostro tappeto volante.
Inarc un sopracciglio mentre mormorava: Lo stile delle pieghe  kiatano.
Lo conosci? domandai.
Sono stato a Kiata molte volte rispose quando ero pi giovane.
Una persona mi ha raccontato la storia di una principessa kiatana che realizz in questo modo delle gru di carta per cercare i fratelli. La mia non assomiglia molto a una gru, ma piuttosto a una papera...
O a una fenice sugger Edan. Non quelle a'landane, con la testa da aquila e le piume di pavone. A Nelronat le fenici avevano ali di fuoco ed erano nate dalle ceneri delle loro vite precedenti. Una volta ne catturai una, la portai con me ovunque... persino a Kiata... finch non vol via.
Credevo che fossero soltanto leggende. Le parole successive mi si bloccarono in gola. Storie fantastiche, come i racconti su Shiori. Ormai lo ricordo a malapena. O addirittura chi me l'ha raccontato.
Allora te lo racconter di nuovo disse Edan. Mi accarezz la guancia. Stanotte.
Al contatto con la sua la mia pelle si scald e, quando mi strizz l'occhio, mi fece arrossire. L'uccello di stoffa allora prese vita, solleticandomi il palmo della mano con le ali delicate.
Trova Lady Sarnai gli sussurrai. Dille che il regno  in pericolo, che abbiamo bisogno di lei. Chiedile di incontrarci al Palazzo d'Inverno.
L'uccello di stoffa si anim di vita propria, annuendo con il becco appuntito. Poi sollevai la mano e svolazz in alto nel cielo.
Lo osservai sparire piano piano e farsi strada fra gli alberi, finch non lo vidi pi.
...
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CAPITOLO 26.
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...
Arrivammo troppo tardi.
Il Palazzo d'Inverno stava bruciando, i tetti ricurvi e acuminati erano avvolti dalle fiamme. Il fumo si infiltrava fra i pilastri color smeraldo e devastava i cortili e nuvole pesanti incombevano nel cielo, che non era pi azzurro ma aveva il colore del carbone.
Non c'era traccia di Lady Sarnai.
La disperazione mi attanagliava mentre da lontano i miei occhi di demone scivolavano sul palazzo e sulle aree circostanti. Osservai gli elmi, le lance spezzate, le lanterne infrante e le borracce rovesciate. Sulle strade giacevano diversi cadaveri: per lo pi soldati, con il ghiaccio che luccicava sulle dita dei piedi, gli stivali e i mantelli erano stati rubati dai contadini locali che non potevano permettersi di farsi scrupoli su come sopravvivere all'inverno imminente. I morti non ammontavano a pi di qualche dozzina.
Dove sono i soldati dell'imperatore? domandai a Edan. Ha mandato un'armata a difendere il Palazzo d'Inverno. Non possono essere semplicemente scomparsi.
Edan aveva un'espressione cupa. Non lo so, xitara.
I cancelli erano sprangati e dietro le porte dipinte di rosso scarlatto alcune ombre si aggiravano furtive. Le guardie dello shansen.
Dovremo oltrepassare i cancelli.
Edan fece una smorfia per farmi capire con esattezza come si sentiva all'idea che io usassi la magia demoniaca, ma si limit ad afferrare il bastone in legno di noce e a cingermi la vita con un braccio.
Balzai in aria in direzione del palazzo. Il mantello svolazz alle mie spalle e le fiamme mi lambirono le scarpe, mentre il vento attizzava le scintille che danzavano vicino alle suole.
Non ero abbastanza pratica nel muovermi come un demone da saper volare nel vero senso della parola; si trattava pi che altro di giganteschi salti. Ma, mentre solcavo il cielo in mezzo agli uccelli, mi sentivo quasi come uno di loro. Inoltre, non per la prima volta, mi domandai quale forma avrei assunto quando avessi finito per soccombere alla maledizione di Bandur.
Un demone! esclamarono le guardie dello shansen non appena ci avvicinammo al palazzo. E lo stregone!
Le frecce iniziarono a pioverci addosso pi veloci di uccelli... come minuscoli pugnali che fendevano il cielo e facevano cantare l'aria. Mi prese il panico. I piedi annasparono a mezz'aria, sforzandosi di portarci pi in alto.
Continua a volare, xitara disse Edan. Mi occuper io delle frecce.
Quando arriv l'attacco successivo Edan sollev il bastone, borbottando qualche parola sottovoce. Le frecce rimbalzarono su uno scudo invisibile.
Ah, dunque la magia non l'ha abbandonato del tutto sentii che commentava lo shansen.
Non avrei dovuto udirlo nel frastuono delle fiamme che divoravano il Palazzo d'Inverno e al di sopra degli ululati del vento invernale. Ma il mio udito da demone era diventato pi fine e la vista lo era ancora di pi.
Quali che fossero le ferite riportate dallo shansen dopo la battaglia al Palazzo d'Autunno, erano ormai guarite del tutto. Poi aggiunse: Ma l'Edan che conoscevo avrebbe rispedito indietro quelle frecce addosso ai miei uomini, moltiplicate per dieci e con le piume infuocate. Si volt verso i soldati. Annullate l'attacco. Lasciate che vengano. Voglio scambiare una parola con il demone di Khanujin.
Non volarono altre frecce, cos raggiunsi il cancello in un impeto di fumo.
Abbassai lo sguardo sui soldati dello shansen. A guidare le truppe c'erano i tre figli, con gli occhi scuri e spietati e le bocche incurvate in una variante dello stesso ghigno crudele del padre. Il maggiore portava l'arco in legno di frassino di Sarnai, e mi domandai come fosse stato per lei crescere in mezzo a loro. Non mi ricordavano affatto i miei fratelli.
Alle loro spalle cavalcavano i generali dello shansen e i mercenari balardani. I soldati attendevano con le spade sguainate e le frecce incoccate. Si aspettavano forse che mi arrendessi?
Serrai la bocca in un moto di irritazione. Avrei potuto ridurre le loro armi in cenere con un solo pensiero!
Atterrai sul pavimento di pietra del cortile del palazzo con un tonfo che risuon cos forte da fare indietreggiare i soldati dello shansen. Poi i ranghi si divisero e il signore della guerra si fece avanti per venirmi incontro.
Sei venuta a implorare per la vita del tuo imperatore, Maia Tamarin? tuon. Ha atteso con ansia il tuo ritorno.
Dunque era ancora vivo.
Alzai il mento. Dove sono mio padre e mio fratello?
Gyiu'rak dice che sei stata in grado di respingere le mie invocazioni aggiunse lo shansen, ignorando la domanda. Mi chiesi se sapesse che avevo vanificato completamente il tentativo di Gyiu'rak, impedendo a tutti i demoni di accorrere in suo aiuto. Non vedevo il suo demone da nessuna parte.
Notevole. Avevo sperato che potessi unirti a noi. L'invito  ancora valido. Accettalo e ti permetter di riunirti con la tua famiglia.
Il suo tono di voce cordiale mi dava ai nervi. Al matrimonio era stato rude e sgarbato. Ma adesso stava cercando di convincermi, il che significava che mi vedeva come una minaccia.
E lo ero. Avrei potuto squarciargli il petto con gli artigli e versare il suo sangue sul terreno coperto di cenere... prima ancora che una sola delle sue guardie potesse reagire.
Se non fosse stato per Baba e Keton, avrei potuto farlo.
Stregone continu lo shansen. Abbozz un inchino. Devo ringraziarti per aver infranto il tuo voto. Non sarei riuscito a ottenere nulla di tutto ci se tu fossi stato al fianco di Khanujin.
Edan trattenne il fiato, ma non disse nulla.
La storia racconter che la Guerra dei Cinque Inverni fu combattuta tra me e l'imperatore Khanujin prosegu il signore della guerra, ma  una menzogna. La guerra era tra me... e te, stregone. Peccato che adesso la tua magia sia cos debole.
Voglio vedere mio padre e mio fratello sbottai.
Li vedrai molto presto. Lo shansen si volt. Siete arrivati appena in tempo per la cessione del trono.
Fece un cenno ai tre figli, che subito sparirono dentro una stanza dietro il cortile. Quando tornarono, si trascinavano dietro una sagoma rattrappita dal terrore.
Riconobbi a stento l'imperatore. Senza copricapo, senza armatura... Il mantello che avevo intessuto per lui era strappato e logoro. I capelli neri erano arruffati in un ammasso informe e aveva l'aria di chi non si lavava da giorni. Aveva i polsi e le caviglie legati da corde ed era imbavagliato con un pezzo di stendardo dello shansen, uno sprazzo di verde brillante.
Quando improvvisamente capii, un brivido mi corse lungo la schiena. L'armata non avrebbe mai abbandonato Khanujin in quel luogo. A meno che...
No. Mi voltai, esaminando le rovine incenerite del palazzo. L'aria era troppo immobile, troppo tranquilla.
E in quel momento compresi che cosa era accaduto all'esercito di Khanujin: era stato distrutto... dai fantasmi di Gyiu'rak.
Quale prezzo aveva dovuto pagare lo shansen per un tale potere?
Lasciatelo andare disse Edan, staccandosi dal mio fianco e facendomi ombra con la sua sagoma alta e autorevole.
Il Lord stregone parla lo scimmiott lo shansen. Curioso, Edan, che continui a servire Khanujin perfino dopo che il voto  stato infranto. Ed  ancora pi curioso che arrivi qui insieme alla sarta imperiale. Non avrei mai pensato che fossi un alleato dei demoni.
Lei non  un demone.
Non ancora disse una nuova voce.
In una tempesta di fumo pallido e lucente, Gyiu'rak si materializz dall'amuleto dello shansen e prese posto accanto al signore della guerra, assumendo la sua forma umana. I capelli bianchi, screziati di nero, erano raccolti in alto come se fosse una dama di corte.
Sentur'na mi salut, digrignando i denti mentre pronunciava il mio nome da demone. Un sorriso maligno le incurv le labbra quando si volt a guardare Edan. Jinn.
A quel nome, Edan si irrigid.
Siete arrivati in tempo per assistere alla fine della dinastia Ujin.
Gli occhi di Khanujin si spalancarono alla vista del demone dello shansen. Contorse le mani, nel tentativo di liberarle dalle corde.
Basta cos disse Edan. Avete catturato l'imperatore e reclamato la vittoria. Lasciatelo andare. Disonorate il vostro retaggio uccidendolo.
Disonorare? ringhi il signore della guerra. Pensi che Khanujin mi risparmierebbe, se i ruoli fossero invertiti? No. Sar sacrificato al mio demone. Il suo sangue  il prezzo che pago per un nuovo A'landi.
Lo pagher io esclamai d'impulso. Lasciate andare l'imperatore.
Tu? gracchi Gyiu'rak. Un demone non pu pagare il mio tributo di sangue. Tuo padre e tuo fratello, invece...
Con un sibilo che non avevo mai sentito uscire dalle mie labbra mi lanciai all'attacco, ma Edan mi trattenne. I suoi occhi mi implorarono di non fare nulla di avventato.
Gyiu'rak rise. Molto bene, allora disse. E, in un istante cos rapido che non fu altro che un turbinio di colore, squarci con le unghie la gola pallida dell'imperatore.
Il sangue inizi a sgorgare, brillante come i rubini che aveva intorno ai polsi.
La violenza e la rapidit di quel gesto mi sconcertarono. L'aria mi si gel nei polmoni, il corpo si tese come una corda.
Poi, uno schiocco.
Khanujin si accasci. Edan lo prese al volo, depositandolo con delicatezza sul pavimento.
Mi inginocchiai al suo fianco. Le labbra del mio sovrano divennero grigie come la cenere che era piovuta sulla sua pelle. Gliela pulii dal volto e gli strinsi la mano. Non provavo alcun amore nei suoi confronti; non avrei potuto dire nulla per infondergli conforto. Eppure in quel momento avrei voluto poter fare qualcosa per alleviare il suo passaggio all'altro mondo.
Le sue guance si gonfiarono in un ultimo respiro e gli occhi divennero vacui. Era l'ultimo della sua dinastia e con lui finiva un'era. Era stato egoista e spietato, ma in un certo senso lo comprendevo. Era stato addirittura crudele, ma quando si era trattato del suo Paese e del suo popolo non si era mostrato privo di cuore, come invece sapevo che sarebbe stato lo shansen.
Quando il padre di Khanujin era morto, l'intero Paese aveva trascorso cento giorni a compiangerlo. Ogni negozio e ogni casa aveva coperto le finestre di lenzuoli bianchi come l'avorio per onorare la morte dell'imperatore Tainujin e io, ancora bambina, mi ero legata una fascia bianca intorno alla manica.
Khanujin non avrebbe ricevuto gli stessi onori.
Gli uomini dello shansen issarono lo stendardo del signore della guerra. Lunga vita all'imperatore intonarono. Possa egli vivere diecimila anni!
Con mia grande sorpresa lo shansen non gonfi il petto di orgoglio, n sput sul cadavere dell'imperatore, come mi ero quasi aspettata che facesse. Al contrario, mentre i soldati celebravano la vittoria, mi gir intorno, lasciando sul terreno alle sue spalle le impronte degli stivali.
Sull'amuleto del signore della guerra brillavano delle venature cremisi. Mi domandai quanto sangue avesse promesso a Gyiu'rak in cambio della sua magia.
Per essere cos devota al tuo Paese, sembra che tu non capisca che il futuro di A'landi risiede in me. Estendo il mio invito a te un'ultima volta, Maia Tamarin. Accetta, e risparmier i tuoi familiari. Rifiuta, e moriranno.
L'ultimatum mi rintron nelle orecchie.
Non cedetti, ma non opposi nemmeno resistenza. Dove sono?
Lo shansen fece un cenno con il capo e mio padre e mio fratello furono portati sulla piazza.
Li guardai in preda all'ansia. A un primo sguardo non ero sicura che fossero loro. Tutto ci che vedevo erano due uomini, uno pi giovane e uno pi anziano, incatenati insieme, con dei sacchi di riso che coprivano loro la testa.
Non li riconosci osserv Gyiu'rak, e le sue parole mi trapassarono come la lama di un coltello. Li hai gi dimenticati.
L'angoscia mi attanagliava il cuore. Non avrei dovuto avere bisogno di vedere il viso di mio padre e di mio fratello per riconoscerli, eppure il demone aveva ragione. Non li conoscevo pi.
Una guardia colp Baba sulla parte posteriore delle gambe e lui grid di dolore.
Riconosci il suo grido, Sentur'na? mi provoc Gyiu'rak.
Indietreggiai. Non riconoscevo l'urlo di Baba perch non l'avevo mai sentito prima di quel momento.
Ma riconobbi il suono della sua voce. Keton farfugli debolmente quando mio fratello cerc di difenderlo. Gli stivali coperti di neve delle guardie schiacciarono a terra mio padre e mio fratello, e sentii Baba sussurrare: Non combattere.
Lentamente il ricordo di Baba riemerse in me. Perfino in quel momento, in quelle terribili circostanze, manteneva la calma. Era un uomo dal cuore tenero. Finalmente riconobbi la lieve curva della sua fragile schiena, le nocche sporgenti sulle mani... mani che avevano passato anni a insegnarmi a cucire.
E riconobbi anche mio fratello. Il modo in cui oscillava avanti e indietro sui talloni quando avanzava zoppicando, il taglio irregolare dei pantaloni - con gli orli tutti storti che si cuciva da solo mentre li teneva indosso - e i gomiti che sporgevano in fuori ogni volta che era spaventato o nervoso.
Affrontai lo shansen. Liberate mio padre e mio fratello.
Gyiu'rak sbuff. Altrimenti?
Altrimenti vi uccider risposi con voce gelida.
Negli occhi di Gyiu'rak balen un lampo di divertimento. Dal labbro inferiore le spuntarono zanne affilate come quelle di una tigre e mentre avanzava verso di me vidi i muscoli delle braccia e delle gambe gonfiarsi. Di certo era riuscita a farmi sentire piccola. Vorrei vederti tenere fede a questa minaccia.
Non farlo disse Edan, sfiorandomi il braccio. Se scegli di percorrere questa strada...
Non c'era bisogno che portasse a termine il suo avvertimento. Sapevo che cosa voleva dire. Se avessi permesso a Gyiu'rak di provocarmi, mi sarei arresa al mio demoniaco desiderio di vendetta.
Sarei diventata come Gyiu'rak.
Ma quanto bramavo la vendetta...
Mi voltai verso lo shansen, ignorando Gyiu'rak. Lasciateli andare.
La mia pazienza ha un limite, sarta ribatt lui. Ti ho dato la possibilit di unirti a noi. Sei stata incauta a rifiutarla. Fece un cenno con il mento a Gyiu'rak, i cui occhi ora erano oscurati dalla sete di sangue. Uccidili.
Il cuore mi balz in gola e soffocai un grido, scagliandomi contro Gyiu'rak prima che potesse avventarsi su Baba e Keton. Il demone mi blocc con facilit con un braccio e mi spinse di lato.
Non ero mai stata colpita con una tale forza prima di allora, nemmeno da Bandur. Il mio corpo si ripieg su se stesso e i nervi si contrassero per il colpo. Le ginocchia non volevano sorreggermi, e lei rideva mentre tentavo di rimettermi in piedi.
Patetica gracchi. Non preoccuparti. Dar loro una morte rapida.
Chiusi gli occhi, rievocando l'immagine della morte dell'imperatore Khanujin: lo squarcio che Gyiu'rak gli aveva tracciato sulla gola, cos in fretta che non si era nemmeno accorto di cosa fosse accaduto finch il sangue non aveva iniziato a sgorgare dai lembi della ferita sul collo, portandogli via il colore dal viso e la vita dal corpo.
Non avrei permesso che accadesse a Baba e a Keton.
Con un balzo mi lanciai addosso al demone, afferrandola da dietro e avvolgendole le braccia intorno al collo.
Si contorse e si rigir, spiccando un salto in aria per liberarsi. Io tenni salda la presa, conficcandole le unghie nel collo e nel petto. La sua carne era fredda, le ossa dure come il ferro. Non riuscivo a capire se i miei attacchi avessero qualche effetto su di lei.
Quando atterrammo di nuovo si gett nel fuoco che stava ancora ardendo al centro della piazza, con me saldamente aggrappata alla sua schiena. Continu a correre tra le fiamme, ancora e ancora, nel tentativo di soffocarmi con il calore, ma io non sentivo nulla. Il fuoco mi solleticava la pelle e mi bruciacchiava la tunica sulla schiena, ma non mi provocava altri fastidi.
Lo stesso non si poteva dire di Gyiu'rak. Le fiamme lambivano la sua pelle umana. Vedevo il dolore sul suo viso nel modo in cui serrava forte la bocca, premendo le labbra sulle zanne. Gli altri demoni erano vulnerabili al fuoco? All'improvviso ebbi una rivelazione: Bandur mi aveva spesso trovata viaggiando attraverso le fiamme, ma mai nella sua forma umana.
Quando si accorse che i suoi sforzi erano vani, digrign i denti. Forse sei in uno stadio pi avanzato di quanto pensassi, stolta di una sarta.
Si lanci a terra di schiena, costringendomi a balzare via prima che mi schiacciasse. Caddi con forza sul fianco e sentii le costole cedere sotto il mio peso. Gyiu'rak si lanci su di me ma io rotolai via verso il fuoco, afferrando uno dei ceppi che scoppiettavano tra le fiamme e lanciandoglielo in faccia.
Le scintille che si levarono dal legno crepitante le finirono negli occhi ed emise un ruggito di tigre, mentre con le braccia sferrava gi un altro attacco. La schivai, poi la spinsi tra le fiamme.
Una scia di un azzurro argenteo mi pass accanto. Era Edan, che brandiva il pugnale di meteorite. Si precipit verso il fuoco e piant la lama nel petto del demone.
Gyiu'rak url, mentre il suo corpo si contorceva di dolore. Svan in una tempesta di fumo, vorticando di nuovo nell'amuleto dello shansen.
Ma la battaglia non era ancora finita. Centinaia di soldati ci circondarono. Scura in viso, mi voltai verso di loro. Edan e io non avevamo alcuna possibilit di sconfiggerli tutti, ma avrei fatto ci che dovevo... per liberare Baba e Keton.
Uccidete i prigionieri! grid allora lo shansen ai tre figli.
Gli archi si levarono, puntando le frecce contro mio padre e mio fratello. Fui travolta dal terrore e spiccai un salto per fare loro scudo con il corpo.
A un tratto una freccia scarlatta dall'aspetto familiare trafisse con precisione assoluta la parte inferiore del palmo della mano di uno dei figli dello shansen. Un'altra freccia, poi un'altra ancora, finch tutti e tre i figli crollarono a terra, gravemente feriti.
Possibile che sia lei? Allungai il collo, in cerca di Sarnai.
Alcuni cavalli superarono i cancelli, passando attraverso le fiamme e scalciando via tizzoni e cenere con gli zoccoli. Altre frecce scarlatte volarono e udii grida e gemiti, le ultime urla dei soldati prima che cadessero a terra.
Mentre gli uomini dello shansen erano distratti, mi affrettai a trascinare Baba e Keton in un angolo lontano dalla mischia.
Stavo per sfilare i sacchetti di riso che coprivano loro il volto, ma all'ultimo momento decisi di non farlo. Non volevo che mi vedessero in quello stato, pi simile a un demone che a una ragazza.
Restate qui dissi, toccando la spalla di Keton, poi quella di Baba. Sarete al sicuro.
Maia? domand Baba. Sei tu?
Mi morsi il labbro per non rispondere. Sentirlo invocare il mio nome mi procur una sensazione che aveva la parvenza di una fitta al cuore. Abbastanza da farmi provare dolore per un istante, poi spar.
Tornai alla battaglia e trovai Lady Sarnai e Lord Xina affiancati da un piccolo manipolo di guerrieri.
Non avevo mai visto Lady Sarnai in battaglia. Era pi agile di qualunque uomo e forte come ognuno di loro. Nessuno fra i soldati dello shansen poteva eguagliare la sua abilit con l'arco; trafisse una dozzina di uomini, aprendo un varco perch Lord Xina potesse attaccare suo padre.
Ma lo shansen, animato della potenza del demone, riusc facilmente ad avere la meglio sull'uomo che un tempo era stato il favorito tra i suoi guerrieri. Spezz a met la lancia di Xina, lo scagli contro le mura di uno dei bastioni e lanci un ruggito trionfante: era pi simile a una tigre che a un uomo.
Cercai con gli occhi l'amuleto che gli ondeggiava sul petto coperto dall'armatura. L'ossidiana brillava della magia di Gyiu'rak e temetti di sapere che cosa sarebbe accaduto subito dopo.
Lo shansen si volt per affrontare la figlia, che stava avanzando verso di lui brandendo l'arco.
Lasciando cadere la lancia spezzata di Lord Xina, l'uomo apr le braccia come per accogliere il suo attacco. Aspett che la figlia fosse a venti passi di distanza, poi sfior l'amuleto... e allora, fondendosi con Gyiu'rak, si trasform in una tigre, con la pelle umana che si copriva di pelliccia bianca.
A differenza di Lady Sarnai, io avevo gi visto la trasformazione del signore della guerra. Tir indietro le redini e si chin in avanti, incurvando le spalle per prepararsi all'attacco del padre.
Dovevo fare qualcosa! Ma ero dall'altra parte del campo di battaglia, troppo lontana per essere d'aiuto.
La tigre si avvent su di lei a una velocit vertiginosa. Il cavallo nitr e Lady Sarnai fu sbalzata dalla sella, sparendo dalla mia vista. La maggior parte dei guerrieri sarebbe morta all'istante, e per un istante temetti che anche lei avesse avuto quella sorte. Poi riemerse, lottando contro la tigre a mani nude.
Lo shansen le punt gli artigli alla gola.
Fermo! gridai nei suoi pensieri.  vostra figlia. Le avete insegnato voi a combattere cos.
Un lampo di esitazione gli balen sulle sopracciglia. Ringhi, ma mi stava ascoltando.
Il demone vi ha distorto i pensieri. Non permettetele di uccidere vostra figlia.
Mentre parlavo con lo shansen, Lady Sarnai si dimenava per allontanare gli artigli del padre e rimettersi in piedi.
Uccidila! strill Gyiu'rak dall'amuleto dello shansen. Le grida del demone si sovrapposero alle mie e l'esitazione sul viso dello shansen svan. Uccidila.
Gli artigli dello shansen si levarono a mezz'aria. Lo stomaco mi si contorse per la paura e rabbrividii. Ero sicura che al prossimo battito del mio cuore Lady Sarnai sarebbe morta. La zampata si abbatt su di lei, ma la figlia del signore della guerra rotol via e Lord Xina part alla carica. Il guerriero conficc la lancia spezzata nel fianco dello shansen.
La tigre rugg di dolore, dimenandosi e rivoltandosi. Lady Sarnai allora brand la spada. A differenza del padre, non esit. Ma era troppo tardi. Lo shansen balz oltre il fuoco e spar.
Nello stesso istante le fiamme arretrarono e Lady Sarnai piant la spada nelle ceneri rimaste. Non riuscivo a vederla in volto, ma le tremavano le spalle per la frustrazione. Aveva perso l'opportunit di sconfiggere il padre.
Volt le spalle ai tizzoni e marci verso lo stendardo che gli uomini dello shansen avevano issato. Poi spezz il palo contro il ginocchio e strapp in due la bandiera.
Lo shansen si  ritirato dichiar. Chiudete i cancelli!
E al suo comando le porte del Palazzo d'Inverno si chiusero con un rombo.
La battaglia era finita.
...
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...
CAPITOLO 27.
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...
Non era una vittoria.
Lady Sarnai sapeva - e lo sapevo anche io - che lo shansen aveva ceduto il Palazzo d'Inverno solo perch per lui non aveva alcun valore strategico. La pi piccola fra le residenze di Khanujin era infatti stata costruita in tempi pi pacifici allo scopo di ospitare la famiglia reale durante i rigidi inverni di A'landi. La difesa si limitava alla sua posizione sulla sommit della scogliera e i quartieri militari erano stati svuotati durante la Guerra dei Cinque Inverni. Il palazzo non era nemmeno collegato alla Grande Strada delle Spezie.
L'imperatore Khanujin aveva commesso un errore fermandosi in quel luogo. Il Palazzo di Primavera si trovava ad appena una settimana di viaggio dal Palazzo d'Inverno e, sorgendo sulla costa orientale di A'landi, era protetto sia dalla flotta imperiale sia dall'esercito di Jappor, il pi forte della nazione. Ora che Khanujin era morto nessuno avrebbe potuto impedire allo shansen di conquistare la capitale... e A'landi.
Nessuno, avrei voluto dire a Lady Sarnai, a parte lei.
I suoi tre fratelli erano in catene; le frecce scarlatte spuntavano ancora dalle loro mani, dalle gambe, dalle costole e dalle spalle. Ogni ferita sembrava calcolata in modo da infliggere un dolore acuto senza per ucciderli.
Lei ignor le suppliche di perdono e pretese la restituzione dell'arco in legno di frassino dal fratello maggiore.
Portateli nelle segrete disse a Lord Xina. Decider pi tardi che cosa fare di loro.
Terrorizzati dall'oscura magia demoniaca a cui avevano assistito, molti dei soldati dello shansen erano ben disposti a giurare fedelt a Lady Sarnai, che li aveva intrepidamente guidati in battaglia durante la Guerra dei Cinque Inverni. Quanti non vollero piegarsi a lei furono gettati nelle segrete senza cibo n acqua. Alcuni le sputarono addosso, gridando: Ho troppo onore per stare agli ordini di una donna!.
Fece rinchiudere anch'essi nelle segrete, ma solo dopo aver ricordato alle guardie di far tagliare loro la lingua.
Nessun altro os mettere in dubbio la sua autorit.
A mezzogiorno Lady Sarnai aveva ripristinato l'ordine al Palazzo d'Inverno. I suoi uomini avevano spento tutti gli incendi e lei aveva incaricato i ministri dell'imperatore sopravvissuti di fare l'inventario delle armi che potevano ancora essere salvate dall'armeria e dei viveri di cui il palazzo disponeva nel granaio e nei magazzini.
 proprio tosta, non  vero? domand Keton mentre cullavo la testa di Baba sul grembo. Persino pi spaventosa di quanto la ricordassi dai tempi della guerra.
S, lo . Non volevo parlare di Lady Sarnai. Dopo aver rivisto mio fratello e mio padre, tutto ci che desideravo era memorizzare i loro volti. Sentire le loro voci e riempire i vuoti sempre pi grandi che avevo nella memoria.
Baba aveva le maniche stracciate e quando gliele arrotolai notai i lividi sulle sue braccia.
Ci hanno picchiati solo quando abbiamo opposto resistenza disse Keton con un filo di voce. Quando sono venuti a Porto Kamalan ho cercato di combatterli. Hanno quasi dato fuoco al negozio.
Impallidii per la collera. Il solo pensiero di Baba che veniva trascinato via dal tavolo da lavoro, dei soldati che saccheggiavano la bottega che la mia famiglia aveva faticato cos tanto a tenere in piedi, di mio padre e mio fratello in catene e di Keton, che aveva appena riacquistato la capacit di camminare, spintonato e frustato... Come aveva osato lo shansen!
Mi dispiace sussurrai.  tutta colpa mia.
Keton mi sfior il braccio in un gesto di perdono, ma riuscivo a percepire le domande che prendevano forma nella sua testa, sempre pi evidenti per via della fronte aggrottata. Perch era colpa mia? Ero cos importante da spingere lo shansen a mandare dei soldati a Porto Kamalan per catturare lui e Baba? Non ero ancora pronta a rispondere a quelle domande.
Serrai forte le labbra e nascosi le mani nelle tasche.
Con mio grande sollievo, comparve Edan.
Gli alloggi principali nel cortile meridionale sono stati risparmiati dal fuoco disse in tono pacato. Sembrava esausto; usare la magia l'aveva stancato pi di quanto volesse dare a vedere. L far pi caldo per tuo padre.
Keton spalanc gli occhi, riconoscendo Edan dalle storie che gli avevo raccontato, ma quello non era il momento per le presentazioni.
Insieme, io e Edan sollevammo Baba e lo portammo all'interno. Trovammo un letto in una delle camere dei ministri e, mentre adagiavamo Baba sul materasso, i suoi occhi socchiusi si aprirono.
Mi afferr per un braccio. Maia.
Trasalii e abbassai gli occhi, nella speranza che Baba non li avrebbe notati se fossi rimasta in penombra.
Sei al sicuro, Baba gli dissi. Lo shansen se ne  andato. Lady Sarnai ha preso il comando del Palazzo d'Inverno.
E l'imperatore?
Esitai. Morto.
Morto. Cos tanti morti. Lo sguardo di Baba vag per la stanza e si fiss sul soffitto. Non aggiunse altro per un po'. Possano gli di vegliare su di lui.
Cerc di mettersi a sedere. Chi  l'uomo alle tue spalle?
Edan era tornato con un bollitore di bronzo fumante.
Baba, Keton... esordii. Questo  Edan, il Lord stregone di Sua Maest.
Ex Lord stregone precis Edan, schiarendosi la voce.
In un altro momento avrei potuto sorridere per quanto Edan appariva nervoso, ma non quel giorno. Pos il bollitore per salutare a dovere la mia famiglia. Prima fece un inchino a Baba, poi a Keton, che si tir indietro.
Abbiamo la stessa et disse mio fratello. Smettetela di inchinarvi. Per favore.
Mio padre scrut lo stregone con diffidenza. Ah, s, ho sentito parlare molto di voi. In tanti credono che siate voi la causa all'origine della Guerra dei Cinque Inverni.
Edan inspir a fondo e rispose: E non si sbaglierebbero, signore.
Dunque siete voi quello da incolpare per la morte dei miei figli maggiori. Per le migliaia di figli che sono morti e per i molti altri che stanno marciando incontro alla morte mentre parliamo.
Baba... cercai di intervenire. Gli porsi dell'acqua. Bevi.
Al suono della mia voce, le spalle di Baba tremarono.
Sospir per il rimorso. Sono stanco disse infine. Rimandiamo le presentazioni a un altro momento. Vorrei riposare.
Poi chiuse gli occhi, segno che ci stava congedando.
A passo pesante, seguii Edan e Keton fuori dalla stanza. Mio fratello mi tocc la spalla e disse, in un tono cos basso che potessimo sentire solo noi due:  stata una settimana difficile per entrambi. Rester qui e parler con lui quando star meglio.
Annuii distrattamente, cercando di nascondere la delusione.
Grazie, Keton dissi, poi me ne andai per raggiungere Edan.
Non preoccuparti, xitara. Edan mi baci sulla guancia. Non sono mai stato molto popolare tra gli a'landani, ma sono riuscito a conquistare quelli pi importanti.
Mi sforzai di sorridere, ma non era questo che mi preoccupava. Se Baba non si fidava di Edan per via della magia, che cosa avrebbe pensato di me una volta scoperta la verit?
Che cosa avrebbe pensato, una volta scoperto che sua figlia era un mostro?
. . . .
Dopo la battaglia il corpo di Khanujin era stato dimenticato. Le sue vesti imperiali giacevano a terra ridotte a brandelli, il mantello incantato che avevo realizzato per lui era quasi irriconoscibile, coperto di sporco, terra e sangue. Quando vidi il cadavere dell'imperatore profanato e trascurato, il risentimento che un tempo avevo provato nei suoi confronti svan.
Merita di essere sepolto dissi. In molti lo amavano... anche se non sapevano quanto potesse essere crudele.
Non era un brav'uomo concord Edan, n un grande sovrano, ma si preoccupava per il suo Paese abbastanza da fare sacrifici per esso.
Si accovacci accanto a quello che era stato il suo padrone. Il ghigno che un tempo aveva incurvato la bocca dell'imperatore aveva lasciato il posto a una linea delicata e il suo viso sembrava quasi pi regale adesso che era pallido e ingrigito dalla morte.
Fra i talismani appesi alla cintura intravidi il vecchio amuleto di Edan.
Edan lo raccolse e lo sollev, facendo scorrere il pollice sul falco inciso sulla superficie di bronzo. Pensai che volesse tenerlo, ma dopo una lunga pausa lo ripose al suo posto sulla cintura di Khanujin.
Anche in assenza del voto, sento il dovere di proteggerlo. Avevo promesso a suo padre che avrei protetto A'landi. Ho deluso entrambi.
A'landi non  ancora caduto replicai. Noi non lo permetteremo.
Edan annu e fece per stringermi la mano di nuovo, ma l'arrivo di Lady Sarnai e del suo seguito di soldati interruppe qualunque cosa avesse intenzione di dirmi. La figlia dello shansen si ergeva forte come qualunque re, una mano sul fianco e l'altra sull'elsa della spada.
Cosa ci fate voi due qui? Con quel... Lady Sarnai si rifiutava di mostrare rispetto all'imperatore morto. La sua espressione si indur quando ci guard. C' del lavoro da fare. Rendetevi utili.
Ancora accovacciata accanto a Edan, mi alzai. Non avevo paura di guardarla negli occhi.
Senza dubbio si aspettava che ubbidissi all'istante, ma feci l'opposto. Merita di essere sepolto, Vostra Altezza. Non potete lasciarlo qui a marcire.
Chi siete voi per dare ordini?
Era l'imperatore dissi. Qualunque cosa provaste nei suoi confronti,  morto per A'landi.
Di una morte disonorevole sbott. Il suo esercito  stato massacrato. Ha permesso che lo facessero prigioniero...
Avreste preferito che fosse scappato? ribattei. L'imperatore Khanujin non era un grande uomo, ma non era un codardo. Ha scelto di restare con il suo Paese fino alla fine.
Cosa che voi non avete fatto evitai di sottolineare.
Il volto di Sarnai si oscur di fronte all'insulto che avevo intenzionalmente lasciato in sospeso.
Fatelo lavare e ripulire ordin ai suoi uomini. Come se ci avesse ripensato, aggiunse: Sarta, confezionate per lui un sudario adeguato alla sepoltura.
Gir i tacchi, guardandomi a malapena. Qualcosa sfarfall alle sue spalle, anche se lei cerc di scacciarlo.
Era il mio uccello di stoffa.
Vieni con me dissi a Edan, e insieme la seguimmo fino alla sala delle udienze del Palazzo d'Inverno, di cui Lady Sarnai aveva preso possesso semplicemente posando il suo arco sul tavolo in legno di pino. Lord Xina e i ministri di Khanujin sopravvissuti erano gi l ad aspettarla.
Tamarin disse, fulminandomi con lo sguardo quando si accorse che l'avevo seguita, ancora pi irritata perch il suo udito da cacciatrice non l'aveva avvertita della nostra presenza.
Incroci le braccia. Pensavo di avervi ordinato di lavorare a un abito da sepoltura per il vostro Khanujin.
Invece di rispondere fischiai piano e l'uccello di stoffa, che stava svolazzando per la stanza, mi atterr sul palmo della mano.
La figlia dello shansen sbuff dal naso. Dunque l'uccello  vostro. Avrei dovuto immaginarlo. A quanto pare i guai vi seguono ovunque andiate.
Raddrizzai le spalle con aria di sfida. Quando marceremo su Jappor?
Marciare su Jappor? ripet. L'intero consiglio mi guard come se fossi matta.
La finestra per salvare A'landi si sta chiudendo commentai. Dobbiamo andare adesso.
E perch dovrei salvare A'landi? ringhi Lady Sarnai. L'imperatore  morto, cos come migliaia dei suoi uomini. Non ho intenzione di gettare via altre migliaia di vite, dal momento che non c' alcuna speranza di vincere contro mio padre. Si volt. Ci ritiriamo a ovest, portate con voi i vostri sopravvissuti.
Ma...
Le nazioni sorgono e tramontano. Lo stregone dovrebbe saperlo meglio di chiunque altro.
Siete arrabbiata dissi. Avete il diritto di esserlo. Khanujin vi ha portato via molto. Ha portato via molto anche a me... a tutti noi. Ma pensate a cosa succeder ad A'landi se vostro padre dovesse diventare imperatore. Voi stessa avete detto che non  l'uomo che ricordavate, che  stato corrotto dal suo demone. Come faremo a impedire a Gyiu'rak di diventare la vera sovrana di A'landi?
Le spalle di Lady Sarnai si irrigidirono. Non possiamo vincere contro l'esercito di mio padre. Ora che Khanujin  morto, se lo shansen si  autoproclamato imperatore, l'esercito a Jappor sar dalla sua parte. Gli altri signori della guerra non oseranno insorgere contro di lui.
Potete chiamarli a raccolta perch vengano in nostro aiuto?
Non c' abbastanza tempo ribatt Lord Xina. Lo shansen raggiunger Jappor fra pochi giorni. Avr il controllo dell'armata imperiale.
Sar Gyiu'rak ad avere il controllo dell'armata imperiale lo corresse Lady Sarnai a denti stretti. Il suo potere su mio padre diventa ogni giorno pi forte. Una volta che il tributo di sangue sar pagato, il potere sar assoluto.
Credevo che il tributo di sangue fosse la vita dell'imperatore.
La vita dell'imperatore, s. La voce di Lady Sarnai divenne cavernosa. Le cicatrici le brillarono pallide sotto la luce acquosa della sala. Insieme ad altre diecimila.
Mi si contorse lo stomaco. Non era una novit solo per me, ma anche per i ministri. Segu un silenzio carico di sconcerto, poi tutti cominciarono a parlare all'unisono. Lady Sarnai sollev le mani e sbatt lo stivale sul pavimento di legno.
Basta! Per mio padre non sono nulla. Sono gi morti in migliaia nella Guerra dei Cinque Inverni. Lui la vede come un'opportunit per deporre una dinastia corrotta e dare inizio alla sua. Ho combattuto abbastanza battaglie da sapere quando ritirarmi e quando continuare a lottare. Non c' modo di vincere contro Gyiu'rak.
Non sono d'accordo, Vostra Altezza si intromise Edan.
Lady Sarnai parl con voce dura. Allora illuminateci, stregone. Come pu essere sconfitto mio padre?
Gli serviranno un paio di giorni per riprendersi dalle ferite ragion Edan. La flotta imperiale e l'armata di Jappor si opporranno al suo comando; la Guerra dei Cinque Inverni non  passata da cos tanto tempo da far loro dimenticare che era il nemico. Cercheranno di difendere il Palazzo di Primavera dal suo attacco. Ma il demone sar ancora pi forte a Jappor, data la prossimit al Nord. Direi che abbiamo una settimana. Due, al massimo, prima che la capitale cada.
Gli occhi di Lord Xina, scuri come due pietre nere e scintillanti, si posarono su Edan. E perch dovremmo fidarci di voi? Voi, la cui lealt pu essere comprata...
Comprata? ripet Edan. Pensate che volessi aiutare Khanujin a combattere contro lo shansen? Che volessi distruggere il vostro Paese con una guerra? Ero vincolato da un voto che non potevo infrangere. Non avevo scelta. Gli uomini dello shansen hanno una scelta; lo seguono solo per paura, non per lealt. Dimostrate loro che dovrebbero combattere per voi... per salvare il loro Paese.
Hanno paura di Gyiu'rak sentenzi Lady Sarnai con solennit. Nessuno pu fermarla.
Io posso dissi, con una voce calma come la morte. Sono come lei. Un demone.
Sulla stanza cal il silenzio. I ministri indietreggiarono... come se la distanza li potesse mettere al sicuro da me. Alcuni farfugliarono preghiere o maledizioni. Lord Xina mi punt la lancia dritto alla gola.
Ignorai tutti loro e mantenni lo sguardo fisso sulla figlia dello shansen. Se la mia confessione l'aveva colta di sorpresa, non lo diede a vedere.
Stregone, ditemi perch non dovrei far giustiziare la sarta.
Edan inarc le sopracciglia, sorpreso. Lui e Lady Sarnai non erano mai andati d'accordo; la donna non aveva mai chiesto la sua opinione prima di quel momento.
 vero che la sarta imperiale  stata condannata a percorrere il sentiero dei demoni conferm con fare pacato. Ed  anche vero che a breve le sue azioni non apparterranno pi a Maia Tamarin, ma al mostro dentro di lei. Tuttavia, credo che anche nei panni di un demone farebbe tutto ci che  in suo potere per proteggere A'landi.
Per quanto Edan sembrasse serio, la sua fiducia in me riscald una parte del ghiaccio che mi attanagliava il cuore. Mi morsi il labbro, nella speranza che Sarnai gli credesse.
Il ministro della Guerra si alz in piedi. Tutto questo  ridicolo. Non possiamo permettere a un demone di stare in mezzo a noi. Arrestatela subito. Lord Xina, vi supplico di ragionare...
Questo esercito  sotto il mio comando lo interruppe Lady Sarnai in tono tagliente. Non sotto quello di Lord Xina. Vi concedo un unico avvertimento, ministro Zha, e solo perch siete al mio servizio da poco.
Mentre il ministro tremava spaventato, il gelido sguardo di Lady Sarnai torn a posarsi su di me. Domani mattina annuncer se marceremo su Jappor oppure no. E decider la sorte di Maia Tamarin. Siete congedati.
. . . .
Credi che cambier idea?
Edan sapeva che non stavo domandando se Lady Sarnai mi avrebbe risparmiato la vita, ma se avrebbe capito l'importanza di marciare su Jappor.
Riflett sulla domanda.  una guerriera astuta, ma come comandante  inesperta. Lo shansen non le ha mai ceduto il comando delle truppe durante la Guerra dei Cinque Inverni. Era solo una ragazzina di quattordici anni quando inizi il conflitto: era molto giovane ed era in soggezione di fronte alla reputazione e alla forza del padre. Ora che deve affrontarlo,  difficile prevedere cosa far o non far.
Ripensai a come lo shansen aveva esitato prima di attaccare la figlia. Credi che le volesse bene?
Prima che Gyiu'rak lo corrompesse? Forse, a modo suo. Ma lo shansen ha sempre amato il potere al di sopra di ogni altra cosa. Aveva visto il potenziale di Sarnai e le aveva promesso la guida dell'esercito, una volta raggiunta la maggiore et.
Le aveva anche promesso che non si sarebbe dovuta sposare commentai, ricordando quanto mi aveva raccontato Lady Sarnai molto tempo prima.
Aveva comprato la sua lealt. Lei lo serviva e credeva davvero che potesse fare di A'landi un posto migliore, deponendo l'imperatore Khanujin. Ma quando lui ha iniziato a scendere a patti con Gyiu'rak il loro rapporto si  avvelenato. E quando  stata siglata la tregua e lui l'ha mandata qui a sposare l'imperatore, la fiducia nel padre si  sgretolata.
E anche la fiducia in A'landi mormorai aggrottando la fronte. Come posso aiutarla? Ci servono pi uomini e abbiamo cos poco tempo.
Davanti a me giaceva lo stendardo dell'imperatore. Avevo intenzione di confezionargli una veste per la sepoltura, ma un'altra idea mi stava solleticando la mente.
L'uccello di stoffa che ho fatto per trovare te... e Lady Sarnai. Posso realizzarne altri. A centinaia. Deglutii, sfiorando l'amuleto. Le due met della noce mi sembrarono vuote sotto il palmo della mano. Spero solo di ricordare come si fa a cucire. Mi guardai gli artigli ed ebbi un sussulto.
Edan afferr un'estremit dello stendardo, in modo da tenerlo stretto insieme a me.
Ti aiuter io disse.
Ci mettemmo al lavoro, tagliando il drappo in un centinaio di quadrati. Edan piegava e io cucivo. Riuscivo a gestire solo i punti pi elementari, quelli che Mama mi aveva insegnato quando ero bambina. Poteva bastare.
Su ogni uccello cucii un filo preso da ci che restava del tappeto incantato per dare a ognuno di loro il dono del volo. Mentre lavoravo i fili vibravano, risvegliati dalla magia che mi gorgogliava nelle vene.
Perch sei cos egoista, Maia? Non ti servono questi uccelli per vincere la guerra. Hai abbastanza potere da rovesciare lo shansen. Se sacrificassi te stessa, salveresti migliaia di persone dalla morte. Non sarebbe forse un gesto onorevole?
Mi morsi il labbro cos forte che inizi a sanguinare.
Stai bene? domand Edan con aria preoccupata.
Se potessi salvare A'landi arrendendomi... vacillai, fissandomi le mani, o meglio ci che un tempo erano state le mie mani trasformandomi completamente in un demone, non dovrei forse farlo? Nessuno dovrebbe combattere. Potrei salvare innumerevoli vite di uomini e donne.
Se ti arrendi, Maia, non sarai pi te stessa. Mi sfil l'ago dalle dita tremanti. Tieni duro ancora per un poco. Per A'landi. Per me.
Temo che mi porter alla pazzia confessai. C' cos tanta rabbia in me. Non riesco a controllarla. Chiusi forte gli occhi, desiderando di poter scacciare tutti gli orribili ricordi di ci che avevo fatto da quando Bandur mi aveva maledetta, ricordi che erano molto pi vividi di tutti quelli che appartenevano alla mia vita precedente.
E se ti dimenticassi di nuovo? sussurrai. E se...
Mi attaccassi? Edan trattenne il fiato. Potresti. Stregoni e demoni sono nemici per natura.
Vedendo la mia reazione inorridita mi baci con dolcezza. Se tu dovessi dimenticarmi, trover un modo per far s che ti ricordi di nuovo di me. E se dovessi attaccarmi... aggiunse, portandosi la mia mano al petto, ti terr stretta finch non smetterai.
Non ero convinta, ma Edan non aveva ancora finito.
Io credo in ci che ho detto al maestro Tsring, sul fatto che il tuo cuore  buono. Mi sfior i capelli con le dita, scostandomeli dagli occhi su un lato del viso. Ogni giorno che passa la tua trasformazione procede. Assomigli sempre di pi a un demone e so che la voce dentro di te diventa pi forte. Ma il tuo cuore appartiene a te, Maia. Questo non cambier finch vi resterai aggrappata.
Spero che tu abbia ragione.
Ho ragione. Il suo sguardo si pos sulla pila di uccelli di stoffa, sempre pi alta. Mi crederesti se ti dicessi che la conoscevo? La principessa kiatana che realizz mille gru di carta.
Non sei cos vecchio!
Fece una smorfia.  la storia a non essere poi cos vecchia. Incontrai Shiori solo una volta e per poco tempo, ma non era molto diversa da te. Anche quando una terribile maledizione si abbatt su di lei, rimase forte. Le sue gru di carta le diedero speranza.
Poi si premette di nuovo la mia mano sul cuore. Non sei sola, Maia. N ora n mai.
Il suo cuore batteva a un ritmo regolare contro il palmo della mia mano. Annuii e raccolsi il primo gruppo di uccelli di stoffa sulla tunica. I fili rossi cuciti sulle ali brillarono alla luce della luna.
Mi appoggiai a Edan per arrampicarmi sul davanzale della finestra, accovacciandomi davanti all'immenso spettacolo delle foreste e dell'oceano che si stendevano sotto il Palazzo d'Inverno. Tenendo ancora stretto il suo braccio, mi voltai verso di lui.
Buona fortuna disse, accarezzandomi il naso con il respiro prima di baciarmi.
Spiccai un salto nel cielo e una folata di vento mi spinse sempre pi in alto. L, in mezzo alle nuvole, rimasi sospesa il pi a lungo possibile... come se stessi camminando sull'acqua.
Non sono sola ripetei. E non tutto  perduto.
Abbracciai forte gli uccelli di stoffa e mi sforzai di abbozzare un sorriso. La magra consolazione era che, senza la risata del sole, il mio corpo non poteva percepire il freddo della notte che mi ghiacciava la pelle e, senza le lacrime della luna, il mio cuore non tremava di fronte a nulla. Soprattutto di fronte all'inevitabile futuro, o al prezzo che avrei dovuto pagare per salvare A'landi: morire.
Sentendo che stavo per ricadere gi, sollevai l'amuleto e premetti le labbra contro la crepa di vetro, rilasciando una minuscola goccia di sangue delle stelle, quanto bastava per intingere gli uccelli di stoffa nella sua luce.
Poi, stagliandomi contro la bianca falce della luna, allargai le braccia, inviando gli uccelli a trovare chiunque potesse combattere per il futuro di A'landi.
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PARTE TERZA.
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IL SANGUE DELLE STELLE.
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CAPITOLO 28.
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L'imperatore Khanujin raggiunse i cieli tra le rovine del tempio del Palazzo d'Inverno. N sacerdoti n monaci presenziarono alla cerimonia, ma soltanto i soldati di Lady Sarnai e i pochi ministri sopravvissuti all'attacco dello shansen. Costruirono una modesta pira di mattoni color ruggine e si inginocchiarono di fronte all'imperatore dopo averlo deposto sulla sua sommit.
Edan non partecip al funerale. Quando gli domandai perch, rispose: Questi riti sono fra le pi antiche tradizioni di A'landi, volte a onorare Khanujin e ad augurargli un passaggio sicuro verso il posto che gli spetta fra gli di. Stregoni e religione non sono mai stati in armonia. Sarebbe un insulto verso di lui e verso il tuo popolo se partecipassi.
Mi inchinai insieme a Keton e a Baba per rendergli omaggio, poi indugiai qualche istante per osservare il vento che sollevava le ceneri dell'imperatore dalla pira. Le dita mi facevano male perch avevo cucito per tutta la notte.
Dopo aver realizzato centinaia di uccelli di stoffa insieme a Edan, mi ero dedicata all'incarico di confezionare le vesti funerarie per l'imperatore Khanujin. Avevo usato lo stendardo e qualunque ritaglio fossi riuscita a trovare a palazzo - vecchie tende e tovaglie e persino i sacchi di riso usati per coprire il volto di Baba e Keton - per cucire gli uccelli di stoffa, e senza le mie forbici non potevo trasformare lenzuola di lino grezzo in seta.
Per gli abiti di Khanujin utilizzai solo ci che era rimasto, quindi l'imperatore fu sepolto con indumenti semplici, come se fosse un qualsiasi abitante di un qualsiasi villaggio. N ricami n gioielli decoravano l'umile veste, e nemmeno intarsi d'oro o broccato. Neppure una semplice pezza di seta.
Nessuno disse una parola al riguardo.
Dove stai andando? mi domand Keton. Quando mi voltai, trasal. I tuoi occhi, Maia. Sono rossi da ieri. Tu...
Sono solo arrossati mi affrettai a mentire, sminuendo la sua preoccupazione con un gesto della mano guantata. Un velo di inquietudine scese su di me. Mio fratello mi diceva sempre che ero una pessima bugiarda, e un tempo lo ero stata. Le cose per erano cambiate. Io ero cambiata.
Affrettai il passo per evitare le sue domande. Tuttavia, quando mio fratello mi segu, non potei fare a meno di ascoltare l'incedere calmo dei suoi passi e lo scivolare aggraziato del bastone via via che avanzava. L'ultima volta che l'avevo visto aveva appena ricominciato a camminare.
Avvertii una stretta al petto. Non molto tempo prima desideravo soltanto rivedere Baba e Keton per poterli riabbracciare. Eppure, adesso che eravamo insieme, non facevo altro che mantenere le distanze. Non sapevo cosa dire loro che non fosse una bugia.
E quanto ero addolorata per questo...
Rallentai per camminare accanto a mio fratello. Affondai le mani nelle tasche, perch i guanti logori che avevo cucito mi nascondevano a malapena gli artigli.
Ultimamente non ho dormito bene dissi infine, in un misero tentativo di fornire una spiegazione.
Nemmeno io. Keton chin il capo da un lato, per ascoltare le fiamme che ancora crepitavano dalla pira funeraria. Ho sentito dire che ieri Lady Sarnai ha tenuto un consiglio di guerra. Pensi che le voci sulla marcia su Jappor siano vere?
Era quello il motivo per cui volevo vederla. Non lo so.
Ci sono uomini disposti a combattere disse Keton. Io combatter.
Mi morsi il labbro, cercando di ignorare il senso di angoscia che sentivo salire nella gola. No, dovresti restare qui. Insieme ai feriti.
Keton mi lanci uno sguardo torvo, avrei voluto potermi rimangiare le parole. Le mie gambe sono sempre pi forti, Maia. Non sar veloce come gli altri, ma posso combattere...
Tu hai gi combattuto. Hai gi visto fin troppo della guerra.
Disse mia sorella minore mi apostrof. All'epoca non sapevo per cosa lottassi. Ora lo so. E lo stesso vale per gli altri soldati.
Per cosa stai lottando?
L'imperatore  morto e lo shansen  a met strada verso la capitale. Hai visto il suo demone. Keton deglut. Se ora non difendiamo A'landi contro di lui, che i cieli ci aiutino. Siamo spacciati.
Come potevo dissuaderlo senza negargli con l'inganno quell'opportunit che avevo voluto per me stessa, e cio contribuire a salvare il mio Paese?
Volevo che Lady Sarnai marciasse in battaglia. Volevo che sconfiggesse il padre, che annientasse Gyiu'rak e che la rispedisse dritta nell'aldil.
Diecimila vite! Com'era possibile che un uomo bramasse a tal punto il potere da barattare le vite della sua gente pur di ottenerlo?
Allentai la mandibola, frenando la collera. Quando guardai mio fratello e vidi il fuoco nei suoi occhi, riconobbi la stessa determinazione che ardeva dentro di me.
Vado a cercare Lady Sarnai fu tutto ci che riuscii a dire, posandogli una mano sulla spalla. Prenditi cura di Baba.
. . . .
N Lady Sarnai n Lord Xina avevano partecipato al funerale, ma sapevo dove l'avrei trovata. Aveva dormito all'aperto vicino alle cucine, cedendo ai feriti il diritto di occupare una delle poche stanze del palazzo a disposizione.
La sentii prima ancora di vederla, mentre si allenava nel combattimento con Lord Xina. Erano talmente coinvolti nella lotta da non notarmi, cos scivolai dietro una colonna per osservarli.
Lady Sarnai non si era ancora tolta l'armatura. Doveva essere un terzo del suo peso, eppure la portava con estrema fierezza, con le spalle dritte e il sudore che le imperlava la fronte. Lord Xina era grosso almeno due volte pi di lei, ma la donna si muoveva con una grazia letale e il suo bastone da combattimento danzava al ritmo della battaglia come le mie dita un tempo danzavano insieme a un ago. Intravedendo un punto scoperto sul fianco di Lord Xina, gli sferr un colpo al ginocchio e gli spazz le caviglie con il bastone, facendolo cadere di schiena.
Stai diventando lento, Xina disse prima di aiutarlo a rialzarsi. Ti farai uccidere se continui a muoverti come se fossi un orso.
E tu stai diventando debole, Sarnai. Anche se mi muovo come un orso, almeno non agito la spada come se fosse un'ascia. Che ne  stato del tuo addestramento?
Invece di prenderle la mano per tirarsi in piedi, Lord Xina la trascin gi e, per la prima volta, sentii ridere Lady Sarnai. Il guerriero non era mai stato un uomo affascinante, ma dopo il tempo trascorso nelle segrete di Khanujin il suo viso era diventato un'accozzaglia di orrori: aveva i denti anteriori spezzati, il naso rotto e il labbro superiore lacerato. Tuttavia il modo in cui si guardavano l'un l'altra mi intener, cos distolsi lo sguardo per concedere loro un momento di intimit.
Quando infine sollevai gli occhi erano seduti accanto a un fal che ardeva in una conca di mattoni, un tempo usata per arrostire le carni. Non erano pi soli.
Edan mi aveva battuto sul tempo.
Se siete venuto per implorarmi di risparmiare la vita della sarta, siete arrivato tardi disse Sarnai, facendo a malapena caso a lui mentre si asciugava il sudore dalle tempie. Ormai ho deciso. Non possiamo lasciarla vivere.
Allora non siete pi la guerriera che ho conosciuto durante la Guerra dei Cinque Inverni, Vostra Altezza.
E voi non siete pi lo stregone che ho conosciuto io replic Lady Sarnai. Forse dovrei far giustiziare anche voi. Dopotutto, che cosa potete offrirmi adesso?
Edan sollev il bastone in legno di noce e il fuoco del fal si lev in una fiammata, assumendo la forma di un falco. Solo osservandolo con attenzione notai il sudore che imperlava la sua nuca. Un tempo fare una simile dimostrazione per lui sarebbe stato semplice come respirare, ma adesso richiedeva uno sforzo enorme.
Non sconfiggerete vostro padre senza Maia Tamarin...
Rester al Palazzo d'Inverno gli parl sopra Lady Sarnai, sorprendendo persino me con l'improvviso ripensamento. Le sto concedendo pi piet di quanta ne meriti.
Edan cominci a parlare, ma a quel punto feci un passo avanti e lo interruppi: Portatemi con voi a Jappor. Darei la vita per salvare A'landi. Per salvare la mia famiglia.
Tutti e tre sollevarono lo sguardo, sorpresi che fossi riuscita ad avvicinarmi di soppiatto. Ero davvero cos impacciata quando ero Maia, oppure diventare un demone mi aveva regalato il dono di cogliere chiunque di sorpresa?
Lady Sarnai mi trapass con lo sguardo. Lo stregone ha gi perorato la vostra causa. Sono giunta alla conclusione che, oltre a perdere i poteri, abbia perso anche la ragione. L'unico motivo per cui siete ancora libera, sarta,  quanto avete fatto per me e per Xina al Palazzo d'Autunno. Fece una lunga pausa, per sottolineare che anche quella generosit era pi di quanto meritassi. Ma non lascerete il Palazzo d'Inverno.
Non potete tenermi qui dissi con un tono tagliente come un coltello.
Alle mie parole, Lady Sarnai si irrigid. Lord Xina pos la mano sulla spada, ma lei lo ferm.
Non posso? ripet, alzandosi in piedi. I lunghi capelli neri, sciolti dalle trecce da guerriera, le scendevano sulla schiena. Edan dice che il vostro cuore  ancora buono, ma in vita mia ho conosciuto parecchi demoni. Il seme di ogni magia  radicato nell'avidit.
Io non lo credo.
Mi rise in faccia.  ci che diceva sempre mio padre. Sapete, era ancora un giovane uomo quando il vecchio imperatore, Tainujin, unific A'landi. Ogni shansen deve lasciare un segno di se stesso attraverso la guerra, e mio padre temeva che con un Paese unito per lui potessero esserci poche opportunit di portare onore al proprio nome.
Mio padre bramava la guerra. Non era sua intenzione dividere A'landi in due. Tutt'altro. Ma lo faceva infuriare l'idea che cos tante delle vittorie che mio nonno aveva ottenuto per Tainujin fossero attribuite al Lord stregone, cos giur che a lui non sarebbe accaduto.
Gyiu'rak and da lui offrendosi di aiutarlo a sconfiggere lo stregone di Tainujin e a usurpare il trono... ma a un prezzo.
Diecimila vite.
S disse tristemente Lady Sarnai. Io c'ero quella sera: era la prima volta che vedevo un demone. Fiss lo sguardo tra le fiamme. Mio padre si rifiut di pagare, ma lei aveva instillato un terribile desiderio in lui, un desiderio che non si appag nemmeno dopo che ebbe assassinato Tainujin e il suo erede. Divenne avido; voleva l'amuleto di Edan, in modo da avere per s il controllo sullo stregone. Ma Khanujin scopr i suoi piani e lo prese per primo, cos mio padre fu costretto a ritirarsi al Nord.
Gyiu'rak era in agguato nelle foreste settentrionali e quando torn lo ricatt. Gli strapp un voto di sangue in cambio della sua magia oscura per sconfiggere Khanujin e il suo stregone e prendere possesso del trono.
Sarnai sollev gli occhi dal fuoco, e il suo sguardo duro incontr il mio. Dopo quel giorno mio padre non fu pi lo stesso. Durante la Guerra dei Cinque Inverni notai a malapena il cambiamento, ma lentamente... fu sopraffatto dalla sete di sangue. La sua voce divenne rauca e i suoi lineamenti si contorsero al ricordo di qualcosa di terribile. Cercai di mostrargli che cosa gli stesse accadendo; lo supplicai di fermarsi. Ma non volle ascoltarmi.
Deglutii, comprendendo a modo mio quanto fosse appagante provare rabbia. Riuscivo ancora ad assaporarne la dolcezza.
Non avete altra scelta che portarmi con voi dissi con calma. Nessuno di voi pu reggere una sfida con Gyiu'rak.
Lady Sarnai inspir profondamente. Non avete sentito nulla di quanto ho detto? Io non mi fido di voi.
Ed era saggia a non farlo. Lei non poteva saperlo, ma avrei potuto scivolarle nella mente senza difficolt, come Bandur aveva fatto con Ammi, e obbligarla a fare ci che volevo. Quella possibilit cominci a farsi strada dentro di me, minando con il suo fascino il mio autocontrollo. Ma riuscii a trattenermi.
Se siete preoccupata all'idea che possa tradirvi dissi, Edan possiede un pugnale che pu essere usato contro i demoni.
Maia sussurr Edan. Maia, basta cos.
Finsi di non averlo sentito. Lo ha con s proprio ora.
Lord Xina sollev un braccio, invitando Edan a consegnarli l'arma. Con riluttanza, lui la porse al guerriero, il quale a sua volta la diede a Lady Sarnai.
Un oggetto dall'aspetto comune comment la donna.
Mentre esaminava il pugnale, ammirandone le linee intricate intagliate sul fodero, continuai: Se mai dovessi rivoltarmi contro la causa di A'landi, impugnate l'elsa e pronunciate la parola Jinn. Questo vi permetter di sguainare la lama. E poi dovrete pugnalarmi al cuore... Sollevai l'amuleto, che ormai, ogni giorno di pi, stava diventando il mio vero cuore.
La voce mi si spezz, ma non avevo ancora finito. Indosser l'ultimo abito di Amana quando lotter per voi. L'abito del sangue delle stelle. Mi si serr la gola.  la fonte della mia forza. Se desidererete uccidermi, dovrete distruggerlo insieme all'amuleto e io morir.
Dalla smorfia sul viso di Edan era evidente che stavo dicendo la verit.
Non dovete biasimare Edan per avervi tenuto nascoste queste informazioni. Lui crede che ci sia ancora del buono in me. Ma io la penso diversamente.
Per la prima volta, mi inginocchiai di fronte a Lady Sarnai. Ora sapete come potermi uccidere. Ripensai all'ultimo abito, quello che proteggeva la mia anima dalle grinfie del demone. Lasciate che vi aiuti contro Gyiu'rak.
Con mia grande sorpresa, Lady Sarnai si mise in piedi accanto al focolare e riconsegn il pugnale a Edan. Senza ulteriori spiegazioni, disse: Marceremo alla volta di Jappor e vi unirete a noi. Indugi sulle ultime parole, poi aggiunse: Non deludetemi, Maia Tamarin. Se lo farete, giuro sui Nove Cieli che non vivrete abbastanza a lungo da potervene pentire.
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CAPITOLO 29.
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Seguimmo il litorale dell'oceano Cuiyan verso nord e gradualmente il terreno si ammorbid in steppe e praterie, ammantate da un lieve strato di neve. L'erba era sferzata da venti impetuosi e il gelo tagliente mi sibilava nei polmoni. In lontananza riuscivo a scorgere le famose foreste del Nord, dove si diceva che i demoni stessero in agguato.
Durante la marcia verso Jappor scrutai il cielo in cerca dei miei uccelli di stoffa. Ne era tornato soltanto uno, da solo, ed ero sconfortata. Poi per ne vidi altri veleggiare sopra un convoglio di navi lungo la costa settentrionale dell'oceano Cuiyan. Navi di pescatori con le vele logore, imbarcazioni mercantili e, grazie agli di, una flotta di corazzate su cui troneggiava lo stendardo con il drago dell'imperatore Khanujin.
I soldati arrivavano a piedi, a dorso di cavallo, a bordo di carri e carrozze. Alcuni avevano portato con s mogli e figlie, che a loro volta avevano portato cibo, coperte, strumenti per costruire archi e lance e affilare pugnali e spade. La maggior parte ci trov grazie agli uccelli di stoffa, altri invece erano stati convocati da Lord Xina. Arrivavano rinforzi di ora in ora. Al termine della giornata, in centinaia si erano uniti alle forze armate di Lady Sarnai.
Avevo visto che cosa aveva provocato in Keton l'esperienza nella Guerra dei Cinque Inverni e il modo in cui essa aveva spento la luce nei suoi occhi. I volti di quei soldati erano uguali al suo, induriti da quell'esperienza. Ora li guardavo con rispetto, piuttosto che con piet.
Ma quanto mi sentivo crudele a chiedere loro di impugnare di nuovo le armi...
Il fatto che siano venuti non dipende dalla magia, vero? domandai a Edan, preoccupata. Non li ho costretti a venire, non li ho chiamati a raccolta nel modo in cui lo shansen ha tentato di convocare me, giusto?
No mi rassicur. La gente sa che un Paese unito  qualcosa in cui sperare e per cui combattere, con o senza l'imperatore.
Tra la folla dei nuovi arrivati intravidi un paio di trecce dall'aria familiare. Misi a fuoco il volto di una ragazza: guance paffute, occhi tondi e luminosi e una boccuccia altrettanto rotonda.
Maia! Con le guance paonazze per l'emozione, la ragazza mi corse incontro, sventolando uno dei miei uccelli di stoffa con il filo rosso fuoco che avevo cucito sulle ali per farlo volare.
Quando mi pos l'uccellino di stoffa sulla mano lo osservai da vicino. Il filo, ancora tiepido di magia, mi pulsava contro la base del pollice.
Sembra che tu stia meglio mi salut con entusiasmo. Poi con un cenno della testa indic Edan. Il Lord stregone  stato in grado di aiutarti?
Per quanto mi sforzassi, non riuscivo a ricordare il suo nome. Ce l'avevo sulla punta della lingua, come seta che continuava a sfuggire alla mia presa. Aggrottai la fronte. Siamo riusciti a guadagnare un po' di tempo.
Lessi nei suoi occhi gentili che aveva compreso la situazione, cos mi afferr le mani, ignorando la presenza delle unghie affilate e delle dita deformi nascoste dai guanti. Sono io, Maia. Ammi. La tua amica.
Ammi ripetei, abbracciandola. Il nome aveva un suono familiare. I ricordi di una fuga dal Palazzo d'Autunno e di un viaggio attraverso A'landi si srotolarono nella mia memoria come un filato avvolto in un rocchetto. Quella ragazza era importante per me, anche se non riuscivo a capire del tutto perch.
Ammi rilass le spalle, mentre un sorriso si allargava sul suo viso rotondo. Agit un grosso fagotto che teneva sulla spalla; sembrava indossare abiti caldi, una veste trapuntata e un paio di pantaloni di lana grossa.
Ho portato degli abiti e dei viveri in pi: omaggi di mastro Longhai. Ho lasciato il negozio pochi giorni dopo di te. Quando ho sentito che stavi andando a combattere contro lo shansen ho capito che dovevo dare una mano. Potr anche non essere molto brava a maneggiare una spada, ma me la cavo bene con un coltello e un bel fuoco. I soldati devono mangiare.
 vero. Lanciai uno sguardo alle centinaia di uomini appena arrivati. Temo che avrai un bel po' da fare.
Le presi di mano uno dei fagotti e le feci cenno di seguirmi. Vieni, ti voglio presentare la mia famiglia.
. . . .
Ammi prese subito il ruolo di capo cuoca. Avere le donne al campo faceva miracoli per il morale dei soldati. Persino Keton sorrideva di pi.
Una pancia piena rende un uomo felice diceva sempre Ammi. Sperai che il morale restasse alto. Ci stavamo avvicinando al Palazzo di Primavera.
Notai che avevamo marciato cos a lungo che le suole delle scarpe di Keton si erano consumate. Lui non se ne lament e io non toccai l'argomento mentre gli camminavo accanto, tenendogli compagnia mentre spingeva Baba su un carretto di rifornimenti.
Dovresti restare al Palazzo d'Inverno avevo cercato di convincere mio padre. Sar pi sicuro.
Io vado dove vanno i miei figli.
Ma...
Non ho intenzione di restare indietro aveva insistito Baba.
E cos l'avevamo portato con noi. Per lo pi trascorreva il tempo dormendo, ancora in convalescenza dopo il periodo di prigionia sotto lo shansen.
Cosa credi che accadr alle concubine dell'imperatore, ora che  morto? mi domand Keton, cercando di fare un po' di chiacchiere spensierate con me.
L'imperatore Khanujin non aveva alcuna concubina.
Mio fratello ridacchi. Certo che le aveva. Ce le hanno tutti gli imperatori. Scommetto che teneva le pi carine al Palazzo di Primavera. Le donne di Jappor sono famose per la loro bellezza. Ecco perch si dice che la capitale non sia mai stata conquistata: perch le signore sono in grado di ammaliare i nemici di A'landi fino a portarli alla sconfitta.
Anche se questa storia fosse vera, non penso che il loro fascino funzioner con lo shansen commentai amaramente.
Keton cambi tono di voce, incupendosi. Forse no. Rimase in silenzio per un momento, poi scacci qualunque pensiero lo tormentasse. Sai, vorrei che le battaglie si combattessero con le pentole di riso invece che con le spade. Vinceremmo di sicuro, se fosse cos.
Mio fratello non aveva mai mostrato molto interesse per il cibo prima di allora. Perch la pensi cos?
Ammi ha detto che Jappor  la capitale del miglior cibo di A'landi. Ha detto che non c' nulla del genere al Nord.  un'ottima cuoca, la tua amica.
Chinai il capo, sorpresa. Hai parlato con Ammi?
Un po'. Per ringraziarla dell'ottimo lavoro. Keton lanci uno sguardo di sottecchi ad Ammi, che si faceva strada in mezzo all'esercito per distribuire tazze di t e ravioli di riso avvolti in foglie di bamb. Poi mio fratello si schiar la voce e un inaspettato rossore gli tinse le guance. Subito cerc di cambiare argomento. Perch lo stregone non cammina con noi?
Guardai Edan, che si era tenuto mezza dozzina di passi avanti a noi per tutta la durata della marcia. Arricciai le labbra e non risposi. Keton conosceva la risposta bene quanto me.
Baba era ancora diffidente nei confronti di Edan; lo ringraziava con educazione quando veniva ad aiutarci a piantare le tende o a portarci del cibo, ma mio padre non l'aveva mai invitato a restare a mangiare con noi.
Ogni volta che cercavo di difenderlo un'ombra scura passava sul volto di Baba. Io chiudevo la bocca, seguendo il consiglio di Edan di non dire nulla... per concedere a mio padre altro tempo. Nel profondo, per, avevo paura delle domande che Baba mi avrebbe rivolto se avessimo toccato l'argomento della magia; avevo paura che avesse gi capito che cosa ero diventata.
Sul volto di mio fratello fece capolino un'espressione maliziosa che non ero mai stata capace di decifrare.
Stregone! url Keton, facendo un cenno con la mano a Edan. Perch non cammini con noi? Mio fratello not il mio sguardo sbalordito. Non preoccuparti, Maia. Sar gentile. Edan! Unisciti a noi.
Edan sbatt le palpebre, mostrandosi per un attimo colpito dall'invito. Tuttavia, lo accontent.
Stavamo giusto parlando del Palazzo di Primavera disse Keton. Parlacene un po'. Le donne sono belle come dicono? O tu preferisci le donne del Sud?
Keton! Gli diedi una gomitata, inorridita. Hai bevuto?
Rise, e io nascosi un sorriso nel vedere l'espressione di Edan. Non l'avevo mai visto ammutolire in quel modo.
Va bene, va bene... raccontaci solo del Palazzo di Primavera. Perch si trova cos a nord?
A'landi non  sempre stato vasto come oggi rispose Edan. Quando regnava il primo imperatore il Palazzo di Primavera era la sua unica residenza, che costru nel Nord in modo che gli eserciti dello shansen potessero difendere A'landi dalle invasioni. Quando l'impero si espanse a est e a sud, i suoi discendenti edificarono altri tre palazzi in modo da distribuire il loro tempo in giro per il regno.
Finch, all'epoca dell'imperatore Tainujin, la gente non cominci a temere che la capitale fosse troppo a nord. Troppo vicina al territorio dello shansen, dove i popoli del Nord erano pi leali a lui che all'imperatore. Quei timori si rivelarono profetici.
Keton non disse nulla, cosa che Edan dovette aver scambiato per disinteresse, perch subito dopo disse: Maia mi ha detto che hai combattuto nella Guerra dei Cinque Inverni.
D'un tratto un'ombra scese sugli occhi di Keton. Ho combattuto nello stesso reggimento dei miei due fratelli. Erano soldati di gran lunga migliori di me. Finlei mi ha raccontato che una volta ha combattuto con te. Ha detto che hai abbattuto un centinaio di uomini con un solo movimento delle braccia.
Il viso di Edan era imperscrutabile.  stato molto tempo fa. Una vita fa.
I due rimasero in silenzio. Continuai a camminare fra loro, finch Keton non borbott una scusa dicendo di dover andare a controllare Baba.
Non avrei dovuto menzionare la guerra disse Edan in tono pacato, dopo che Keton se ne fu andato.  stato un errore.
Eri nervoso. Non dovresti... Gli piaci.
Lui vuole che io gli piaccia. Lo voleva.
Parla di nuovo con lui dissi. Significherebbe molto per me se diventaste amici.  l'unico fratello che mi resta. Voi due siete la mia famiglia.
Maia... La voce di Edan trem. Parli come se dovessi...
Vado a dare il cambio a chi sta tirando il carretto lo interruppi, non volendo sentire la fine della frase. Il mio cuore poteva anche essere intorpidito, ma non ero ancora morta e avevo intenzione di risparmiargli qualunque dolore, finch ne fossi stata in grado.
Riprovaci conclusi. Keton apprezzer la tua compagnia.
Con un cenno del capo, Edan and a parlare con mio fratello. Io restai a trainare Baba, da sola, ascoltando lo scricchiolio delle mie scarpe sull'erba. Era un suono cos umano, nonostante gli artigli si arricciassero a ogni passo. I piedi bramavano di volare, ma repressi l'impulso e continuai a camminare.
Pochi minuti dopo sentii ridere mio fratello.
Che cos'ha fatto? esclam Keton. Le avevo detto di tenerlo per s. Non c' da stupirsi che tu l'abbia smascherata.
Nonostante le mie orecchie volessero ascoltare che cosa stessero dicendo su di me, mi concentrai sulla strada che avevo davanti. L'amuleto mi sobbalz contro il petto e ripensai ai tre abiti per la cui realizzazione avevo sacrificato cos tanto.
Quel poco che restava del mio dono di sarta non era destinato a cucire con ago e filo, ma a creare un futuro, punto dopo punto, per le persone che amavo. Quel futuro avrebbe resistito, anche se io mi fossi dissolta. Doveva resistere, altrimenti la scelta che avevo fatto - la scelta che il maestro Tsring mi aveva descritto come inevitabile - sarebbe stata inutile.
. . . .
Due giorni dopo attraversammo le Pianure Settentrionali. A est si trovava Jappor e a nord c'erano le foreste e le distese boschive in cui Lady Sarnai era cresciuta.
Lord Xina addestrava i soldati, insegnando loro a combattere come un tutt'uno e approfittandone per metterne alla prova la forza fisica e la resistenza. Edan spiegava loro ci che sapeva sui demoni e sui fantasmi.
I fantasmi non possono impugnare armi fisiche; non sono veloci come Gyiu'rak e non sono astuti. L'unico modo in cui possono attaccare  attirandovi verso di loro. Parleranno con le voci che vi sono pi care. Assumeranno i volti delle persone amate e sapranno cose che sono sepolte nel profondo del vostro cuore. Non cadete nelle loro trappole. E non toccateli. Se lo farete, diventerete come loro e il vostro spirito vagher per sempre tra i cieli e l'aldil, finch il demone che servite non svanir.
Nel frattempo me ne stavo seduta insieme alle donne a pelare una modesta quantit di ravanelli e patate che uno dei fattori aveva portato.
Le donne mi lanciavano occhiate furtive agli occhi e alle mani guantate e sussurravano alle mie spalle quando pensavano che non le sentissi. Fu facile ignorarle, finch Baba non venne a darci una mano; allora mi affrettai a trovare una scusa per andarmene. Non volevo che vedesse gli sguardi che mi lanciavano, n volevo trovarmi a dover finalmente affrontare le sue domande. Non volevo ferirlo con la verit, o almeno non ancora.
Nel campo la mia presenza sollevava pettegolezzi, cos me ne stavo per lo pi in disparte, tranne quando mi univo al consiglio di guerra serale di Lady Sarnai.
Quattrocento uomini disse Lord Xina in tono cupo. Non bastano neanche lontanamente.
Avrei voluto dire che era pi di quanto avessimo potuto sperare, ma Lady Sarnai mi batt sul tempo.
Siamo sopravvissuti a situazioni peggiori. Le donne possono combattere. Molte di esse hanno espresso il desiderio di farlo.
Non sarebbero di grande aiuto comment Lord Xina. Non faresti altro che mandarle a morte. Tuo padre avr migliaia di uomini addestrati.
Questa non  una guerra tra eserciti.  una guerra contro mio padre. Lui comanda i soldati attraverso la paura, attraverso la sua alleanza con Gyiu'rak. Una volta che lui e il demone saranno sconfitti, l'armata si arrender. La sfida sar uccidere Gyiu'rak. Per quanto perverso possa essere mio padre,  pur sempre umano... con le debolezze di un umano. Avrebbe potuto uccidermi al Palazzo d'Inverno, ma non l'ha fatto. La sua voce si abbass, ma il tono rimase duro. Si ricorda di me.
Tirai un respiro affannoso. Se non avessi visto Baba e Keton ogni giorno al campo, non mi sarei ricordata di loro. I loro volti sarebbero andati perduti nella memoria, il suono delle loro voci non sarebbe stato altro che una melodia familiare che avevo gi sentito ma che non ero pi in grado di cantare.
Avevo perduto le storie di Sendo e il suono della risata di Mama. E le parole che Finlei diceva sempre quando mi mancava il coraggio o la fiducia in me stessa.
Cercai di non cedere al panico, ma il dolore sordo dentro di me si faceva ogni giorno pi acuto.
Stanotte decisi. Avrei detto a Edan ci che mi aleggiava nella mente da giorni.
Pregai che non mi avrebbe odiato per questo.
. . . .
Quando cal il tramonto costruimmo un accampamento nel mezzo delle pianure. Non aveva ancora nevicato, anche se l'erba sotto gli stivali scricchiolava di brina e a ogni ora che passava il gelo portato dal vento si faceva pi pungente. Nel campo non c'erano molte donne; dormivamo all'interno di una manciata di tende accanto a quella di Lady Sarnai. In poche se ne accorgevano, quando sgattaiolavo fuori per fare visita a Edan.
Gli tenevo una mano sul petto, assaporando il battito lento e regolare del suo cuore. Non molto tempo prima, ogni sera mi preoccupavo che potesse diventare un falco, ma ora sembrava un ricordo distante. Edan non gridava pi nel sonno come una volta. Ora ero io a farlo.
A volte, nel mezzo della notte, mi prendeva per mano. Quanto avrei voluto che le cose restassero sempre cos.
Ma rimanere Maia era una lotta. Ogni secondo, ogni minuto, ogni ora, combattevo contro me stessa per distinguere i miei pensieri da quelli del demone. Il sangue delle stelle conservava in me abbastanza cuore da mantenere vivo qualche indizio su chi fossi. Ma se avessi perso quell'abito...
Era cos per te? domandai, quando Edan mi svegli da un incubo. Stare lontano dal tuo voto? Quando eravamo in viaggio e avvertivi il susseguirsi dell'alba e del tramonto?
Era diverso rispose Edan. La battaglia non era contro me stesso. Riuscivo a sentire che la magia mi stava abbandonando, ma sapevo che riunendomi con il mio padrone l'avrei riportata indietro. Nel tuo caso, la magia si sta rivoltando contro di te, e...
E non c' nulla che io possa fare terminai la frase al posto suo, con aria seria.  solo questione di tempo.
Serrai le labbra e mi fissai le unghie. Spesse, dure e affilate. Persino le nocche erano diventate nodose, e la pelle sempre pi riarsa e squamosa.
Come hai finito per diventare un falco? domandai d'un tratto.
Forse non dovremmo pi parlarne, Maia. Tu...
Voglio saperlo insistei. Stavo pensando a quale forma assumer. Saperlo mi sar d'aiuto.
Inspir a fondo. I demoni assumono la forma che avevano quando erano stregoni, ma non tutti i demoni hanno iniziato il loro percorso come tali. Alcuni non hanno una forma spirituale e altri sono abbastanza potenti da assumere qualunque forma essi scelgano. Io pregavo di diventare una creatura con una vista acuta mi confid Edan. La mia stava peggiorando perch leggevo troppo al chiaro di luna. I soldati non usavano molto le candele.
Dunque, un falco?
All'inizio, quando scoprii il mio talento per la magia, me ne si pos uno sulla testa.
Sulla testa? Per un secondo prezioso, dimenticai i problemi e scoppiai a ridere.
Edan sorrise. Cercai di scacciarlo, ma mi segu per il resto della settimana, strillando cos forte che gli altri ragazzi della truppa gli lanciavano i sassi. All'epoca non riuscivo a comprendere cosa mi stesse dicendo, ma ho sempre pensato che potesse capirmi. Non l'ho mai pi rivisto, ma non l'ho mai dimenticato. Non sono rimasto sorpreso quando per me fu scelto un falco.
Io non avevo la minima idea di cosa il destino avrebbe scelto per me. Nessuna creatura del genere mi si era mai avvicinata; anzi, a quel punto, mi facevano tutte paura. Ma non lo confessai a Edan.
Seguii con le dita le linee delle sue mani. Queste ultime settimane sono state dure per me. Senza sapere se eri al sicuro, se il mio Paese sarebbe andato in guerra, se l'indomani mi sarei svegliata come Maia o come qualcos'altro. Deglutii, stringendomi le braccia di Edan pi forte intorno alle spalle. Ma ora so di essere forte. Perch ho qualcuno per cui essere forte: Baba, Keton.
E me?
Soprattutto te.
Scivolai con le dita su per il suo petto fino al collo, arrotolando un ricciolo ribelle. Ma, non appena lo avvolsi intorno all'unghia, lo lasciai andare e fissai le nostre mani, l'una sull'altra, con la curva del suo palmo che si incastrava alla perfezione sul dorso della mia. Le sue dita affusolate coprivano i miei artigli neri e affilati.
Voglio che tu mi prometta una cosa dissi, cercando di mantenere il mio tono pi calmo che potevo. Sto meglio da quando ti ho ritrovato e rivisto la mia famiglia. Ma non durer a lungo. Mi sento scivolare via ogni giorno di pi. Se dovessi... diventare pericolosa, dovrai fermarmi.
Maia...
Quando alla fine diventer un demone, Edan. Un nodo mi si strinse in gola, rendendo doloroso parlare. Voglio che tu prenda l'amuleto. Portalo nell'angolo pi remoto della Terra e intrappolalo in tutta la magia che puoi evocare. Fai ci che devi... sotterralo, lancialo in fondo all'oceano... ma assicurati che non venga mai pi ritrovato.
E quale sarebbe il vantaggio? disse Edan con delicatezza. Trascorreresti l'eternit a cercarlo. Sei legata agli abiti che contiene...
Un abito. Mi resta solo un abito. Sentivo la gola secca, ma insistei. Ti prego, Edan. Non voglio che il demone che  in me lo prenda... per abusare del suo potere.
E per ferire pi persone di quante non ne abbia gi ferite.
La magia demoniaca non pu essere contenuta in questo modo, Maia. La voce di Edan era seria. Nemmeno per te.
Nel profondo lo sapevo gi. Ma ci avevo sperato comunque. Allora finiscimi. Promettimi che lo farai.
Scossi la testa, anticipando qualunque protesta.
Annu con fare distante. Se dovessimo arrivare a tanto, lo far.
Senza aggiungere altro, usc dalla tenda. Dovetti fare appello a tutto il mio autocontrollo per non seguirlo. Aspettai, certa che sarebbe tornato presto.
Non torn.
...
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...
CAPITOLO 30.
...
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...
Lady Sarnai vide la mia ombra fuori dalla tenda prima ancora che potessi avere la possibilit di annunciarmi.
Non gingillatevi, Tamarin. Entrate.
Era avvolta in spessi strati di pelliccia di volpe e strizz gli occhi quando vide quanto i miei abiti fossero leggeri. Il vento mi penetrava sotto le maniche di mussola leggera, ma non sentivo il freddo.
La tenda era spartana, arredata con una candela color crema, una coperta granata tutta sdrucita e due vasi in bronzo: uno per l'acqua e uno per il fuoco. Il suo arco giaceva sul letto, accanto a una faretra di frecce appena intagliate.
Cosa c'? domand in tono sbrigativo.
Sono venuta a chiedervi un favore. La mia voce era rauca.
Lady Sarnai pos la spada che aveva appena iniziato ad affilare. Non siete nella posizione di chiedere favori.
Domando scusa, Vostra Altezza. Io...
Brontol. Passiva come sempre. Non so proprio come abbia fatto a scambiarvi per un uomo. Che cosa volete?
A quell'insulto raddrizzai le spalle. Ho chiesto a Edan di uccidermi, se mai dovessi perdere il controllo. Ma non credo che lo far.
Si chin in avanti, interessata.
Respirai profondamente. Voglio che portiate a termine il compito, se lui dovesse fallire.
Inarc un sopracciglio e si sedette su uno dei bauli, con la schiena rigida. Ho capito molto presto che cosa foste. L'ho capito da quando mi avete fatto indossare quell'abito maledetto e mi avete quasi uccisa.
Chinai il capo.
Ma nessun vero demone svelerebbe mai il segreto per ucciderlo. Ecco perch ho restituito il pugnale a Edan. Perch vi ho lasciata vivere. Ma i vostri giorni sono contati, Tamarin.
Io non sono...
Non interrompetemi. Non ne avete il diritto, e non ho finito di parlare. Strinse il pugno destro e aggrott ancora di pi la fronte.
Vi ho raccontato che cos'ha fatto la magia a mio padre disse. Ho assistito alla sua trasformazione dal generale pi leale all'imperatore a un traditore che brama il potere pi di ogni altra cosa. Pensa di avere il controllo del demone che  in lui, ma Gyiu'rak lo ha ingannato. Prosciugher il suo sangue fino alla morte,  la sua natura: la natura dei demoni. E la vedo nei vostri occhi.
La sua voce divenne fredda. Non potete controllarlo, se siete debole.
Debole? sbott la mia voce demoniaca, incredula. S, sei debole. Ma solo perch resisti. Immagina, Sentur'na, cosa potresti fare per A'landi se ti arrendessi. Potresti davvero dare del filo da torcere a Gyiu'rak. Potresti...
Vattene. Soffocai la voce con la forza della mente. Non ho intenzione di ascoltarti.
Perch siete tornata? domandai a Sarnai. Dicevate che non c'era speranza di sconfiggere vostro padre.
Non c' conferm. Ma  meglio che sia io a guidare A'landi contro di lui, piuttosto che voi.
Voleva essere un insulto, ma non battei ciglio. Allora mi avete dato una ragione per essere grata di ci che sto diventando.
Non le diedi il tempo di rispondere. Adocchiando l'arco in legno di frassino alle sue spalle, lo indicai con la mano. Quando fingevo di essere voi, vostro padre ha detto che quello era una prova della vostra forza.
Lady Sarnai ignor l'arco e tir su col naso. I miei fratelli sono stati addestrati dalla nascita a essere guerrieri, cosa che io volevo pi di qualunque altra. Mio padre disse che mi sarei potuta allenare con loro se fossi riuscita a tendere l'arco. Sapeva che era un'impresa impossibile, persino per i miei fratelli. Ero in grado di lanciare un coltello e colpire una libellula da un centinaio di metri di distanza e di tollerare i veleni che i miei fratelli avrebbero dovuto somministrarsi l'un l'altro e che invece propinavano a me, ma non avevo abbastanza forza per tendere l'arco nemmeno a met. Mio padre mi vedeva solo come una pedina da dare in sposa.
Non l'avrei mai accettato. Cos mi univo a mia madre nelle lezioni di ricamo e danza, ma di notte andavo nei boschi a trasportare ceppi sulla schiena dalla foresta fino al castello, per diventare pi forte.
Lo feci per mezzo anno, finch le mani delicate non divennero ruvide, la schiena smise di farmi male per via del carico e le ossa non divennero pi solide. Quando mio padre scopr che la sua unica figlia femmina, il Gioiello del Nord, si dedicava al duro lavoro nel cuore della notte, ordin che il guardaboschi fosse impiccato. Come avrei potuto essergli utile, se la mia bellezza fosse stata compromessa? Difficilmente sarei potuta diventare un'imperatrice se il mio viso fosse stato sfregiato dalle cicatrici e la mia pelle graffiata dalle schegge.
Si sfior la guancia. I lividi viola erano spariti, ridotti a fantasmi sotto il rossore dell'inverno sulle sue gote. Le cicatrici argentate sulla pelle invece sarebbero rimaste, tracce evidenti dell'incontro con i miei abiti, ma non erano state loro a scacciare la delicata eleganza che aveva avuto da ragazzina. La colpa era della guerra e della perdita.
Inspir a fondo. Ma io rubai l'arco di mio padre e lo tesi con facilit, come se mi stessi cingendo una fusciacca intorno alla veste, e la mia freccia tagli la corda liberando il guardaboschi.
Da quel momento mi fu permesso di unirmi ai miei fratelli. Quando mi dimostrai migliore di tutti loro, mio padre mi assegn a Lord Xina perch mi addestrasse. Lasci il racconto in sospeso, arricciando le labbra. E poi a Khanujin perch lo sposassi.
Fra noi scese un lungo silenzio. Alla fine fui io a interromperlo, domandandole: Siete sollevata all'idea che sia morto?.
Khanujin non era un bravo imperatore. E nemmeno un brav'uomo. Indugi, come se quanto era sul punto di dire la infastidisse. Ma ho riflettuto su quanto mi avete detto, sarta, e nelle vostre parole c'era del vero. Per quanto lo odiassi, metteva A'landi davanti a ogni altra cosa. Ora che lo capisco, non ho altra scelta che rispettarlo. La sua espressione si fece cupa. Quindi s, sono sollevata all'idea che sia morto, ma vorrei che non lo fosse. Ora i suoi fardelli ricadono su di noi.
Noi.
Forse persino in lui, l'imperatore che entrambe siamo arrivate a disprezzare, dopotutto c'era del buono.
Non mi spingerei cos oltre comment Lady Sarnai, sbuffando. Tuttavia, per una volta, non aveva qualcosa di sgradevole da dire nei confronti di Khanujin.
Siete un tipo strano, Tamarin disse dopo una pausa. Forse in una vita diversa avremmo potuto essere amiche. Ma non in questa.
Che cosa avrei potuto rispondere a quelle parole? Mi limitai a chinare il capo. Grazie, Vostra Altezza.
Basta con i titoli. Adesso siamo tutti soldati. Afferr l'elsa della spada, passando un panno sopra la lama per lucidarla. L'arco rimase sul letto, senza che l'avesse toccato. Se avete avuto la magia e la volont di chiamare cos tanta gente in vostro soccorso, potete anche trovare dentro di voi la forza di lottare contro qualunque cosa vi affligga.
Sbattei le palpebre, sorpresa. S, Lady Sarnai.
Bene. Ora andate e lavorateci su. La sua voce si indur, riacquistando il consueto tono aspro con cui ero abituata a sentirla parlare. Non dovete fallire.
. . . .
Ogni mattina Keton si alzava prima degli altri soldati per allenare le gambe, e il giorno successivo lo seguii. Adesso riusciva a camminare senza bastone, ma non per molto tempo, e maneggiare la spada gli era difficile. Tuttavia, quando mi vide, sulle sue labbra si fece strada un accenno del sorriso di un tempo e per un istante torn a essere il pi piccolo e birichino dei miei fratelli, con quella luce negli occhi che indicava che stava per combinarne una delle sue.
Sai, non avrei mai pensato che mi sarei goduto il giorno in cui il guerriero braccio destro dello shansen mi avrebbe dato una spada disse mio fratello. N avrei mai pensato che avrei combattuto per sua figlia.
Che cosa provano gli altri al riguardo?
Abbiamo tutti sentimenti contrastanti. All'inizio non ci fidavamo di Lord Xina, ma non trascorrerebbe cos tanto tempo a addestrarci, se poi volesse soltanto per massacrarci tutti in battaglia.
E che mi dici di Lady Sarnai?
Molti sono diffidenti e alcuni addirittura la odiano. Non puoi biasimarli. Durante la guerra era spietata come il padre, persino pi brutale di Lord Xina sul campo di battaglia. Ma tutti quanti odiamo di pi lo shansen e sappiamo che la persona migliore per sconfiggerlo  sua figlia. Keton chin il capo di lato. Ora mi chiederai che cosa pensiamo dello stregone?
Trattenni il fiato. Non avevo in mente di chiederlo.
Keton sogghign. Lo stregone sta diventando popolare fra noi. Inizia a essermi simpatico. Poi allarg il sorriso. Anche la tua amica Ammi sta iniziando a piacermi. Immagino che ci sia altra zuppa di ravanelli per oggi.
Cipolle ribattei.
Ah, cipolle. Keton ridacchi e verific l'equilibrio della spada, passandola da una mano all'altra. Aveva fatto pratica; era evidente che quel semplice gesto non era facile per lui, anche se faceva sembrare che lo fosse. Ricordi in quanti guai mi cacciavo per via delle cipolle?
Mi sforzai di sorridere, in modo che mio fratello non si accorgesse che in realt non lo ricordavo.
Tagliavo in due una cipolla per piangere, poi prendevo un po' di tintura rossa di Baba e me la versavo sulla manica per fingere di essermi tagliato. Che spavento si prendeva Mama, pensando che fossi ferito.
E quando scopriva che non lo eri commentai, riunendo lentamente i frammenti nella memoria, ti faceva tagliare cipolle per tutto il giorno. Finch non avevi gli occhi cos rossi che non riuscivi pi a vedere niente. E Finlei e Sendo ti chiamavano faccia gonfia.
Keton rise. Ci divertivamo, noi quattro. Non  vero?
Mi si secc la gola. I ricordi che ancora mi erano rimasti erano come uccelli selvatici in una gabbia lasciata aperta. Volavano via uno dopo l'altro, per non tornare mai pi.
Ricordi che io e Sendo facevamo sempre finta di essere pirati balardani? Keton inguain la spada e tent di colpirmi il sedere con il fodero. Schivai perfettamente il colpo, lasciandolo incredulo.
Dove hai imparato a farlo? domand.
Durante i miei viaggi.
Inarc le sopracciglia. Dallo stregone? Baba ha chiesto se ti ha fatto sapere che intenzioni ha.
Quelle parole mi provocarono una ondata di calore su tutto il viso, anche se si raffredd con la stessa velocit con cui era arrivata. Tutto ci che riuscii a dire, con cautela, fu: E?.
Ha detto di s. Keton fece una smorfia. Che c', niente sorriso? Forse i consigli che ti ho dato sono stati fin troppo buoni. Penso che tu abbia passato troppo tempo a fingere di essere un uomo, a palazzo. Sembra che non ti turbi pi nulla.
Forse gli concessi. O forse so che per me non ci sar futuro. Che importanza ha? Baba non si fida di lui.
Baba non si fiderebbe neanche di un monaco. Non ha nulla a che fare con il fatto che  uno straniero; il suo a'landano  persino migliore del mio. Anche se fosse l'imperatore in persona, Baba avrebbe comunque delle riserve. Pensa che nessuno sia degno di te.
Di me? Mi contorsi le mani, coperte dai guanti per nasconderne l'orrore. Sei sempre stato tu il preferito di Baba.
Io sono il preferito, ma tu sei quella in cui rivede maggiormente se stesso. Keton abbass la spada e vi si appoggi; sembrava stanco di allenarsi. Vuole che tu sia felice. Come lo  stato lui con Mama.
Ripensai al filo rosso che avevo legato al polso di Edan e cercai con la mano quello intorno al mio. Era ancora l.
Edan mi rende felice.
Lo vede chiunque disse Keton in tono pacato. Lo vedr anche Baba.  solo la magia che lo preoccupa. La stregoneria  una menzogna, e lo stregone aveva ingannato tutti riguardo all'imperatore.
Quella era opera di Khanujin precisai. E poi Edan non  pi uno stregone. Gran parte della sua magia lo ha abbandonato.
Allora chi  quest'altro... incantatore di cui parlava lo shansen?
Incantatrice. Mi morsi il labbro, con forza... ma non provai alcun dolore. Sono io.
Mi sarei aspettata che mio fratello indietreggiasse per lo stupore, invece si limit ad annuire. Avevo la sensazione che stessi nascondendo qualcosa. E anche Baba.
Io...
Non voglio farti pressioni perch ce ne parli. Ma nel campo girano voci... Baba vorrebbe sentire la verit da te.
Lo so. Mi presi la testa fra le mani. Lo so.
Keton mi accarezz la spalla. Cosa ti diceva sempre Finlei?
Vacillai. Lo stomaco mi si contorceva: riuscivo quasi a sentire le parole che mi scivolavano sulla lingua, ma Keton parl prima che riuscissi a ricordarle.
Afferra il vento. Mio fratello mi rivolse un sorriso triste. Non diventare l'aquilone che non vola mai.
Ripetei le parole, sapendo che le aveva dette per incoraggiarmi. Ma non era cos semplice. C'erano cose che era meglio che Baba non sapesse.
All'improvviso, dalla collinetta d'erba alle spalle di mio fratello, comparve Lady Sarnai. Come sempre, mi rivolse uno sguardo torvo. Chiacchierare con vostro fratello non  ci che intendevo quando vi ho detto di trovare la forza interiore, sarta.
Alla vista della dama, Keton cadde in ginocchio. V-vostra Altezza balbett.
Mio fratello non riusciva a togliere gli occhi di dosso dalla figlia dello shansen. La sua pelle, un tempo perfetta, era baciata da cicatrici di un bianco argenteo e lungo le guance e il collo si ramificavano venature grigio scuro. La bellezza di Lady Sarnai era cambiata, si era indurita, ma forse non era mai stata la sua bellezza ad ammaliare le persone. Ora pi che mai, emanava uno spirito di guerriera e nei suoi occhi d'acciaio si leggeva una tempra capace di far vacillare persino la pi ferrea delle volont.
Alzati disse a Keton. Mentre mio fratello cercava a fatica di rimettersi in piedi, la donna constat le sue ferite passate con un lieve cenno del capo. Poi sollev un braccio per impedirmi di aiutarlo.
Non diventer mai forte se lo aiutate. Quando Keton si rialz, a malapena in grado di sollevare la spada sopra la spalla, la guerriera aggrott la fronte.
Sapevo che cosa stava pensando: se il semplice atto di reggere la spada gli faceva perdere l'equilibrio e peggiorava la sua zoppia, non sarebbe sopravvissuto contro gli uomini dello shansen.
Ma se fosse stato congedato si sarebbe sentito distrutto. Aprii la bocca per dire una parola in sua difesa, ma lei parl prima di me: L'ago sta al sarto come la spada sta al guerriero. Non  poi cos diverso. Sarnai allung la mano sull'arco che teneva appeso sulla spalla. Ma l'ago non  l'unico strumento che un sarto pu impugnare, cos come non  la spada a fare il guerriero. Poi porse l'arco a Keton. Dammi la tua spada.
Keton ubbid e Lady Sarnai lo osserv mentre ritrovava l'equilibrio, adattandosi all'arma pi leggera.
Non ho detto di provare a tenderlo precis in tono severo. Quell'arco non fa per te. Tienilo fermo. Cos.
Era impossibile leggerle negli occhi che cosa stesse pensando mentre gli mostrava come fare. Tuttavia, dopo un tempo che sembr infinito, borbott: Non so quale folle ti abbia dato una spada. Schiocc la lingua. Abbiamo pi bisogno di arcieri che di spadaccini, inoltre hai braccia e schiena pi forti rispetto a quelle di molti altri. Riferiscilo a Lord Xina e ti fornir un arco.
A quelle parole il viso di mio fratello si illumin, e io rimasi immobile per la sorpresa. Grazie, Vostra Altezza.
Non ringraziatemi ancora disse. E poi si rivolse a Keton: Non hai nemmeno mai impugnato un arco, si vede. Dovrai allenarti duramente, da adesso fino a quando non comincer la battaglia.
Poi mi fulmin con lo sguardo nel vedermi con il capo chino, l'unico gesto di ringraziamento che riuscivo a rivolgerle.
Anche voi, sarta. Farebbero bene anche a voi un po' di lezioni: vi ho vista impugnare quel pugnale. Una tecnica pietosa.
Sono l'ultima delle vostre preoccupazioni ribattei. Non aveva alcun senso dirle che non mi serviva pi un'arma. Se davvero avessi voluto fare del male a qualcuno, avevo altri metodi per farlo. Le donne hanno bisogno di essere addestrate al combattimento. Quelle che lo desiderano.
Un lampo balen negli occhi di Lady Sarnai. Mi squadr, e per una frazione di secondo pensai che mi vedesse pi come sua pari che come una serva. Quante vorranno unirsi all'esercito saranno addestrate. Cominceremo dopo pranzo.
Al calar della sera quasi ogni donna abile al combattimento presente nel campo si era offerta volontaria per l'addestramento di Lady Sarnai, compresa Ammi, aggiungendo cos decine di soldati al suo esercito.
Sapevamo tutti che contro lo shansen avevamo scarse possibilit e che ci volevano mesi, e non giorni, per fare di qualcuno un soldato. Ma la speranza era un'arma potente, e noi stavamo affilando tutte le sue lame.
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CAPITOLO 31.
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L'ultima mattina della marcia su Jappor cominci a nevicare.
All'inizio i fiocchi cadevano leggeri, ammantando l'erba ingiallita. Nel giro di un'ora ogni ramo d'albero luccicava di bianco, come se ci fossero delle perle appese alle frasche. Il mutare del paesaggio era cos incantevole che nessuno not il fumo del fuoco da campo morente che si intrecciava prendendo la forma di una tigre.
Nessuno, a parte me.
Mi si rizzarono i capelli sulla nuca. Gyiu'rak. Imprecai, voltandomi per andare ad avvertire gli altri, ma non ne ebbi l'opportunit. Il demone invi una invisibile folata di vento che mi squass i polmoni.
La gola mi si strinse, come trafitta da un migliaio di aghi, e barcollai in avanti nel tentativo di riprendere fiato.
Maia? disse Ammi, correndo al mio fianco. Maia, che succede?
Mi portai le mani al petto, ansimando e indicando il fal.
Dalla penombra emersero arti possenti, mentre il fumo si condensava tramutandosi in carne. Ma quando Ammi e gli altri capirono che cosa stesse accadendo era gi troppo tardi.
Con un ruggito che scosse la terra, Gyiu'rak balz fuori dalle fiamme.
Sul campo piomb il terrore e tutti corsero a prendere le armi e a cercare riparo. Spinsi Ammi dietro un carretto e afferrai la lancia pi vicina, anche se sapevo che contro un demone sarebbe servita a poco.
Gyiu'rak si aggirava per il campo, ringhiando contro i soldati terrorizzati. La pelliccia brillava, bianca come la neve, con striature brune che assomigliavano a sprazzi di inchiostro disposti con cura.
Stava cercando qualcuno. Mi preparai ad andarle incontro, ma non era me che voleva; cercava Lady Sarnai. A un tratto la figlia dello shansen si pales, sollev l'arco in legno di frassino con una freccia scarlatta incoccata... e mir nello spazio fra gli occhi di Gyiu'rak.
Una risata rimbomb dalla gola del demone. Le tue misere armi non possono ferirmi, piccolo gioiello la schern. Ma brandiscile pure, se ti fa sentire pi sicura.
Si volt per rivolgersi al resto dell'accampamento, fendendo la tensione che aleggiava nell'aria a ogni suo respiro. Su richiesta di Sua Eccellenza, l'imperatore Makangis, vi porto buone novelle. Poich siete tutti cittadini di A'landi, vi offre questa unica possibilit: arrendervi.
Lady Sarnai tese la corda dell'arco. Cercai di attirare la sua attenzione per avvertirla di non attaccare.
Mi ignor.
La freccia sibil, andando a conficcarsi, dritta e precisa, in mezzo alla fronte del demone. Dalla pelliccia di Gyiu'rak si lev uno sbuffo di fumo sfrigolante, ma il demone estrasse la freccia come se fosse una semplice scheggia e la gett via.
In pochi secondi la ferita del demone si rimargin senza una sola goccia di sangue.
Nell'accampamento dilag lo sconcerto. I soldati si rintanarono dietro gli scudi, con le ginocchia che tremavano con violenza. Persino Lady Sarnai indietreggi.
Mi avvicinai a Gyiu'rak. Una freccia non poteva farle alcun male, ma io s.
Abbiamo diecimila uomini contro la vostra patetica armata annunci il demone. Lord Makangis accoglier di buon grado la vostra resa adesso. Altrimenti, domani avr inizio la battaglia... e non mostreremo piet.
Alcuni uomini titubarono, muovendo qualche passo incerto in avanti. Poi udii qualcuno gridare: Noi non ci arrenderemo!.
Era Ammi. Lei e le altre donne bloccarono i soldati, ripetendo: Non ci arrenderemo!.
Il tuo tributo di sangue non sar pagato. Le parole mi uscirono di bocca come un tuono. Non finch io combatter al fianco di Lady Sarnai.
E anch'io disse solennemente Edan, unendosi a me.
Combattiamo per Lady Sarnai. Combattiamo per A'landi.
Poco dopo, ogni uomo e ogni donna inton in coro quelle parole, la cui forza infuse coraggio a tutto l'accampamento.
Gyiu'rak mi lanci uno sguardo minaccioso.  curioso che stiano ad ascoltare proprio te, Maia Tamarin gracchi con un filo di voce. Poi chin il capo da un lato. Non lo sanno ancora, vero? Devo dirlo io?
Rimasi immobile. Le mie unghie erano diventate talmente affilate che mi bastava stringere il pugno per far sanguinare il palmo.
Di che cosa hai paura? Gyiu'rak parl senza emettere alcun suono, scivolando tra le pieghe pi recondite della mia mente. Temi che tenteranno di ucciderti? Che avranno paura di te? Lasciali fare. Presto saranno tutti morti...
Vattene! urlai al demone. Vattene subito.
Le mie parole aleggiarono nell'aria e la mia voce risuon cos forte che la neve cadde dagli alberi.
Le labbra di tigre di Gyiu'rak si incurvarono in un sorriso. Molto bene.
Senza alcun preavviso si lanci all'attacco dei soldati a lei pi vicini. Mentre le loro grida squarciavano l'aria, un pennacchio di fumo avvolse la tigre, che svan.
I cori erano cessati e l'aria era carica di paura e incertezza.
Nessuno si era arreso al demone, eppure Gyiu'rak ne era uscita vincente. Fino a quel momento i soldati avevano solo sentito parlare del suo potere e della sua invincibilit, ma non l'avevano mai vista con i propri occhi.
Ma anche Lady Sarnai ha a disposizione un demone pensai. Me.
Come possiamo combattere contro questa cosa?
Non pu essere uccisa. Che possibilit abbiamo?
Siamo spacciati.
Abbiamo ancora il Lord stregone! sentii gridare Keton. E... Gli occhi di mio fratello incrociarono i miei, ma io gli feci cenno di no con il capo.
Lo stregone non ha fatto niente mentre combattevamo per le nostre vite al Palazzo d'Autunno. Non ha pi il suo potere.
Accanto a me Edan strinse i pugni.
Mostraglielo lo incoraggiai. Dimostra loro che si sbagliano.
Non sar la mia magia a salvarci ribatt. Ma la tua.
Per quanto volessi negarlo, sapevo che aveva ragione. Non posso nascondermi per sempre. Soprattutto se voglio salvare A'landi.
Sfilandomi i guanti, mi spostai al centro dell'accampamento e sollevai gli artigli. Il vento inghiott le esclamazioni che seguirono.
Molti di voi si sono fatti domande sui miei occhi, sul perch brillino come quelli di un demone. E anche sulle mie mani. Le alzai, stendendo gli artigli. Fanno parte del prezzo che ho pagato per realizzare gli abiti di Amana.
Keton era in piedi davanti ai soldati, che a centinaia attendevano di sapere che cosa stessi per dire. Inspirai, evitando lo sguardo di mio fratello.
Io sono un demone. Lasciai che le parole riecheggiassero nell'aria, facendo in modo di guardare negli occhi pi uomini e donne che potevo. Per dimostrare loro, in qualunque modo possibile, che ero ancora Maia, che non avrei fatto loro del male.
Deglutii, osservando la paura negli occhi di tutti, le labbra arricciate e le mandibole tese. Edan mi sfior il gomito, incoraggiandomi a proseguire.
Secondo le nostre leggende continuai, i primi demoni furono creati dagli di stessi, di che erano diventati irrequieti nei cieli e volevano una razza immortale che fosse ai loro ordini. Cos unirono parti di uomini e di bestie per dare vita a un nuovo genere di creature. Quando la dea madre venne a saperlo mand dai cieli le sue figlie, le stelle, a dare la caccia ai demoni sulla Terra. Da allora le stelle hanno sorvegliato i demoni per assicurarsi che non tornassero mai in cielo.
Mostrai il mio amuleto. Demoni e fantasmi sono vulnerabili al potere delle stelle, che io sfrutter per tenere A'landi al sicuro. Per tenere tutti voi al sicuro.
Aprii l'amuleto e lasciai uscire un raggio di luce di stelle dorata e argentata, sfolgorante di tutti i colori dei cieli. Non era una vera e propria dimostrazione dei miei poteri, ma un semplice gesto per attenuare la loro paura, e funzion. Le teste si sollevarono, gli occhi scintillarono. E la speranza ricominci a tessere le sue trame nella folla.
Non sar la mia magia a salvarci da Gyiu'rak! grid allora Edan a tutti i presenti. Ma quella di Maia Tamarin!
Io combatter contro Gyiu'rak promisi solennemente e Lady Sarnai sconfigger suo padre. Ma l'esercito dello shansen  forte. Abbiamo bisogno dell'aiuto di tutti voi, cos potremo riprenderci il futuro di A'landi.
Per tutto il campo si levarono mormorii di consenso e io mi spostai da un lato mentre Lady Sarnai si faceva avanti per radunare i soldati.
Avrei fatto la mia parte. Pregai solo di non deluderli.
. . . .
Baba era seduto su un tronco, accoccolato accanto a un fuocherello sopra il quale era appeso un bollitore d'ottone, intento a strofinarsi le mani per scaldarle. Nonostante la recente prigionia sotto lo shansen, sembrava pi robusto di quanto non fosse stato negli ultimi anni. Negli ultimi giorni l'avevo sentito ridere con Ammi e con alcuni degli uomini e delle donne pi anziani dell'accampamento. L'avevo persino visto cercare di dare una mano con i rammendi.
Eppure, ogni volta che mi vedeva il suo buonumore spariva.
Sollevai il bollitore e versai l'acqua calda nella tazza di legno accanto a Baba. Se aveva sentito la mia confessione, non disse nulla al riguardo.
Non pensavo che avrei mai rivisto la neve mormor, passandosela fra le dita. Sapevi che sono cresciuto vicino a Jappor? Ero un ragazzino pigro, non volevo imparare il mestiere di mio padre... n nessun altro, se  per questo. Un anno ci fu una terribile tempesta di neve nel bel mezzo dell'autunno. Nessuno se l'aspettava, quindi eravamo impreparati. Dur per giorni e, dato che durante una tempesta non c'era mai lavoro, sia il cibo sia i soldi cominciarono a scarseggiare.
Mi lanci un'occhiata. Ero il figlio maggiore e mio padre mi mand in citt a mendicare. Arrancai di casa in casa in mezzo alla neve, alta fino alla vita, offrendomi di rammendare maniche strappate e rattoppare pantaloni in cambio di un po' di riso. Proprio come facevi tu a Porto Kamalan quando per noi i tempi erano duri. Fu allora che scoprii il mio amore per l'ago e il filo, cos come era accaduto a mio padre e a suo padre prima di lui. Poi mi sfior le mani guantate. E a te.
Sapevi che le forbici erano magiche? domandai, dopo un istante di silenzio.
Baba inspir il vapore dalla tazza prima di sorseggiare il t. Lo sospettavo. Mia madre non me ne parl mai. Era una sarta talentuosa, come tuo nonno. Ma smise di cucire quando io ero ancora molto piccolo. Mi diede le forbici quando mi trasferii a Gangsun con tua madre, raccomandandomi di custodirle. Penso che sapesse che con me non avrebbero parlato. Deduco che lo abbiano fatto con te.
Lo hanno fatto risposi. Ma le ho perse. Sono stata costretta ad abbandonarle.
Baba cap che la storia andava ben oltre quanto gli stavo raccontando. Sei diventata cos pallida, Maia. Sono preoccupato per te.
Sono stata malata per un po' dissi. Non era una bugia, o almeno non del tutto.
Lo stregone... si  preso cura di te?
Ha fatto del suo meglio. Vorrei che gli dessi una possibilit.
Baba sospir. Vorrei, ma poi mi domando... dov'era lui quando lo shansen ha attaccato il Palazzo d'Autunno? Come pu dire di amarti, se ti ha abbandonata alla merc dei demoni e dei soldati del nemico?
 questo che ti tormenta, Baba? Pensi che mi abbia abbandonata a morire?
Dal suo silenzio capii che era cos. Maia, io voglio ci che  meglio per te. Un uomo di magia non ...
Edan  partito perch gli ho mentito lo interruppi. Non gli avevo detto che cosa ero diventata. Proprio come ho evitato di dirlo a te. Se c' qualcuno di cui non dovresti fidarti, sono io.
Baba mi fiss, colpito dalle mie parole. Il colorito gli scivol via dal viso. Non  il momento di dire bugie, Maia. Non  da te.
Sai che  la verit. Baba, hai notato i cambiamenti...
Li ho notati quando sei tornata a casa rispose a bassa voce. Era come se tutta la luce dei tuoi occhi fosse svanita per sempre. Si ferm. Incolpavo lo stregone per la tua infelicit.
Cosa potevo dire per dargli conforto?
Non sono voci sussurrai.  stata una mia scelta.
Una tua scelta? Prima tua madre, poi due figli singhiozz Baba. Un padre non dovrebbe essere costretto a seppellire i propri figli, Maia.
La gola mi bruciava per il dolore. Avrei voluto piangere con lui, ma le lacrime non arrivavano. L'aria frizzante diventava nebbia davanti alle mie labbra e il mio respiro creava lievi volute di vapore.
Mi dispiace, Baba dissi. Se non dovessi tornare, sii buono con Edan. A Keton farebbe comodo un altro fratello, e Edan... non ha nessuno a questo mondo.
I suoi occhi si velarono delle lacrime che aveva cercato di trattenere. Lo ami disse. Dunque lui  quello di cui parlava tua madre. Colui al quale sei legata, in questa vita e nella prossima.
S.
La neve inizi a cadere e tesi la mano, osservando i fiocchi che si scioglievano non appena toccavano il palmo. In basso, il fuoco covava sotto i tizzoni e il suo crepitio era l'unico rumore che si udiva, a parte il cinguettio degli uccelli. Le braci ai miei piedi scintillavano come stelle morenti.
Allora lascia che il tuo cuore sia in pace disse infine Baba. A prescindere da cosa diventerai, sei sempre la mia Maia. Sempre quella forte, per me.
Sapere che mio padre aveva capito mi liber da un peso. Grazie, Baba. Grazie.
...
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...
CAPITOLO 32.
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...
Il corno dello shansen risuon dall'altra riva del fiume Jingan. Tre richiami, ciascuno abbastanza assordante da smuovere la neve dai nostri elmi.
Un invito alla battaglia.
Tenevo lo sguardo fisso davanti a me, ignorando il mio riflesso nello scudo di un soldato mentre cavalcavo accanto a Edan, alle spalle di Lady Sarnai e di Lord Xina. Quella mattina avevamo lasciato Baba all'accampamento, ma avevo scelto di non andare a dirgli addio.
Era meglio cos. Quel giorno mi ero svegliata diversa. Durante la notte i miei capelli neri avevano assunto una intensa sfumatura dorata, gli occhi ardevano rossi come metallo fuso e il naso si era affilato tanto da assomigliare alla punta di una freccia.
Non avevo salutato Edan quando era venuto a cercarmi. Avevo riconosciuto la sagoma slanciata, il taglio squadrato della mandibola, l'inclinazione delle spalle. Eppure non sapevo il motivo per cui lo conoscevo. Il motivo per cui lo amavo.
Un ponte separava il nostro esercito da quello dello shansen, dieci volte pi numeroso. Inciso su un pilastro di pietra alla sua base c'era un saluto di benvenuto del primo imperatore di A'landi, che accoglieva chiunque giungesse alla capitale Jappor, dove partiva e terminava la Grande Strada delle Spezie, sulla quale si intessevano e si disfacevano fortune e sventure. Mi domandai se il primo imperatore avesse mai immaginato che quel ponte, l'unica strada per Jappor, sarebbe diventato anche la via d'accesso per la guerra.
I prugni orlavano le mura della capitale e i pallidi boccioli rosa penzolavano dai rami coperti di neve. Risparmiata dalla guerra per secoli, Jappor era considerata una delle citt pi belle del mondo. Ora che lo shansen l'aveva conquistata, per, dubitavo che fosse ancora cos.
Alle spalle di Jappor troneggiava il Palazzo di Primavera, con i tetti verde mare cos alti da oltrepassare le nuvole. Non c'era alcun segno del lutto per l'imperatore Khanujin: da ogni tetto drappeggiavano solo gli stendardi dello shansen, sprazzi di un verde impetuoso che serpeggiavano gi per i muri.
La sua armata ci attendeva dall'altro lato del fiume.
Questo  ci per cui lottiamo stava dicendo Lady Sarnai. Mi ero persa gran parte del discorso di incoraggiamento ai soldati, ma quando pronunci il mio nome scattai sull'attenti.
... Tamarin indosser una leggenda che tutti conosciamo, l'abito dipinto con il sangue delle stelle.
Sfiorai l'amuleto, evocando l'ultimo degli abiti di Amana. Mi si avvolse intorno alle spalle fino alle caviglie con lo splendore di una tempesta di mezzanotte. La brillantezza delle stelle era leggera su di me e le pieghe senza fine della notte mi turbinavano attorno come nuvole.
Alle mie spalle riecheggiarono esclamazioni di stupore, ma tenni lo sguardo fisso su Edan. Di tutti i presenti, era l'unico che stava guardando me e non l'abito.
Al segnale di Lady Sarnai, galoppammo sul ponte. Una tempesta di passi mi tuon accanto mentre gli spadaccini correvano verso gli uomini dello shansen, e guardai all'indietro, solo una volta, per vedere Keton in mezzo agli arcieri. Con l'arco appeso alla spalla, stava aiutando un compagno a sollevare uno schioppo, cercando di trovare il posto ideale per fare fuoco contro l'armata dello shansen.
Non ne ebbero modo.
Venti passi davanti a noi, una gelida foschia sorse dal fiume impetuoso sottostante, addensandosi all'improvviso in una nebbia impenetrabile.
Attraverso la bruma, lo vidi.
Lo shansen era solo, in piedi, senza alcun esercito alle sue spalle. Aveva con s solo una grossa spada, inguainata sul fianco. Si inchin lentamente, facendo ondeggiare il mantello orlato di pelliccia dietro di s. Sopra l'uniforme indossava un'armatura d'oro, con la testa di una tigre che fiammeggiava al centro del busto.
Qualcosa non andava. Perch i soldati dello shansen non erano sul ponte con lui?
Edan mormorai, indicando il signore della guerra.
Ritiratevi! grid lui a Lady Sarnai.  una...
Troppo tardi.
Lo shansen non era solo. Centinaia di fantasmi lo accompagnavano. Emersero dalla nebbia, con la carne morta che penzolava dalle ossa esposte, quel poco di pelle che ancora avevano era bianca come la neve e gli occhi erano neri come onice.
Avanziamo! url Lady Sarnai, caricando contro il padre.
I fantasmi circondarono lei e Lord Xina, isolandola dallo shansen. I nostri soldati erano nel panico, dimentichi dell'addestramento di Edan, mentre i fantasmi bloccavano la fuga in ogni direzione.
Sentur'na. Non puoi vincere. Unisciti a noi.
Ignorai i fantasmi e mi voltai verso i soldati. Ricordate cosa vi ha detto Edan! gridai. Non ascoltateli! Tenete salda la mente contro qualunque cosa vi dicano: non  reale!
Edan lanci un lampo di fuoco in mezzo alla nebbia, sollevandola per un istante e facendo arretrare i fantasmi. A uno a uno, per, i soldati si immobilizzarono con le braccia a mezz'aria e le armi sollevate.
Stanno ascoltando i fantasmi capii mentre il cuore mi sprofondava nel petto. L'esercito di Lady Sarnai sarebbe stato decimato senza nemmeno una perdita in quello dello shansen.
Afferrai i lembi della sottana, chiedendo al potere dell'abito di scacciare i fantasmi, ma non accadde nulla. Perch non riuscivo a evocare la sua magia?
Perch Amana rifiuta l'oscurit in te rispose la voce demoniaca. Ti sei spinta troppo oltre, Sentur'na. Ma non tutto  perduto. In te esiste un'altra magia abbastanza potente per maneggiare il vestito.
S, usa la sete che  in te - la rabbia e l'odio per lo shansen - per evocare il sangue delle stelle. La magia di Amana e la nostra magia non dovrebbero essere in disaccordo fra loro. Uniscile e sarai un demone molto pi potente di Gyiu'rak...
Basta! Scacciai le voci e mi lanciai nella battaglia.
I fantasmi si voltarono verso di me, sfiorandomi le membra e l'abito con le dita sottili.
Lo strappai dalle loro mani, mentre la collera riportava in vita il sangue delle stelle. Lungo la sottana serpeggiarono venature di un ardente e scintillante rosso cremisi, a formare un motivo che non avevo mai visto prima.
Ricordando le parole del demone, soffocai subito la rabbia. Doveva esserci un altro modo. Se quell'abito rappresentava davvero il mio cuore, di certo avrebbe percepito la mia necessit.
E invece no. Quando la scintilla della mia collera si spense, l'abito non prese vita. La stoffa rimase cupa come l'inchiostro. Scura come la morte.
Vidi che Edan stava attaccando i fantasmi con il pugnale. Lady Sarnai e Lord Xina erano concentrati sullo shansen, ma ogni freccia scoccata verso di lui rimbalzava indietro e ogni lancia scagliata gli graffiava a malapena l'armatura.
Rinuncia a questa follia grid lo shansen. Non puoi vincere, Sarnai. Arrenditi e risparmier il tuo patetico esercito.
Non riuscii a udire la risposta di Lady Sarnai.
Che cosa potevo fare? Non ero la guardiana di Lapzur. Non potevo invocare i suoi fantasmi perch venissero in mio soccorso. Eppure i fantasmi di Gyiu'rak dovevano provenire da qualche parte, dai soldati caduti dello shansen. Forse avrei potuto evocare i fantasmi di persone che avevo conosciuto e amato. I loro spiriti.
Mi sentivo il cuore in gola. Aiutateci sussurrai, chiamando in silenzio chiunque volesse ascoltarmi.
Continuai a ripetere il mio richiamo finch gli occhi non iniziarono a dolermi e lacrime bollenti non mi rigarono le guance.
Poi... due sagome familiari emersero dall'oscurit.
I miei fratelli. Finlei e Sendo. Sembravano pi vecchi di come li avevo visti l'ultima volta. Sull'occhio e sulla guancia sinistri Finlei aveva una cicatrice sbilenca che non avevo mai visto prima, e le lentiggini di Sendo risaltavano nettamente sul suo viso, i cui lineamenti un tempo fanciulleschi apparivano ora induriti dalla fame e dalla guerra.
Socchiusi le labbra, ma il mio fratello maggiore aveva gi anticipato la mia domanda.
Non  un trucco disse Finlei. Siamo qui. Ci hai chiamati.
Mi voltai verso Sendo. Il mio secondo fratello, il mio migliore amico.
Abbiamo portato degli aiuti parl. Soldati caduti con noi durante la Guerra dei Cinque Inverni. Non saremo in grado di restare a lungo, ma possiamo allontanare l'esercito di Gyiu'rak.
Come? dissi in un sospiro. Come fate a essere qui?
Prima che potessero rispondere un grido mi trafisse le orecchie, cos intenso e carico di dolore che mi voltai per vedere da dove provenisse.
Lady Sarnai?
Non avevo mai visto un tale terrore dipinto sul suo viso. Una tale angoscia. Si faceva strada in mezzo alla folla di soldati e fantasmi a colpi di spada, potenti e selvaggi, agitandosi come un cespuglio scosso dalla tempesta. Ma era troppo tardi.
Lord Xina era caduto.
Lo shansen affond la lama tra le costole del guerriero, tenendolo stretto per la spalla. Quando vide la figlia precipitarsi verso di lui, con il panico e l'ira che le imperversavano sul volto, sogghign.
Poi estrasse la spada, pul la lama sul mantello di Lord Xina e gli sferr un calcio sul fianco.
Dall'arco di Lady Sarnai scoccarono alcune frecce che per non scalfirono minimamente lo shansen, e questo non fece altro che inasprire la furia della donna. Galopp verso il padre, impugnando la spada e brandendola in alto sopra la testa.
Sarnai, ferma! gridai.
Se mi aveva sentito, non mi ascolt. Non aveva speranze contro il padre, non finch Gyiu'rak esercitava il suo potere su di lui. Ma era troppo accecata dall'ira per capirlo, o per curarsene.
Mi avventai su di lei, urtandola e facendole cambiare direzione.
Furioso, lo shansen si scagli su di me. Strappai la spada dalle mani di Lady Sarnai e lo bloccai, ma era forte. Mi spinse via, poi fece cenno a una legione di fantasmi di circondare la figlia.
I fantasmi assediarono anche me. A centinaia, mi graffiavano la carne e cercavano di allontanarmi da Lady Sarnai. Mentre l'amuleto diventava sempre pi caldo sul mio petto, agitavo la spada contro di loro, cercando con la forza di farmi strada verso lo shansen.
Lady Sarnai si era gi rialzata, ma contro i fantasmi le sue armi erano inutili. Al comando dello shansen, avanzarono lentamente verso di lei, un passo straziante dopo l'altro, fino a chiuderla in trappola.
Sei sempre stata la preferita tra i miei figli, Sarnai sentii che le stava dicendo lo shansen.  un peccato che tu abbia scelto di stare dalla parte sbagliata.
Lei lo fulmin con lo sguardo, poi indietreggi verso il bordo del ponte.
I fantasmi ti divoreranno in fretta. Non sar doloroso. Allora tornerai dalla mia parte, al luogo cui appartieni. Figlia.
Avete smesso di essere mio padre il giorno in cui avete venduto la vostra volont a Gyiu'rak sbott lei, fremente di rabbia. Poi, prima che i fantasmi potessero toccarla, si lanci dal ponte.
Corsi verso il parapetto, ma non avevo motivo di preoccuparmi. Nemmeno l'impetuoso fiume Jingan avrebbe potuto inghiottire il Gioiello del Nord, e infatti Sarnai riemerse dalle acque, fendendo le onde.
Lo shansen ringhi ai fantasmi di seguirla, ma io ne avevo avuto abbastanza. Lasciai cadere la spada di Sarnai e raccolsi la sottana, ignorando le sferzate dei fantasmi che mi colpivano le braccia e la schiena.
Lasciai che i fantasmi mi sopraffacessero, lasciai che i sussurri e le provocazioni crescessero sempre di pi nella testa, minacciando di annullarmi nella disperazione. Accumulai la paura e la rabbia, lasciandole montare dentro di me come una tempesta...
Maia! mi chiam Sendo. Lo spirito di mio fratello comparve alle mie spalle, con le mani incorporee che mi afferravano le spalle per rilassarle. Lasciati andare. Non  questo il modo.
Mi voltai, stupita di sentire la sua voce. Qual , allora?
Riprova con l'abito.
Avevo tentato, avrei voluto dirglielo, ma Sendo mi strinse le mani. Incrociai il suo sguardo, osservando le lentiggini che ci accomunavano e quegli occhi che un tempo erano stati due specchi del colore della terra, come i miei.
Quest'ultimo abito  il mio cuore. Era per questo che non riuscivo a evocarne la magia? Perch avevo paura di perdere l'unica cosa che mi consentiva di continuare a essere Maia Tamarin?
Il tuo cuore  forte, sorella disse Sendo, percependo i miei dubbi. Lo  sempre stato.
Lasciati andare aveva detto. E, lentamente, lo feci. Abbandonai la paura che avevo rinchiuso nel cuore e al suo posto feci emergere l'amore: l'amore per la mia famiglia, l'amore per il mio Paese, l'amore per Edan.
Con un'esplosione l'abito prese vita e il sangue delle stelle incresp la seta scintillante, un'ondata dopo l'altra. Sulle lunghe maniche scintillavano raggi di luce che si proiettavano tutto intorno come aghi d'argento. Il potere dell'abito mi avvolse come una corona e il suo fulgore mi attravers le maniche facendole sventolare come ali. Non ero pi un'umile sarta venuta da Porto Kamalan: ero la sarta degli dei.
I fantasmi strillarono, spazzati via dalle ondate di luce. Li attaccai senza piet, aiutata dall'armata di spiriti condotta da Sendo e Finlei, finch finalmente i soldati di Lady Sarnai non li superarono per numero.
Vidi Keton, al fianco di Edan, mirare con l'arco e scoccare frecce senza sosta. Il sudore gli imperlava la fronte, il suo viso era paonazzo, esausto per aver combattuto un nemico che non poteva battere. I fantasmi gridavano intorno a lui. Lui non riusciva a vederli, ma poteva percepirli; poteva sentirli.
Gli spiriti di Sendo e Finlei fluttuarono accanto a mio fratello e al mio stregone, squarciando con le spade i fantasmi che li circondavano. Quanto avrei voluto che Keton potesse vederli...
Quanto avrei voluto che fossimo tutti insieme.
L'abito infuriava come una tempesta di seta e luce. Sollevai le braccia e le maniche mi volteggiarono intorno in spirali infinite, dilaniando i fantasmi e liberando la strada verso il mio vero obiettivo: lo shansen.
Si muoveva alla velocit di un demone e con la forza di una tigre. Ogni colpo della sua spada poneva fine a una vita e ogni volta che qualcuno osava fuggire lui si trasformava nello spirito della tigre che lo legava a Gyiu'rak e gli correva dietro.
Volai lungo il ponte e gli atterrai di fronte. Le maniche dell'abito scattarono in avanti, avvinghiandosi intorno alla sua gola nerboruta per strangolarlo.
La sua pelliccia bruciava sotto il fulgore dell'abito, mentre i suoi occhi neri diventavano di vetro. Con un ringhio, squarci una delle maniche con gli artigli, ma la stoffa si ripar da sola e lo agguant pi forte di prima.
Arrenditi gli ordinai.
Se credi di aver vinto questa guerra, ti sbagli di grosso gracchi lo shansen. Met dei tuoi uomini sono morti, anche se non ho mandato un solo soldato in battaglia.
Le sue parole mi colpirono come un pugno nello stomaco. Lo shansen aveva ragione: avevamo lottato solo contro un'armata di fantasmi. Migliaia dei suoi uomini attendevano dal lato del ponte che conduceva a Jappor.
Non ha importanza dissi a denti stretti. Senza di te al comando, la battaglia  vinta.
Allora avresti dovuto uccidermi.
Prima che potessi fermarlo, il signore della guerra afferr il suo amuleto. In un turbinio di fumo iridescente, si dissolse nella nebbia.
No! Sbattei i pugni contro il parapetto di pietra del ponte.
I fantasmi se n'erano andati, cos come l'armata di spiriti dei miei fratelli. I nostri sopravvissuti si stavano risvegliando dall'incantesimo che i fantasmi avevano scagliato su di loro.
Lady Sarnai si era arrampicata sul ponte ed era china accanto alla sagoma senza vita di Lord Xina. Tutti attendevano che decidesse se dovessimo ritirarci all'accampamento o proseguire alla volta di Jappor.
Maia mi chiam una voce rauca.
I tuoi fratelli disse Edan, indicando due spiriti che fluttuavano sopra di noi.
Mi stavano aspettando.
Spiccai un salto nell'aria. Non andate via. La battaglia non  finita.
La nostra s ribatt Finlei con delicatezza. Amana ci ha permesso di dare ascolto alla tua chiamata per questa volta, ma non potremo pi aiutarti, sorella.
Vi prego. Quando ve ne sarete andati, io...
Ci dimenticherai? Sendo scosse la testa. No, invece.
Come potresti scordarti di due fratelli indimenticabili come noi? scherz Finlei. Poi il suo viso si incup. Dai un pugno a Keton da parte mia... bello forte... per averci seguito in guerra anche se gli avevamo detto di non farlo... e di' a Baba che ci manca moltissimo.
Quando udii la sua voce incrinarsi, il mio cuore fu sul punto di scoppiare. Restate avrei voluto supplicarli ancora una volta, ma sapevo che non potevano. Parlare era cos doloroso che mi si chiuse la gola. Lo far.
Afferra sempre il vento, sorella.
Lo far ripetei con un sussurro.
Finlei si volt per andarsene, ma Sendo esit, aggrottando la fronte preoccupato. Mi pos una mano sul braccio. Non potevo sentire il suo contatto, ma quel gesto mi riscald come la carezza gentile di un raggio di sole sulla pelle.
Mi sei mancata, Maia. Mi rivolse un sorriso triste. Ricordi l'ultimo giorno in cui io e Finlei eravamo a casa?
Stavo dipingendo risposi con un filo di voce. Mi rovesciai sulla gonna l'indaco pi costoso di Baba. Ero cos sciocca, allora... cos tanto sciocca.
No, non eri sciocca. Mi sfior il naso e io sbattei le palpebre, anche se non potevo sentirlo. Quanta strada ha fatto quella ragazzina con la vernice sul naso e sulle dita. La ragazzina che rimaneva con il fiato sospeso per le mie storie quando ce ne stavamo seduti sul molo... Sei diventata cos forte. Deglut. Mi dispiace se non siamo riusciti a tornare a casa.
Ricacciai indietro le lacrime. Avrei voluto dirgli cos tante cose... Avevo cinque anni di novit e preoccupazioni, di gioie e scoperte da raccontargli... e storie che avevo sognato di condividere con lui, eppure adesso che era l non mi uscivano le parole.
Devo andare disse, premendomi le labbra sulla guancia in un bacio etereo.
Aspetta... feci per dire.
Questo non  un addio, sorella. Le nostre strade si incontreranno ancora. Forse non in questa vita, ma io, Mama e Finlei veglieremo su di te. Fino ad allora, abbi cura di te.
Sendo fece un cenno con il capo a Edan per salutarlo e torn accanto a Finlei.
Poi i miei fratelli se ne andarono.
Dischiusi le labbra in un sospiro incerto e affannoso.
Ci ritiriamo al campo! sentii gridare Lady Sarnai. Il corpo di Lord Xina era caricato sul cavallo della guerriera, che stava guidando le truppe attraverso il ponte. Trasportate tutti quelli che potete. Li seppelliremo stanotte.
Con la sottana che mi sventolava intorno, tornai a posare i piedi sul ponte. Edan infil il braccio sotto il mio per cercare la mia mano.
Nell'istante in cui i piedi toccarono la fredda pietra, tutto esplose.
. . . .
Il mondo si inclin e, mentre il ponte si piegava su se stesso, sentii lo stomaco sprofondare.
Non riuscivo a vedere, la polvere mi annebbiava la vista. Ogni cosa era un miscuglio confuso di sprazzi di grigio, grida umane e ruggiti catastrofici che provenivano dal fiume.
Le persone rotolarono in acqua come biglie e io mi tuffai, salvandone pi che potevo dalla morsa ghiacciata del fiume Jingan.
In preda all'angoscia cercai Edan, mio fratello e Ammi. Keton era a valle e stava nuotando verso Jappor, Ammi si stava gi arrampicando per risalire la riva non lontano da lui. Anche Edan era al sicuro, in piedi sul lato del ponte in cui sorgeva Jappor - l'unica parte che non era crollata - intento a usare la magia per rallentarne la distruzione.
Provai un senso di sollievo. Poi intravidi Lady Sarnai nel fiume. Sotto il peso del corpo di Lord Xina, il cavallo non riusciva a nuotare fra i detriti e le rocce che precipitavano.
Balzai verso di lei, lottando contro il fiume famelico.
Il corpo di Lord Xina scivol via dal dorso del cavallo finendo tra le acque e Lady Sarnai cominci a nuotare per recuperarlo; ma il fiume era cos impetuoso che inghiott il cadavere e, quando la afferrai per le braccia, spiccando il volo per raggiungere la terraferma, la donna inizi a dimenarsi e a colpirmi.
L, sugli argini dal lato di Jappor, ci aspettavano suo padre e il demone. Centinaia di soldati nemici ci circondarono e altre migliaia erano in attesa dietro le mura della citt.
Eravamo in trappola. Il ponte era distrutto, non potevamo pi battere in ritirata verso l'accampamento. Eravamo alla merc dello shansen.
Benvenuta a Jappor, Sarnai la salut lo shansen. Met del tuo esercito  perduta. Non avete n cibo n un riparo. Non pensi che sia arrivato il momento di arrenderti?
Lady Sarnai si alz in piedi, con il viso sconvolto dalla rabbia e dall'odio. Si avvent sul padre con un pugnale, ma il dolore l'aveva resa incauta e avventata. Lo shansen rispose all'attacco senza difficolt e la scagli al suolo.
Le sput addosso in segno di disprezzo. Patetica tuon. Trasalii, certa che stesse per ucciderla, invece lo shansen indietreggi. Senza Gyiu'rak al suo fianco i suoi occhi fiammeggiavano s neri e crudeli come sempre, ma in essi c'era qualcosa di diverso: un minuscolo, infinitesimale bagliore di umanit.
Vi concedo stanotte per piangere i caduti. Avete tempo fino all'alba per arrendervi.
Lo shansen e i suoi uomini si ritirarono oltre i cancelli di Jappor, abbandonandoci accanto al fiume nel gelo tagliente e desolato dell'inverno.
. . . .
Al calar della sera il fiume si era placato e una sottile lastra di ghiaccio domava le sue correnti. La neve cadeva, ammantando ogni cosa di bianco. Mentre allestivamo un misero accampamento lungo gli argini fuori da Jappor, le torce danzavano sopra le mura della citt, ricordandoci con crudelt che il calore e gli agi erano tanto vicini quanto inaccessibili. I soldati si stringevano l'uno all'altro per scacciare il freddo, ma per quanto riguardava il cibo c'era ben poco da fare; alcuni erano cos affamati che cominciarono a mangiare la neve.
Il solo pensiero di dover combattere di nuovo la mattina seguente gettava molti nello sconforto e il fatto che Lady Sarnai, la loro condottiera, non si vedesse da nessuna parte non era d'aiuto.
Dopo il tramonto andai a cercarla e la trovai inginocchiata accanto al fiume, con l'elmo di Lord Xina stretto in mano.
Andate via, sarta.
Mi accovacciai al suo fianco. Ero venuta a dirle che gli uomini avevano bisogno di lei, che doveva infondere loro coraggio. Tuttavia, vedendola cos sconsolata, le dissi: Tornate al campo. Congelerete, qui da sola.
Aveva la mandibola serrata e mi scacci con un gesto della mano. Che importanza ha? ringhi, facendosi forza tra una parola e l'altra. Non mi arrender. Moriremo tutti domattina sentenzi, e senza onore.
Comprendevo il suo dolore. Lo shansen aveva fatto precipitare il corpo di Lord Xina nel fiume. Lady Sarnai non poteva nemmeno seppellirlo, n piangerlo a dovere.
Lord Xina non avrebbe voluto che la pensaste cos.
Al Nord ci sono i demoni... La sua voce si spezz per l'amarezza. Se i morti non vengono onorati, i loro spiriti diventeranno fantasmi.
La osservai. Durante la gara mi era sembrata pi grande di me. Ora sentivo di essere io la maggiore fra le due, come se avessi vissuto ottant'anni invece di diciotto.
Non permetteremo che questo accada a Lord Xina risposi. Se sconfiggeremo Gyiu'rak, il suo spirito sar libero dal demone. Esitai. Era un grande guerriero. Uno dei pi grandi della sua generazione. Non lasciate che la sua morte sia stata vana, Vostra Altezza.
Per un momento lunghissimo non diede alcun segno di avermi ascoltata. Poi prese una freccia dalla faretra e diede fuoco alle piume. La conficc in cima all'elmo di Lord Xina e la osserv bruciare.
Insieme guardammo le ceneri sollevarsi e arricciarsi verso le nuvole.
Quando non rimase altro che brace, finalmente si alz. Aveva gli occhi scuri, come se il fumo vi fosse rimasto impregnato.
Domani sentenzi a denti stretti uccider mio padre.
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CAPITOLO 33.
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All'alba lo shansen non si present.
Ebbe la crudelt di farci attendere fino al tramonto, quando avevamo le dita dei piedi congelate negli scarponi e la brina aveva arrugginito tanto le armi quanto i nostri spiriti.
L'aria odorava di polvere da sparo e di neve. Di disperazione.
Finalmente, mentre il sole spariva nel fiume come una perla che si inabissa nelle profondit dell'acqua facendo ritorno alla sua dimora, udimmo un rombo simile a un tuono: l'armata dello shansen stava arrivando. I suoi passi fecero tremare le mura della citt e presto i soldati ci circondarono come un serpente che avvolge le sue spire intorno alla preda.
Lo shansen giunse per ultimo, con Gyiu'rak al suo fianco. Un mantello smeraldo dall'aria familiare le cingeva le spalle.
Dopo un attimo di tensione lo riconobbi, era quello di Lord Xina. Quanto stonava sull'imponente sagoma di tigre di Gyiu'rak, con la lana dalla tinta cos vivida che spiccava come un trofeo sulla sua pelliccia bianca. Il demone aveva reclamato anche i guanti dell'armatura e lo scudo, con lo stemma di famiglia del guerriero decorato con lacca scarlatta. Li esibiva con ostentazione in modo che tutti li vedessero.
Lanciai una rapida occhiata a Lady Sarnai. Aveva la mandibola serrata, le nocche bianche per la forza con cui stringeva le redini. Che cosa le stava passando per la mente, mentre vedeva l'armatura del suo amato indosso al demone che l'aveva condotto alla morte?
La guerriera grid e lanci il cavallo al galoppo verso lo shansen. Mentre i soldati la seguirono, io rimasi ferma.
Avevo un piano tutto mio.
Il braccio di Edan sfiorava il mio e il filo rosso che gli avevo legato intorno al polso gli sbucava da sotto la manica.
Veglia su mio fratello dissi e su Lady Sarnai. Non pu sconfiggere lo shansen da sola.
Maia... Edan allung una mano verso di me. Il filo rosso intorno al polso brill, come il mio. Facendo attenzione a non fargli male, chiusi le dita artigliate intorno alle sue, intrecciandole una per una. Avrei voluto che quel momento potesse durare per sempre.
Mi avvolsi il suo braccio intorno alla vita e lo baciai per zittire le sue rimostranze. Era una cosa sciocca da fare nel bel mezzo di una battaglia, ma non mi importava.
Ti amo dissi, avvicinando la testa alla sua.
Poi lo lasciai andare... e spiccai un balzo nel cielo, con l'abito del sangue delle stelle che mi avvolgeva in strati di luce crepuscolare e polvere di stelle.
L'amuleto mi ronz nelle orecchie con una melodia silenziosa che solo io potevo sentire. Un tempo le mie forbici ronzavano allo stesso modo, invitandomi a usarle. Prima di allora non avevo mai pensato che forse le forbici mi erano state mandate per prepararmi a quel preciso momento. Per mostrarmi come fidarmi della magia che cantava dentro di me, per trasformare in luce la mia crescente oscurit.
Con una scintilla, l'amuleto prese vita.
Le due forze dentro di me - l'oscurit del demone e la luce di Amana - si scontrarono, mostrando la loro battaglia con i lampi di luce accecante che si sprigionavano dall'abito via via che esso mi aderiva alla pelle, mentre la seta mi si cuciva alla carne per proteggermi dall'oscurit. Per salvarmi.
I veli della sottana si gonfiarono come la luna piena che era sopra di me, sollevandomi da terra e facendomi volteggiare verso le nuvole.
Ci che vidi dall'alto conferm le mie peggiori paure. Stavamo perdendo malamente, i nostri morti si stavano gi ammassando. Non saremmo mai riusciti a prendere il Palazzo di Primavera.
Al centro della battaglia, Lady Sarnai lottava contro il padre. Non poteva nulla contro la sua forza demoniaca.
Strappategli l'amuleto le suggerii, inviandole il messaggio in una spirale di fumo che prese la forma di un uccello e svolazz verso di lei.
Nel frattempo, Gyiu'rak si aggirava per il campo di battaglia.
Se fossi riuscita a interrompere il legame che incanalava il potere del demone verso lo shansen, Lady Sarnai avrebbe avuto una speranza.
Inspirando a pieni polmoni, mi lanciai contro Gyiu'rak e la scagliai a terra. La sottana dell'abito le sferz le zampe possenti, bruciandola al solo contatto. Il fumo inizi a serpeggiarle dalle ferite, che si stagliavano contro lo sfondo della neve cadente.
Non ho tempo per te ringhi, ma mi avventai di nuovo su di lei. Gyiu'rak mi schiv senza difficolt, afferrandomi per i polsi. Pensai che volesse rompermi le ossa, ma ci che fece fu ancora peggio. Affond le unghie nel mio amuleto.
Il pi acuto dei dolori mi trafisse il petto. Mi stava torcendo e strizzando il cuore, non riuscivo a respirare. La mia mente si annebbi e iniziai a sentirmi soffocare, con i polmoni che annaspavano. Cominciai a sferrare pugni contro Gyiu'rak, nel tentativo di liberarmi dalla presa.
Lei si limit a sorridere e affond ulteriormente le unghie nell'amuleto. Dalle mie labbra sgorg sangue nero e denso che mi riemp la bocca del sapore del carbone.
Gridai, e lei diede uno strattone alla catena dell'amuleto. Avevo imparato da Bandur a non lasciare che accadesse. Se fosse riuscita a impadronirsene, avrebbe potuto controllarmi.
Lasciati andare! mi ordin il demone che cresceva dentro di me.
Non riuscivo a capire. L'abito sfolgorava e oscillava in una tempesta di terrore. Non riuscivo a controllarlo. Il dolore era troppo forte. Il mio corpo andava a fuoco.
Ci che avvenne in seguito fu un tumulto di calore accecante e un vortice di oscurit. La Maia demone prese il sopravvento, spegnendo in modo brutale i miei sensi. Per un lunghissimo istante di torpore non fui pi nulla. Non vedevo, non udivo, non sentivo... nulla.
Quando il mondo torn a vorticare intorno a me Gyiu'rak non stringeva pi in mano il mio amuleto e la sua pelliccia bianca era bruciata; poi ringhi, mi sollev in alto e mi scagli nel fiume.
Mentre precipitavo all'indietro il mondo balen in un lampo delirante alle mie spalle. Il mio corpo era troppo leggero, come una foglia catturata dal vento. Eppure la testa era pesante. Pulsava; sentivo che il mio demone stava lottando per prendere il controllo della mia mente. Sapeva che mi ero indebolita e che non sarei stata in grado di resistere a lungo.
Non mi serve molto tempo le dissi. Dammi solo qualche altro minuto, poi potrai avermi.
Veleggiai verso il campo di battaglia contro il vento sferzante, finch il mio abito non riusc a riprendere il controllo del demone che era dentro di me. La sottana sfolgor e rimasi sospesa a mezz'aria. Quando riuscii a ritrovare l'equilibrio, tornai a cercare Gyiu'rak.
Ed eccola l: uno sprazzo di pelliccia bianca che avanzava lungo il campo di battaglia gelato verso una figura slanciata in sella a un cavallo.
Il terrore mi restitu la lucidit e mi precipitai all'inseguimento del demone.
Edan! gridai, ma mentre tentavo di comunicare con lui, dalle mie labbra usciva solo fumo.
Non mi sent. Teneva il bastone in legno di noce levato nell'aria per evocare una tempesta di uccelli, pronto a gettarsi in battaglia per attaccare gli uomini dello shansen.
Alle mura! url Edan ai nostri uomini, incitandoli a spingersi verso la citt man mano che altri soldati dello shansen cadevano. Poi cominci a farsi strada verso il signore della guerra.
Attento! inviai un avvertimento disperato verso di lui. Gyiu'rak sta venendo a prenderti.
Edan si volt come se mi avesse sentito. Quando vide il demone avvicinarsi, sul suo viso balen una smorfia di preoccupazione, ma non cambi direzione. Spron il cavallo a proseguire, correndo incontro alla tigre e caricando lo shansen.
Gyiu'rak balz verso Edan, ma lui svolt bruscamente a sinistra, indirizzando il cavallo dritto contro lo shansen. Il signore della guerra cadde dalla sella e Edan avanz, agitando il bastone. Con una finta, lo shansen colp Edan al fianco e lo disarcion.
Prima che lo shansen potesse finirlo, Lady Sarnai si abbatt con tutta la sua furia contro il collo, il torace e le ginocchia del padre. Nonostante i suoi attacchi, per, la spada non riusciva a fare breccia nell'armatura.
La pelliccia di Gyiu'rak inizi a dissolversi e, sotto forma di una nebbia bianca, il demone si precipit verso l'amuleto dello shansen. Se fosse tornata al suo interno, gli avrebbe ceduto tutta la sua forza demoniaca, compreso il potere di mutare forma.
Il pugnale! grid Sarnai allo stregone. Datemi il pugnale.
Edan le lanci l'arma, e la lama di ferro e meteorite danz nell'aria disegnando un arco azzurro. L'elsa atterr con precisione nella mano di Lady Sarnai, che rote la daga per recidere la catena dell'amuleto al collo del padre. Infuriato, l'uomo le sferr un colpo di spada.
Lei lo schiv e la lama dello shansen fer il collo del cavallo di Sarnai. Il destriero nitr e si impenn, poi croll sulle ginocchia, emettendo un ultimo, terribile lamento. Lady Sarnai smont con un balzo dal cavallo e corse via.
Gyiu'rak si lanci all'inseguimento della donna, ma Edan affront il demone. Avrei potuto salvare lui... o prendere l'amuleto da Lady Sarnai. Con gli occhi gelati per la neve, mi morsi il labbro fino a farlo sanguinare. La scelta che avrebbe fatto finire la guerra era una soltanto.
Svoltai bruscamente per intercettare la figlia dello shansen e balzai in aria in modo che potesse vedermi. Datemi l'amuleto! gridai. Lo distrugger!
La guerriera non esit. Il cavallo dello shansen ormai le era alle calcagna, cos mi lanci l'amuleto.
Mi tuffai a prenderlo e affondai le unghie nella sua superficie nera e lucente non appena lo strinsi nel pugno.
L'amuleto mi sfrigol nella mano, mentre un pennacchio di fumo si levava dalla tigre incisa sulla sua superficie. Riuscivo a sentire la collera di Gyiu'rak mentre con violenza scansava Edan e si lanciava nella mia direzione. Tutto l'esercito dello shansen si concentr su di me.
Il fragore delle spade, il sibilo delle frecce. Quando il signore della guerra diede il comando, centinaia di dardi si riversarono contro di me. Le punte acuminate mi penetravano la pelle, sfregiandomi i polpacci e i gomiti e conficcandosi nella schiena. Ma io non sentivo pi nulla.
Il tempo della vecchia Maia era finito.
Quello era il momento che avevo temuto, il momento in cui sarei diventata un demone. Eppure, ora che era arrivato, non avevo paura. Sentivo che la voce demoniaca cercava di calmarmi.
Non ti far male mi consol. Vedi quanto sarai potente? Ancora pi di Gyiu'rak.
Ma le sue parole non avevano nulla a che fare con la calma che provavo. Il mio demone non aveva idea di cosa stesse per accadere.
Il petto si allegger. Non provai pi alcun dolore, sentii solo un'ondata di calore che scioglieva il gelo che avevo dovuto sopportare negli ultimi mesi.
Mi arresi al fuoco. L'amuleto di Gyiu'rak mi ardeva ancora nella mano e la testa di tigre sulla sua superficie di ossidiana inizi a sciogliersi finch non rimase solo una manciata di sabbia che mi scivol fra le dita.
Due grida squarciarono l'aria. Prima quello di Gyiu'rak, poi quello dello shansen, mentre la spada gli scivolava di mano e cadeva a terra.
Sorpresa nell'atto di spiccare un salto, Gyiu'rak inizi ad ardere consumandosi in un fuoco privo di fiamme, con volute di fumo che le sanguinavano dalla carne, finch non rimasero solo gli occhi rossi e cupi. Poi anche quelli si spensero, e alla fine il vento li spazz via in un cumulo di cenere.
La forza poderosa dello shansen svan in un istante, riducendolo a un vecchio avvizzito che dimostrava molti pi dei suoi anni. Cadde a terra, sconfitto: le ginocchia affondate nel terreno, la schiena curva e piegata in avanti, i pugni stretti lungo i fianchi. Non si mosse per un tempo che sembr un'eternit. Poi si sollev l'elmo, i suoi capelli erano diventati bianchi.
Figlia gracchi.
Mentre sosteneva lo sguardo del padre, negli occhi scuri di Lady Sarnai infuriava una tempesta. Era evidente che stava cercando di decidere se finirlo o mostrare piet. Sollev la spada in modo che gli sfiorasse la parte esterna del collo, il peso della lama era troppo perch le fragili spalle dell'uomo potessero sostenerlo. Arrendetevi.
Lo shansen sollev il mento e trascin un piede in avanti, in modo da restare poggiato su un solo ginocchio. Lo presi per un gesto di resa... finch da dietro il polpaccio estrasse fulmineo un pugnale.
Colp la figlia alle costole.
Lady Sarnai lasci cadere la spada e indietreggi, girandosi su un fianco. Lo shansen sferr un secondo attacco, ma stavolta la donna era pronta. Port una mano alla faretra sulla sua schiena e conficc una freccia scarlatta nel petto del padre. Aveva mantenuto la promessa fatta la notte prima.
Non vidi cadere lo shansen. Il mio corpo non poteva pi attendere.
Il cambiamento ebbe inizio. Due ali fiammeggianti mi spuntarono dalla spina dorsale. La pelle non era pi pelle, ma si era trasformata in piume infuocate di un azzurro tenue dai riflessi dorati. Gli occhi si fecero tondi e acuti come quelli di un uccello. Piegai le braccia sul petto. Neppure i tessitori pi raffinati avrebbero potuto immaginare la brillantezza delle mie ali, strati su strati di fiamme intrecciate l'una sull'altra in fili screziati di zaffiro e viola.
I polmoni si svuotarono del tutto. Il cuore rallent quasi fino a fermarsi.
Dovevo agire subito, prima che il demone dentro di me vincesse, prima che lei diventasse la leggenda di cui Baba un giorno avrebbe sentito parlare. Non poteva accadere, non dopo che avevo sacrificato cos tanto per tessere una nuova alba, per riportare il sole, la luna e le stelle ad A'landi. Non ora che il mio cuore batteva ancora e che potevo ancora respirare.
Mi voltai verso Edan. Stava gridando il mio nome, ma non riuscivo pi a sentirlo. Sollevai il polso e sfiorai il filo rosso.
L'altro capo del filo sei tu, Edan avrei voluto dirgli. Sei sempre stato tu.
I suoi occhi, azzurri e supplichevoli, furono l'ultima cosa che vidi prima di liberare il sangue delle stelle. L'abito mi si avvolse in ondate scintillanti di luce stellare che soffocarono il demone dentro di me. Presto non sarebbe rimasto pi nulla di nessuno di noi.
Schizzai in cielo, in alto, fra le stelle. Finch A'landi non si copr di nuvole e io e Edan fummo separati dal firmamento.
E allora, finalmente, mentre il sangue delle stelle mi sgorgava dalle ali, mi lasciai avvolgere dalle fiamme.
...
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CAPITOLO 34.
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L'abito si srotol nella notte, una coperta di stelle che si dispieg a perdita d'occhio per tutto il cielo. Le nuvole mi sfioravano le caviglie, morbide come boccioli di neve.
Quando mi guardai intorno non riuscii a vedere la terra. Non vedevo Edan, n Lady Sarnai, n Keton, n gli strascichi della battaglia, n se A'landi fosse in salvo.
Eppure, chiss come, sapevo che avevamo vinto. Chiss come, grazie a un formicolio al cuore che era poco pi che un fremito di gioia, sapevo che il demone dentro di me e le ombre che avevano oscurato la mia anima non mi avevano seguita nel luogo in cui mi trovavo. Ero finalmente libera.
Tutto era immobile e silenzioso, a parte il battito incerto del mio cuore, il calore del sangue che mi saliva alla testa mentre volavo e mi perdevo in quella trama infinita fatta di luce di stelle.
Poi udii una risata delicata. Tintinnava come i morbidi accordi di un dulcimero. Un suono che non avrei mai pensato di udire di nuovo.
Mi sforzai di mettere a fuoco la sagoma familiare che si stagliava contro il fulgore della luna piena. Mama sospirai.
Le ali si sciolsero in mani e braccia, le piume si ammorbidirono tramutandosi in pelle grazie al bagliore brunito del fuoco che ardeva dentro di me. Volai ad abbracciare mia madre.
Ti ho aspettato cos a lungo, Maia disse, accarezzandomi la guancia.  come avevo previsto: sei davvero la sarta migliore di A'landi. Una sarta degna degli di.
 pi di quanto abbia sempre voluto risposi. Mi strinse a s, passandomi una mano sulla fronte e cancellando ogni increspatura della pelle.
Chiusi gli occhi, sentendomi di nuovo una bambina. La bambina che aveva trascorso tutti i suoi giorni nell'angolo del negozio di Baba, a orlare pantaloni e ricamare sciarpe. La bambina che un tempo sognava di diventare la sarta dell'imperatore.
Quanto ero sciocca un tempo sussurrai, sollevandomi dall'abbraccio di Mama. Se potessi rifare tutto da capo, vorrei non aver mai lasciato casa mia.
Non dici sul serio replic mia madre. Se non te ne fossi andata, non avresti mai trovato l'altro capo del tuo filo. Indic il filo rosso legato al mio polso. Mi solleticava la pelle, cos leggero che me ne ero quasi dimenticata.
Mi inumidii le labbra. Avevano un che di dolce, non come la cenere che avevo assaporato nei miei incubi, ma come i biscotti che Ammi mi aveva dato da mangiare prima che andassi in battaglia. Prima che morissi.
Mi si annebbi la vista e distolsi lo sguardo in modo che Mama non notasse le lacrime che mi velavano gli occhi.
Mi sentivo diversa. Senza peso e libera... il che aveva senso, dato che probabilmente ero uno spirito, proprio come Mama. Sotto i piedi invece della terra c'era il cielo, ma non avevo alcun timore. Al contrario, ne ero meravigliata. Ero meravigliata dalla regolarit del battito del mio cuore e del mio respiro e dalla serenit di quel luogo.
Ero meravigliata di poter sentire. Il freddo che negli ultimi mesi mi si era insidiato nell'anima era sparito e lo stesso valeva per il calore cocente, che aveva lasciato spazio a un lieve tepore che cantava dentro di me. Era passato cos tanto tempo da quando lo avevo sentito per l'ultima volta... E quando smisi di ascoltare i pensieri mi accorsi che non c'erano altre voci, a parte la mia.
Tutto intorno le stelle brillavano, ognuna lucente come il pi prezioso dei gioielli della Terra. Il cielo era un miscuglio abbagliante di colori, un misto fra alba e tramonto, non molto diverso dall'abito del sangue delle stelle.
Mama sollev la mano verso di me e qualcosa scintill sul suo palmo.
Le mie forbici!
Amana mi ha chiesto di restituirtele rispose. Appartengono alla nostra famiglia da molto, molto tempo.
Quindi  vero mormorai, prendendo le forbici dalla mano di Mama. Erano pi lucenti che mai e il sole e la luna incisi sull'impugnatura brillavano da ogni angolazione. Sono una discendente del sarto di Amana?
Mama annu. Gran parte della storia  andata perduta con il passare delle generazioni, ma s, il primo a realizzare gli abiti fu un tuo antenato.
Le restituii le forbici. Allora appartengono a lui, non a me.
Mama mi sfior il braccio con fare esitante. Capii che qualunque cosa stesse per dirmi non era facile per lei. Non so se vederti qui mi faccia pi male, Maia, o se mi riempia il cuore di gioia. Mi sei mancata... Fece una pausa.  il volere di Amana che tu ti unisca a lei in cielo, ma... ma so che non  ancora giunto il tuo momento, figlia mia.
Che stai dicendo?
I tuoi fratelli e io abbiamo perorato la tua causa e Amana ci ha ascoltati. Ti offre una scelta. Mama fece un respiro profondo. Il mio cuore batteva all'impazzata, rompendo il silenzio.
Una scelta.
Restare qui con noi, come sarta degli di. La voce di Mama era rauca. O tornare indietro, per stare con Baba e Keton e con il tuo stregone.
Sentii un'ondata di calore risalirmi il naso fino ad arrivare agli occhi. Non riuscivo a impedire alle lacrime di scendere. Ci che vorrei  che tu, Finlei e Sendo tornaste a casa.
Maia, sai che non  possibile.
Anche se avevo immaginato la sua risposta, sentendola riuscii a malapena a soffocare un singhiozzo.
Baba ha bisogno di te disse Mama. E anche Keton. E il tuo stregone. Con il pollice mi asciug le lacrime che mi luccicavano sulle guance. Mi sento gi fortunata ad aver visto la donna che sei diventata: bella, forte e coraggiosa.
Mi sfior il polso, toccando il filo rosso che vi avevo legato intorno. Vedi? Nemmeno la vita e la morte possono spezzare i legami del destino. Edan ti sta aspettando.
Annuii, ma prima che mi voltassi per andarmene, Mama mi mise in mano le forbici.
Stringerle di nuovo mi fece vacillare. Seguii con le dita i contorni dei disegni del sole e della luna sull'impugnatura e al mio tocco le lame vibrarono. Anche in quel luogo, riuscivo a sentire il mormorio del loro potere.
Le mie dita, desiderose di riunirsi con le forbici, strinsero gli anelli, ma poi scossi la testa. Non ho cambiato idea su di loro.
Sono la fonte della tua magia.
Ero felice prima, senza magia, e lo sar di nuovo senza. Le forbici mi hanno servito a dovere, ma non ho pi bisogno di loro. Conservale per me, Mama.
La risposta sembr accontentare mia madre, perch mi gett le braccia al collo per stringermi a s. Ma non riprese le forbici.
Prima che tu vada, devi usarle per l'ultima volta.
Indic il manto di stelle sotto di noi. Al centro c'era uno strappo, uno sprazzo di luce solare che brillava filtrando fra le cuciture.
Lo strappo nei cieli.
Dovevo rammendarlo, proprio come aveva fatto il primo Tessitore in quella che ormai era una leggenda.
Facciamolo insieme, Mama dissi.
Mi pos la mano sul braccio, guidandomi mentre poggiavo le forbici contro la volta celeste, sprigionandone la magia per ricucire i cieli. Poi, quando finalmente il mio dovere fu compiuto, mia madre mi sfil le forbici dalla mano e me la strinse, tirandomi verso di s.
Mi baci sulla fronte. Addio, per ora, mia Maia.
Quando mi lasci andare l'intero mondo si incendi e il cielo si tramut in un mare di fiamme. Osservai Mama svanire fra le stelle e le sagome dei miei fratelli apparvero per scortarla di nuovo nei cieli. Poi il mare mi sommerse e fui avvolta dal fuoco.
E all'improvviso capii quale forma avevo assunto: una fenice, destinata a risorgere.
...
.
...
Il rumore dell'acqua mi riverber nelle orecchie, mentre una nebbiolina mi solleticava il viso.
Il primo respiro fu pieno dell'odore dell'oceano e ne assaporai la freschezza. Poi cominciai a svegliarmi.
Il sangue mi correva nelle braccia e nelle gambe e le dita dei piedi si affossarono nella sabbia calda e umida.
Qualcuno mi teneva stretta e un battito che non era il mio risuonava dolcemente seguendo l'andamento di quello del mio cuore. Aprii gli occhi, con le ciglia che si aggrappavano testarde alla pelle.
Un volto sfocato troneggiava su di me, i lineamenti si stagliavano contro il bagliore del sole. Un naso, con il ponte leggermente incurvato, un mento squadrato dai margini finemente cesellati, pi ispido di quanto ricordassi. Capelli neri come tizzoni, con riccioli arruffati che avevano un disperato bisogno di essere tagliati, e labbra irregolari... ora socchiuse in un'esclamazione silenziosa.
Edan.
La sua espressione si ammorbid per il sollievo, e si lasci cadere in ginocchio al mio fianco.
Pensavo che volessi vedere l'oceano un'ultima volta esord. Credevamo che fossi morta.
Sono qui. Gli premetti un dito sulle labbra per zittirlo. Aveva gli occhi lucidi e gonfi, le guance rigate di lacrime. Gliele asciugai con le maniche, poi gli presi il volto tra le mani.
Gli baciai le guance, il naso, gli occhi. Le labbra. E l mi soffermai, assaporando il calore familiare del suo respiro. Lasciai che si fondesse con il mio e che restasse l, come quando lo avevo amato per la prima volta.
Il tepore del sole nascente mi accarezz il viso.  mattina dissi. Dov' Baba? E Keton...
Sono al sicuro. Stanno tornando dalla capitale.
Mi alzai di scatto mettendomi a sedere. La capitale? Questo significa...
La guerra  finita. Edan annu. Gyiu'rak non c' pi. Lo shansen non c' pi. E Lady Sarnai  imperatrice.
Imperatrice? ripetei.
S,  stato il popolo a volerla. All'inizio ai ministri  venuto un colpo, all'idea di una donna al governo di A'landi, ma lei  davvero la sovrana legittima.
Imperatrice Sarnai mormorai di nuovo, lasciando che le parole risuonassero. A'landi  di nuovo unito.
Presto sar qui disse Edan. Stavamo per... seppellirti qui, vicino al mare.  stato tuo fratello a dire che avresti voluto cos.
Non appena ebbe finito di parlare ci raggiunse Lady Sarnai, accompagnata da un seguito di uomini e donne con i volti segnati dalle fatiche della battaglia. Adesso era semplice vederla come un'imperatrice, nonostante indossasse ancora l'armatura da guerriera. Eppure, sebbene il dolore delle perdite subite aleggiasse ancora nei suoi occhi, c'era qualcosa in lei - la grazia con cui comandava chi le stava intorno - che mi fece pensare che fosse da sempre destinata a governare A'landi.
Quando mi vide, il volto le si accese per lo stupore.
 viva. Mi indic. Perch nessuno mi ha detto che  viva?
Sono appena tornata risposi, barcamenandomi per mettermi in piedi e inchinarmi, per grazia della dea Amana.
Lady Sarnai sbuff, ritrovando subito la compostezza. Raddrizzate la schiena, Tamarin. Basta con gli inchini. Mi squadr dalla testa ai piedi.
Quando mi rialzai abbass di poco il capo, giungendo le mani sul petto. Non era un inchino, ma venendo da lei lo presi come un gesto di enorme rispetto. E immaginai che lo fosse ancora di pi il fatto che avesse percorso tutto il tragitto, dal campo di battaglia alla spiaggia, per assicurarsi che il corpo di una semplice sarta fosse inviato nei cieli in modo decoroso.
Sarebbe stata una sovrana giusta, ne ero certa. Forse non una di quelle amate da tutti, ma ispirava lealt e rispetto. Era gi assai pi di quanto molti fossero in grado di fare.
Conged i sacerdoti con un cenno del polso. Non abbiamo pi bisogno dei vostri servigi.
Poi si volt verso Edan e me... con un'aria cos austera che pensai stesse per rimproverarci.
La ex sarta imperiale e l'ex Lord stregone sono invitati a presenziare all'incoronazione disse invece. Poi fece una pausa, come se avesse pensato a lungo a cosa dire dopo, ma avesse ancora bisogno di rifletterci su. Dal momento che Maia Tamarin non  pi sotto l'influsso di alcuna magia,  invitata a restare alla mia corte come consigliera e capo sarto imperiale. E... Cerc il giusto titolo con cui rivolgersi a Edan.
Edan rispose lui. Solo Edan. Non sono pi un Lord stregone.
Edan  invitato a restare alla mia corte come stregone e consigliere.
Grazie per questa opportunit, Vostra Maest esordii.  un grande onore, e io e Edan accorreremo sempre ogni volta che avr bisogno di noi. Ma credo di parlare per entrambi quando dico che desideriamo tornare a casa.
Aggrott la fronte. Tornare a casa?
S, a Porto Kamalan. La mia famiglia ha bisogno del mio aiuto al negozio, Vostra Maest spiegai.
Lady Sarnai incroci le braccia. Aveva l'aria stanca. Non tornerete a casa a mani vuote. Che cosa desiderate, in cambio del servizio che mi avete reso?
Nul...
Edan mi diede un colpetto con il gomito e mi guard di sottecchi come per dirmi: L'imperatrice ti sta offrendo qualunque cosa. Non rifiutare.
Che cosa avrei potuto chiedere? Non mi servivano n gioielli n abiti raffinati, n un'enorme villa con un centinaio di servi.
Vorrei un negozio dissi allora. A Porto Kamalan, non lontano dal mare. Mi piacerebbe che fosse abbastanza grande perch mio padre e mio fratello potessero vivere con me, ma non cos grande da rendermi indulgente con il successo. Feci una pausa. E vorrei uno dei migliori destrieri di A'landi, per Edan.
Sarnai mi guard storto. Desiderate una vita semplice, anche se vi sto offrendo un posto nel mio consiglio?
S, Vostra Maest.
Mi fiss, come per capire se stessi scherzando. Poi sospir. Immagino che non potessi aspettarmi nulla di meno da voi, sarta. Poi agit le dita in direzione dei consiglieri che le erano accanto. Fate in modo che le sue richieste vengano esaudite.
Sarnai fece per girare i tacchi, ma indugi ancora un istante. Vi auguro il meglio, mastro sarto. Poi chin il mento in direzione di Edan. Stregone.
Edan e io ci inchinammo e non rialzammo lo sguardo finch il vento non ebbe spazzato via le orme dei suoi passi nella sabbia e finch non riuscii pi a vedere la sua ombra che si allungava sulla riva.
Solo allora mi gettai tra le braccia di Edan... quasi incredula all'idea che fossimo finalmente liberi.
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CAPITOLO 35.
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Era piena estate ed ero in giardino a raccogliere i bozzoli dei bachi da seta, cos numerosi che il cestino strabordava. Io e Baba non avevamo pi la necessit di farci la seta da soli; ogni settimana arrivava un flusso costante di materiali dai nostri fornitori nella capitale e il negozio poteva contare sull'aiuto di una mezza dozzina di operai. Ma io continuavo a dedicarmi a quel lavoro: raccogliere i bozzoli mi dava piacere.
Da quando ero tornata a Porto Kamalan adoravo esercitare il mestiere dall'inizio alla fine, raccogliendo la seta grezza per filarla come mi aveva insegnato Mama. Mi piaceva tesserla creando abiti e sentirla cambiare sotto le mani per diventare qualcosa di meraviglioso. Qualcosa di completo. Qualcosa di mio.
I mercanti si fermavano al negozio ogni giorno, cercando di vendere a Baba e a me le loro merci. Sete filate dai maestri della provincia di Yunia mi dicevano per allettarmi. Guardate questo splendido raso, importato dal cuore di Frevera.
Io ho delle perle provenienti dal mare di Taijin, direttamente dal regno di Kiata!
Baba e io scuotevamo sempre la testa. Non eravamo interessati alle loro mercanzie.
I mercanti impararono ad aspettare che Keton rimanesse da solo in negozio perch, sebbene mio fratello avesse sviluppato un occhio esperto nella selezione dei tessuti e nel rifornimento dei materiali, era il pi facile da convincere. Qualunque storia di un ex soldato era in grado di fargli sborsare dalla tasca qualche jen.
Io non glielo rimproveravo mai. Negli ultimi tempi sulle labbra di mio fratello c'era sempre un sorriso, che si era allargato ancora di pi da quando avevamo preso la decisione di andare in visita a Jappor quell'autunno.
Ammi adesso viveva l, dove aveva avviato la sua panetteria vicino alla strada principale, specializzata in biscotti a nido d'ape e panini ai semi di loto. Sotto il regno di Khanujin alle donne non era permesso essere proprietarie di qualcosa, ma da quando l'imperatrice Sarnai aveva preso il potere le cose erano molto diverse. Avevo sentito dire che la panetteria di Ammi andava piuttosto bene. Abbastanza bene, speravo, perch un giorno la sua famiglia potesse sentirne parlare.
Dovremmo andare a trovarla suggeriva Keton almeno una volta alla settimana. Tu adori i biscotti a nido d'ape, non  vero, Maia?
S, ma non sapevo che anche tu fossi goloso di dolci, fratello!
A quelle parole, si zittiva di colpo. Anche se non voleva ammetterlo, Keton contava i giorni che mancavano al momento in cui avrebbe rivisto la mia amica. I fantasmi nei suoi occhi erano quasi del tutto spariti. Nulla li avrebbe mai banditi per sempre, ma ora nel suo sguardo la luce era tornata a splendere con maggiore frequenza.
E cos quel giorno, quando mi venne incontro in giardino con un'aria fin troppo solenne, mi preoccupai che fosse successo qualcosa. Keton, che cosa...
Hai una visita disse.
Oh. Tornai a concentrarmi sui bachi da seta. Se  il ministro Chiran, digli che la sua giacca sar pronta per...
Non  un cliente.
Alzai lo sguardo. Allora chi ?
Dovrai venire a vedere.
Mio fratello spar dentro il negozio e quando lo seguii non c'era pi traccia di lui. Passai accanto a Baba, che stava dicendo alle sarte di prendersi una pausa.
 quasi ora di pranzo borbottai. Chi mai potrebbe farci visita a quest'ora? Sperai che non si trattasse di Calu, il figlio del fornaio. Mentre ero stata via si era sposato con la figlia di un fattore e, sebbene per grazia dei cieli non fossi pi la destinataria delle sue attenzioni, continuava comunque a perseguitare me e Baba pretendendo lavori di rammendo gratuiti.
Ma non era un cliente. E di certo non era Calu.
Lasciai quasi cadere il cesto quando lo vidi. Avrei riconosciuto ovunque quella sagoma alta e snella, la schiena leggermente china mentre si abbassava per non sbattere la testa contro il telaio basso della porta. I capelli neri erano pi lunghi di quanto ricordassi e pi di un ricciolo ribelle gli scendeva su quel viso di fanciullo che mi era mancato cos tanto.
Stava aspettando che andassi a salutarlo, che corressi tra le sue braccia e gli scoccassi un bacio sulla bocca. Mi ci volle tutta la mia buona volont per trattenermi e dire, invece: Hai bisogno di un bel taglio di capelli.
Ecco fatto. Il sorriso pieno di speranza si incurv in quella smorfia sbilenca che adoravo e nei suoi occhi balen un lampo di divertimento.
Volevo fare un'entrata a effetto ribatt Edan. Magari volare attraverso la finestra come facevo una volta, o mandarti mille uccelli perch scrivessero il tuo nome in cielo.
Ma?
Ma poi non avrei potuto fare questo. Si chin e mi baci. Il cesto che stringevo in mano cadde a terra con un tonfo sordo.
Dopo la fine della guerra, ora detta dei Sei Inverni, avevo insistito perch Edan tornasse al Tempio di Nandun per portare a termine i suoi studi con il maestro Tsring. Era stata dura per noi separarci di nuovo, ma sapevo che amava la magia tanto quanto io amavo cucire. Non potevo negargli l'opportunit di riguadagnarsela.
Inoltre mi serviva un po' di tempo per me stessa. I clienti sapevano che non era il caso di parlare del mio passato da demone ma, anche se il mondo aveva dimenticato, per me non era possibile. Di tanto in tanto i demoni e le ombre dalla forma di lupo mi perseguitavano ancora nei sogni. Ora gli incubi erano pi sporadici, ma sapevo che non sarebbero mai spariti del tutto.
Avevo raccontato a Edan dei miei sogni nelle lettere che ci scrivevamo ogni settimana. Ci eravamo scambiati un'infinit di uccelli di carta, uno per ogni lettera. Molte volte mi ero svegliata all'alba per prendere una nuova lettera dal davanzale e questo mi aveva aiutata a ridurre gli incubi. Ogni volta Edan si firmava con uno dei suoi mille nomi.
Non mi aspettavo che saresti tornato prima dell'autunno.
Ho terminato gli studi in anticipo spieg, non senza una punta di orgoglio. A quanto pare, dopo tutti questi anni, sono ancora un bravo allievo. Inoltre, volevo sorprenderti.
Alzai gli occhi al cielo. Quindi hai finito?
Ho finito. Sono qui per restare. Finch tu vorrai. Apr la mano. Sul palmo c'era un seme che fior in un bocciolo di prugno quando lo toccai. I petali, morbidi e profumati, mi solleticarono le dita.
Mi portai di scatto la mano alla bocca.
Ho fatto pratica per un mese ammise Edan. Soltanto per ottenere questa reazione.
E ne  valsa la pena?
Decisamente comment, prendendomi in braccio prima che potessi protestare. Strillai, ridendo mentre mi faceva roteare per tutto il negozio. Poi mi pos a terra in tutta fretta e un'espressione imbarazzata gli attravers il volto quando vide Baba in piedi sulla porta, intento a guardarci con aria severa.
Mio padre salut Edan con una calorosa stretta sul braccio. Bentornato. Ora che sei qui, mia figlia potr trascorrere pi tempo al telaio e meno tempo a scrivere lettere d'amore.
S, signore.
Sei pronto a fare la tua parte al negozio? domand a Edan.
Mi sono esercitato a trasformare i rossi in blu e...
Rossi in blu? Ho le tinture per quello. Arricciai il naso con fare giocoso. Meglio non sprecare la tua magia. Puoi occuparti dei cavalli o dare una mano con le finanze. Non hai forse detto qualcosa a proposito di un albero di soldi, una volta?
Avevi detto che non ti importava nulla dei soldi.
Ho mentito.
Edan rise. Che pessima bugiarda sei, Maia Tamarin. Si chin per baciarmi di nuovo, ma Baba si schiar la voce e mi lanci un'occhiata di traverso.
Potreste cominciare entrambi facendo una corsa al mercato disse. Ho piazzato un ordine al signor Geh e la sua nave dovrebbe essere arrivata stamattina. Potreste andarlo a ritirare?
Di solito ritirare gli ordini era compito di Keton, ma Edan chin il capo e mormor: S, signore e mi accompagn fuori dalla porta.
Aspetta, stiamo andando dalla parte sbagliata. Il negozio del signor Geh si trova in fondo alla strada. Non c' niente sul retro, a parte...
Le parole mi morirono sulle labbra non appena vidi la barca. Ormeggiata a un palo di legno, che ero certa non ci fosse il giorno prima, fluttuava leggera sulle onde.
L'oceano? termin Edan al posto mio.
Annuii in silenzio.
Esatto, dietro il negozio di Baba non c'era altro che l'oceano. Io e Sendo ci sedevamo sempre sul retro a osservare le navi che costeggiavano il molo in direzione del porto e a sognare che anche noi, un giorno, avremmo veleggiato da qualche parte. Ma eravamo sempre stati troppo poveri per comprare una barca e i pescatori respingevano sempre le nostre richieste, dicendo che erano troppo impegnati per perdere tempo con le nostre fantasie infantili.
Feci un profondo respiro. Che cos'?
Hai detto che non sei mai stata su una barca prima d'ora rispose Edan. Avevo pensato di affittarne una, ma che gusto c' nel navigare per un'ora o due solo per doverla poi riportare indietro? Si appoggi al tendalino della barca, dipinto della mia sfumatura di azzurro preferita.
Quindi te ne ho costruita una, con un po' di aiuto da parte dei discepoli del tempio... e qualche dritta di tuo fratello. Non  molto, ma  incantata in modo da non affondare,  in grado di ospitare comodamente la tua famiglia e...
Gli premetti le dita sulle labbra per zittirlo. Poi strofinai il naso contro il suo. Ti ho mai detto che parli troppo?
Mi prese le dita e le baci una per una, mentre continuava a parlare. E manca un'ora al tramonto, quindi, se le correnti sono gentili, potremmo uscire in mare per vedere il Palazzo d'Estate dall'acqua.
Non mi importa del palazzo risposi, afferrando la mano di Edan mentre mi aiutava a salire sulla barca. Oscillava piano sotto i miei piedi, e vidi una cassa piena delle mappe di Edan, mappe di A'landi, Samaran, Balar e di una dozzina di altri posti in cui non ero mai stata.
Niente bussola, niente mappe, niente navigazione a nord, sud, est o ovest. Avremo mille altri giorni per quello. Afferrai la cima che ci ancorava alla riva, usandola per mantenere l'equilibrio mentre salivo sul piccolo ponte. Afferriamo il vento e lasciamo che ci porti dove dobbiamo andare.
Possiamo farlo. Potrebbe volerci pi di un'ora, per.
Abbiamo tempo dissi, lasciando andare la cima e avanzando traballante verso di lui. Edan mi prese al volo e mi accompagn dietro il timone. Mi strinse a s, cingendomi le braccia intorno alla vita.
Il mare brillava di fronte a noi, pieno di possibilit. Non molto tempo prima, avevo pensato che la mia storia assomigliasse a una favola. Dopotutto c'erano stati demoni e fantasmi, un imperatore stregato e una principessa che sarebbe diventata la pi grande guerriera della sua generazione. A volte quasi non credevo di aver abbandonato il mio angolino nel negozio di Baba e di aver intessuto il sole, la luna e le stelle nei leggendari abiti di Amana.
La mia storia era giunta al termine. Forse il destino aveva altre magie in serbo per il mio futuro. Per il momento, per, mi accontentavo di andare alla deriva nel mare scintillante con il ragazzo che amavo.
Mi appoggiai a Edan, facendogli scivolare una mano nella tasca del mantello. Con le dita sfiorai un piccolo taccuino foderato in pelle e lo tirai fuori. Cos' questo?
Appunti. Edan sembrava imbarazzato. Alcuni famosi poeti hanno iniziato a scrivere di noi e si sono presi un numero allarmante di libert creative.
Per esempio?
Mi hanno chiamato bovaro.
Sbattei le palpebre, confusa, poi ricordai: Ma tu eri il figlio di un allevatore.
 stato secoli fa. Edan fece una smorfia, ma aveva gli occhi sorridenti. Dopo cos tanti anni di servizio, non riesco nemmeno a essere ricordato come il pi illustre, illuminante e formidabile stregone di tutto A'landi? Per fortuna, il nome che hanno dato a te  di gran lunga pi adatto.
Risi. Come mi hanno chiamata nel poema?
Dopo un istante, Edan mi prese la mano, stringendola. La Tessitrice.
La Tessitrice. Quel nome significava cos tanto.
Guardai verso le stelle, domandandomi se il mio antenato, il Tessitore, fosse l a vegliare su di me insieme a Mama e ai miei fratelli. Poi osservai il filo rosso legato intorno al mio polso e a quello di Edan.
Era strabiliante che il figlio di un bovaro e una semplice sarta, separati da centinaia di piogge di stelle cadenti, si fossero trovati. Se Edan non avesse preso il voto di stregone, se io non avessi osato fare un passo avanti lungo il sentiero che era stato tracciato per me e non fossi andata a palazzo, avremmo potuto non incontrarci mai. Qualunque cosa la storia avesse ricordato di noi, che ci avesse paragonati al sole e alla luna - che avevano il permesso di vedersi solo una volta all'anno - o semplicemente a un ragazzo e a una ragazza sfiorati dalle stelle, il destino aveva orchestrato le sue danze per farci stare insieme.
Sfiorai il mio filo rosso, lieta di aver finalmente trovato l'altra estremit.
Maia stava dicendo Edan, posso leggerti una delle poesie?
Pi tardi. Un sorriso mi sfior le labbra e, quando Edan inarc un sopracciglio, domandandosi a cosa stessi pensando, lo baciai, poi aprii le braccia verso le acque scintillanti. Per il momento ne ho avuto abbastanza delle stelle. Portami verso il mare.
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FINE.
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RINGRAZIAMENTI.
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Grazie a te, caro lettore, per essere arrivato alla fine.  stata un'esperienza dolceamara scrivere la conclusione della storia che ho sempre voluto leggere e raccontare. I sequel sono infinitamente pi difficili da scrivere (almeno per me) e, sebbene sentir moltissimo la mancanza di Maia e del suo viaggio, sono anche grata e sollevata di aver portato a termine il suo racconto e di averlo fatto conoscere al mondo. Soprattutto, sono grata delle tante e splendide persone che hanno reso Spin the Dawn e Unravel the Dusk una realt.
I miei ringraziamenti eterni a Gina Maccoby, la mia agente, per avermi accompagnata fin dall'inizio e avermi guidata fra i meandri del mondo editoriale con la sua saggezza e il suo onnipresente buonsenso.
Grazie a Katherine Harrison, per aver ancora una volta plasmato il mio libro con le sue modifiche acute e per non aver mai smesso di stupirmi con la sua pazienza, il suo entusiasmo e la sua professionalit. Sono cos fortunata ad averti come editor. Un enorme grazie a tutto lo staff di Knopf BFYR, compresi Alex Hess, Alison Impey, Melanie Nolan, Gianna Lakenauth, Janet Wygal, Artie Bennett, Jake Eldred, Alison Kolani, Lisa Leventer, Judy Kiviat, Julie Wilson e Barbara Perris. Grazie per essere stati la squadra pi incoraggiante che potessi sperare di avere e per aver portato la storia di Maia a molti altri lettori. Mi fate sentire tutti incredibilmente fortunata a poter lavorare con voi.
Grazie a Tran Nguyen, per quest'altra copertina mozzafiato. Qualcuno su Instagram l'ha definita una Maia 2.0, arrivata a un livello superiore, e io sono completamente d'accordo. Non ci sono parole per dire quanto la adori. E a Kim Mai Guest, grazie per aver prestato la tua meravigliosa voce e aver narrato la storia di Maia negli audiolibri.
Ai miei compari di critica Doug Tyskiewicz e Leslie Zampetti, per avermi prestato i vostri occhi e le vostre orecchie cos attenti e per aver intrattenuto Charlotte quando avevo bisogno di portarla ai nostri incontri. Una menzione speciale ai miei amici scrittori Liz Braswell, Bess Cozby, Lauren Spieller, June Tan, Swati Teerdhala e gli Electric Eighteens, per la loro sincera amicizia e la loro comprensione nei momenti difficili (soprattutto per quanto riguarda le peripezie del Libro II). Ai miei lettori beta, Amaris White, Eva Liu, Joyce Lin e Diana Inadomi, per essere i miei pi cari amici e, spesso, i miei lettori pi critici.
E naturalmente un grazie a tutti gli amici scrittori, lettori, librai, bibliotecari di Goodreads, bookstagrammer e blogger che mi hanno dato un enorme supporto per Spin the Dawn e Unravel the Dusk. Un ringraziamento speciale a Catarina Book Designs, Rachele Raka e Yoshi Yoshitani per le splendide illustrazioni che hanno fatto parte della campagna di preordine di Unravel the Dusk.
Da ultimo, grazie alla mia famiglia. Ai miei genitori e a mia sorella, per avermi aiutata a organizzare e a moderare i lanci del libro, per avermi dato le loro opinioni pi oneste su tutto, dai dialoghi ai cibi che i miei personaggi desideravano mangiare, e per aver nutrito la mia immaginazione quando ero piccola, in modo che potessi avere il coraggio e la determinazione di diventare una scrittrice.
Grazie a Charlotte, per essere la gioia che mi fa ridere ogni giorno e per ricordarmi che i bambini sono il futuro dei libri!
Ma soprattutto grazie a mio marito Adrian. Grazie per avermi ascoltata quando mi preoccupavo costantemente per i miei libri, per aver letto con rigore le bozze mentre la bambina dormiva e per avermi dato fiducia nel fatto che l'amore esiste davvero.
...
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...
FINE.